Locarno 2017: Mrs. Fang

8 dicembre 2017

Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Mrs. Fang di Wang Bing
Concorso Internazionale

Inutile girarci intorno, un grande regista lo si vede da come usa la macchina da presa, da cosa sceglie di mostrare e di lasciare fuori campo.

Mrs. Fang è la storia di un’agonia, quella di una donna, nemmeno troppo anziana, 75 anni, a cui, otto anni prima è stato diagnosticato il morbo di Alzheimer. Dopo essere stata curata per lungo tempo in ospedale, risultando le cure ormai inefficaci, viene rimandata a casa presso i familiari, dove trascorrerà gli ultimi mesi della sua vita.

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classifica 2015!?!

19 gennaio 2016

Anche quest’anno Cineforum.it ha chiesto a tutti i suoi collaboratori di stilare una classifica dei 10 migliori film usciti in sala nel 2015 (quelli che più abbiamo amato). Qui trovate anche le classifiche complete di Cineforum.it (il risultato finale delle classifiche dei migliori film usciti in sala nel 2015, ottenuto sommando le classifiche di ognuno; le singole classifiche di tutti i collaboratori dei migliori film usciti in sala nel 2015). Sotto, le mie – le piccole differenze tra questa versione e quella apparsa su Cineforum.it (come negli anni precedenti) dipendono solo dall’aver introdotto qui degli ex aequo che, per ragioni di chiarezza o più semplicemente di regole tali da rendere la classifica di ognuno omogenea con quelle degli altri, non potevano essere inseriti dall’altra parte. Ho anche stilato una classifica (piena di ex aequo anche questa, ma era davvero impossibile fare altrimenti) dei 3 migliori film visti ai festival, in dvd, serie tv, ecc., e delle 3 delusioni. Infine, di alcuni film, in precedenza, avevo scritto una recensione, di altri no: questo non sta a indicare un differente grado di fascinazione nei confronti di un’opera rispetto a un’altra, ma, assai più banalmente, la difficoltà nella gestione del tempo in alcuni periodi…

I 10 migliori film usciti in sala:

1 ) Inherent Vice (Vizio di forma) di Paul Thomas Anderson

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classifica 2013!?!

3 gennaio 2014

Non mi era mai capitato di scrivere una classifica dei migliori film dell’anno. O di fare classifiche in generale, perché poi mi scordo sempre qualcosa, mi pento dell’ordine, ci ripenso. Però le ho sempre trovate spassose, e ho sempre letto quelle degli altri con curiosità e divertimento. Mi ha fatto quindi piacere la richiesta che Cineforum.it ha fatto a tutti i suoi collaboratori di stilare una classifica dei 10 migliori film usciti in sala nel 2013 (quelli che più abbiamo amato, per svariati motivi), dei 3 migliori film visti ai festival, in dvd, ecc., e delle 3 delusioni. Mi son messa a ragionarci un po’ su e è venuta fuori una piccola lista (non senza dubbi su cosa inserire o meno). Di alcuni film, in precedenza, avevo scritto una recensione, di altri no: questo non sta a indicare un differente grado di fascinazione nei confronti di un’opera rispetto a un’altra, ma, assai più banalmente, la difficoltà nella gestione del tempo in alcuni periodi…

P.S.: Pur avendoli visti nel 2012, rispettivamente al Festival di Torino e alla Mostra del Cinema di Venezia, ho deciso di inserire anche Holy Motors e The Master, non solo perché sono comunque usciti in sala nel 2013, ma anche per la loro forza visiva e immaginifica che mi ha accompagnato per mesi.

Qui trovate anche le classifiche complete di Cineforum.it (il risultato finale delle classifiche dei migliori film usciti in sala nel 2013, ottenuto sommando le classifiche di ognuno; le singole classifiche di tutti i collaboratori dei migliori film usciti in sala nel 2013; le singole classifiche dei migliori film visti nel 2013 ma non ancora distribuiti nelle sale italiane; le singole classifiche delle delusioni cinematografiche 2013). Sotto, le mie – le piccole differenze tra questa versione e quella apparsa su Cineforum.it dipendono solo dall’aver introdotto qui degli ex aequo (molti, per la verità) che, per ragioni di chiarezza o più semplicemente di regole tali da rendere la classifica di ognuno omogenea con quelle degli altri, non potevano essere inseriti dall’altra parte.

I 10 migliori film usciti in sala:

1) Holy Motors di Leos Carax

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Stasera solo un film, San zimei (Three Sisters) di Wang Bing, bellissimo.

Il regista documenta per qualche mese, tra l’autunno e l’inverno, le vicende di una famiglia di contadini in un villaggio di montagna nello Yunnan, in Cina. In particolare segue con la macchina da presa le tre sorelle tra i quattro e i dieci anni. Le bambine preparano da mangiare, accudiscono gli animali, giocano tra loro. Quando il padre va in città per lavoro, porta con sè le due più piccole, lasciando col nonno la più grande, che deve andare a scuola. A quel punto la storia diviene la sua: l’attenzione con cui fa i compiti, l’incredibile maturità con la quale svolge i lavori di casa, la solitudine in cui prepara il cibo e mangia avidamente una patata, seduta vicino al fuoco. E poi il ritorno del padre con le due sorelle e una donna con le sue figlie (la città era diventata troppo costosa), l’indigenza in cui vivono, ma che riescono a gestire con grandissima dignità. E poi la ripetitività delle giornate, l’incontro con gli altri bambini, le riunioni di villaggio e l’unico vero “banchetto” che tutto il piccolo paese si concede grazie all’uccisione del maiale. La macchina da presa non è mai invadente, ma discreta e restituisce l’enorme rispetto e amore, mi verrebbe da dire, che il regista ha per le persone che filma, per la loro umiltà nell’affronatare situazioni di estrema difficoltà. C’è una profonda dolcezza nel suo sguardo, ricambiato da quello, splendido, delle tre bambine, che ogni tanto guardano la macchina da presa col sorriso di chi ha fatto una marachella, per poi scordarsi della sua presenza, occupate nelle loro faccende da adulte. Magnifico.

Road to Nowhere di Monte Hellman con Shannyn Sossamon, Tygh Runyan, Dominique Swain, Cliff De Young, Waylon Payne, John Diehl, Fabio Testi, Robert Kolar, Nic Paul

Black Swan di Darren Aronofsky con Natalie Portman, Mila Kunis, Vincent Cassel, Barbara Hershey, Winona Ryder

The Ditch di Wang Bing con Lu Ye, Lian Renjun, Xu Cenzi, Yang Haoyu, Cheng Zhengwu, Jing Niansong

Vénus noire di Abdellatif Kechiche con Yahima Torres, Olivier Gourmet, André Jacobs

Post mortem di Pablo Larraín con Alfredo Castro, Antonia Zegers

Evidentemente il visivo riguarda il nervo ottico,
ma non è per questo un’immagine.
La condizione sine qua non perché vi sia immagine è l’alterità.
Serge Daney

Per ottenere immaginario bisogna uccidere la realtà. È dal cadavere di quest’ultima che prolifera. Senza la realtà come corpo morto, non si dà immaginario come corpo vivo. Assertivo ed estremo nelle sue conseguenze l’assunto di buona parte delle opere presenti a Venezia quest’anno.
Sempre in debito di tempo, la sala di proiezione diventava la mia meta serale, mentre mi era preclusa per il resto della giornata, lavorando d’altronde, proprio per la Mostra del Cinema. Ore buttate a leggere brutte rassegne stampa, articoli scritti da sedicenti critici, scribacchini piegati a palinsesti televisivi. Una massa di pensionati che stancamente occupa le pagine sempre più sfiancate di cultura e spettacoli dei quotidiani nazionali. Coloristi che riscrivono ogni anno gli stessi articoli, rigirano le stesse frasi, sfiniscono il medesimo concetto. Si muovono come testuggini al deposito delle uova, tra sale e conferenze. Ruotano la testa al rallenti, allungano i colli, si cercano, stanno in branco, si danno ragione. Il cinema li annoia. Infatti non ne parlano. Esauriscono l’argomento raccontando la sinossi, che deve essere chiara, precisa e comprensibile. Per poi passare al chiacchiericcio attorno alla kermesse. Come se il cinema trovasse il suo senso nella trama, come se il cinema si dovesse risolvere nella sua parafrasi. Ma chi l’ha detto che al cinema bisogna capire tutto? Il cinema è soprattutto un atto di fede. Chi pretende di spiegarlo senza accettarne il mistero non lo ama. Antonioni diceva che “noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima. Fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa, che nessuno vedrà mai”. L’immagine contiene l’uno e il suo contrario, vive dell’ambiguità del suo residuo, irriducibile alla ragione.

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