Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Pasolini di Abel Ferrara con Willem Dafoe, Ninetto Davoli, Adriana Asti, Maria de Madeiros, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Giada Colagrande, Francesco Siciliano, Roberto Zibetti, Damiano Tamilia

To do a dangerous thing with style is what I call art
Style, Charles Bukowski

pasolini 1Impresa ardua evitare il ridicolo in una dichiarazione d’amore, così strabordante di retorica, banale nella ripetizione di modelli e stili, sempre identici, tanto per non sbagliare. L’unico modo per scongiurare la goffaggine e la mediocrità del gesto è il rischio. Rischiare la caduta rovinosa non curandosi delle conseguenze, non per imprudenza ma per temerarietà, rende l’impresa sublime. Il film di Abel Ferrara è forse la più appassionata e coraggiosa dichiarazione d’amore fatta da un autore a un altro autore, riconosciuto come mentore, ispiratore e “fratello”. Pier Paolo Pasolini è l’intellettuale di cui tutti si sono appropriati dopo la morte, stravolgendone il pensiero, piegando con malafede il senso delle sue parole, facendone un santino buono per tutte le stagioni, edulcorandone pulsioni e indole.

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La sedia della felicità di Carlo Mazzacurati con Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese, Giuseppe Battiston, Katia Ricciarelli, Raul Cremona, Marco Marzocca, Milena Vukotic, Roberto Citran, Mirco Artuso, Roberto Abbiati, Lucia Mascino, Natalino Balasso, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Antonio Albanese, Roberta Da Soller, Maria Paiato, Giovanni Capovilla, Stefano Scandaletti, Cosimo Messeri, Silvio Comis, Nicoletta Maragno

Piccola patria di Alessandro Rossetto con Maria Roveran, Roberta Da Soller, Vladimir Doda, Diego Ribon, Mirko Artuso, Lucia Mascino, Mateo Çili, Nicoletta Maragno, Giulio Brogi

Così a ciascuno i luoghi dell’infanzia ritornano alla memoria;
in essi accaddero cose che li han fatti unici
e li trascelgono sul resto del mondo
con questo suggello mitico.

Cesare Pavese

Manca il fine; manca la risposta al «perché?»
Friedrich Nietzsche

piccola patria 1Il Veneto è un ibrido. Un (piccolo) paese mancato in un’Italia mancata. Luogo marginale per il cinema, forse a causa della sua ambiguità, sfuggente, sconto via. Più protestante, calvinista, che cristiano cattolico, esprime il sacro attraverso il lavoro, lo spirito del capitalismo. “Ma inoltre, e soprattutto, il lavoro è lo scopo stesso della vita che è prescritto da Dio. La massima paolina «Chi non lavora non deve mangiare» vale incondizionatamente e per ciascuno. L’avversione al lavoro è sintomo dell’assenza dello stato di grazia”1. Negli anni successivi la Seconda Guerra Mondiale, i luoghi devastati dal conflitto pian piano venivano bonificati e trasformati, opere come il petrolchimico di Porto Marghera era salutato come il simbolo del progresso, un’opera proiettata verso un futuro in continuo fermento.

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la prima cosa bella

31 gennaio 2010

La prima cosa bella di Paolo Virzì con Micaela Ramazzotti, Stefania Sandrelli, Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Marco Messeri, Fabrizia Sacchi

Spassoso e commuovente, La prima cosa bella è un piccolo gioiello che rinverdisce i fasti della commedia all’italiana e, con ogni probabilità, il miglior film di Paolo Virzì.

Bruno, insegnante quarantenne in perenne crisi, torna a Livorno, suo paese d’origine, per rivedere Anna, la madre, gravemente malata. I ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza, dominati dall’ingombrante presenza materna, delineano i tratti di una donna coraggiosa e fragile, candida e vitale, vittima della sua entusiastica fiducia nel prossimo e dei pregiudizi dei maligni: troppo bella e ingenua per non essere facile preda di maliziosi approfittatori e naturale bersaglio di pettegolezzi di quartiere. Con levità mai scalfita dagli eventi, Anna si prende cura dei figli, tentando di preservarli dai traumi dovuti all’abbandono del padre, ai continui cambi d’alloggio, all’instabilità della situazione. I figli, una volta cresciuti, risultano assai più deboli – in particolare Bruno – e frustrati della madre. Oppressi, in gioventù, da troppo amore e dall’incombente precarietà, in età adulta rinunciano, per viltà e insicurezza, a “vivere”: Valeria, la sorella più giovane, bloccata nella routine di un matrimonio senza slanci, nasconde l’innamoramento per il suo datore di lavoro; Bruno, insegnante di liceo, ha perduto la passione per la scrittura, per la compagna e per la sua stessa esistenza. Sarà ancora una volta la madre, benché in punto di morte, a infondere a entrambi un impulso vitale.

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