Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Intervista a Pedro Cabeleira

In occasione del Torino Film Festival abbiamo incontrato Pedro Cabeleira, regista di Verão danado visto quest’estate al Festival di Locarno, tra i migliori esordi degli ultimi tempi.

In Verão danado si ha l’impressione di essere in un costante presente. L’uso che fai del tempo, che sembra estremamente consapevole ma assai naturale, permette a chi guarda di sentire una specie di espansione dell’istante, dell’adesso, quasi a cancellare passato e futuro. E non parlo tanto di un’esperienza intellettuale, che viene elaborata successivamente, ma di una sensazione fisica, la percezione del tempo che non scorre, ma si espande
In realtà ho cercato di fare in modo che tutto avvenisse in maniera assai naturale, senza prevedere all’inizio una costruzione del tempo specifica. Giravamo le scene più o meno come fossero degli happening, dunque la durata poteva cambiare. A ogni modo avevo e ho la consapevolezza che il tempo non possa essere solamente quello che calcoliamo con un orologio. Per me questo film è anche una sorta di mémoires, e sai bene che quando ricordi qualcosa ha una durata assai diversa rispetto alla durata reale di ciò che è accaduto. Per riuscire a mettere in pratica questa specie di dilatazione temporale non ho attinto solamente dal mio vissuto, dalla mia esperienza, da quella fatta con gli amici, ma anche dalla letteratura. Ho cercato da una parte di non lasciarmi condizionare dal cinema che avevo visto e amato, volevo cercare di fare qualcosa che fosse il più personale possibile, anche visivamente. Dall’altra ho pensato moltissimo a due autori che amo molto, David Foster Wallace e Thomas Pynchon. Se prendiamo Inherent Vice di Pynchon e pensiamo al suo protagonista, Doc Sportello, non riusciremmo a immaginarlo vivere in un tempo preciso e compiuto. Quello che vive e soprattutto che ricorda ha un tempo dilatato. E non solo per l’uso di sostanze, ma per il lavoro che fa sui ricordi e la memoria. Di conseguenza sul tempo. È un modo di non vivere o intendere il tempo in maniera schematica. Un po’, per certi versi, come quando ti domandi che giorno sia oggi. È venerdì e tu credi sia martedì (ride). E ne sei proprio convinto. “No, è martedì!”, insisti “non può essere venerdì”. A me capita…

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Questo testo è uscito sul numero 543 di Cineforum.

Inherent Vice di Paul Thomas Anderson con Joaquin Phoenix, Josh Brolin, Owen Wilson, Katherine Waterston, Reese Witherspoon, Benicio Del Toro, Martin Short, Jena Malone, Joanna Newsom, Maya Rudolph, Eric Roberts, Serena Scott Thomas, Jordan Christian Hearn, Hong Chau, Sasha Pieterse, Michael K. Williams, Jeannie Berlin, Sam Jaeger, Steven Wiig, Jefferson Mays, Martin Donovan, Michelle Anne Sinclair

Will your restless heart come back to mine
on a journey through the past?

Neil Young, Journey Through the Past

inherent vice 1E come sa ogni romantico che si rispetti l’unica arma che l’innamorato ha in suo possesso per tenere presso di sé l’oggetto, ormai perduto, del suo amore, è mescolare i ricordi con l’invenzione. Si tratta in fondo di un puzzle a cui mancano delle tessere e quelle a disposizione mostrano bordi non perfettamente coincidenti con le piccole isole vuote, sparse qua e là, portando il poveraccio che si è impegnato in tale meticolosa impresa o a buttare tutto all’aria o a forzare i tasselli rimasti in perimetri simili, ma non combacianti. “Arrivò dal vicolo e salì i gradini sul retro, come sempre. Doc non la vedeva da più di un anno. Né Doc né nessun altro. Prima vestiva immancabilmente in sandali, slip di bikini a fiori e maglietta stinta di Country Joe & the Fish. Stasera invece era tutta in stile-terraferma, i capelli molto più corti di come lui li ricordava e, insomma, combinata proprio come, ai tempi, giurava non si sarebbe mai conciata”.

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Questo testo è uscito su Cineforum.it.

La jalousie di Philippe Garrel con Louis Garrel, Anna Mouglalis, Olga Milshtein, Esther Garrel, Rebecca Convenant

Tutte le volte che ho cercato di comunicare con qualcuno,
l’amore è andato via.
La notte
, Michelangelo Antonioni

la jalousie 1“E come sa ogni romantico che si rispetti, l’anima (spiritus, ruah, pneuma) non è altro, in sostanza, che aria; dunque è del tutto naturale che le perturbazioni dell’atmosfera si raccolgano in coloro che la respirano. E così, al di sopra e al di là delle componenti pubbliche – giorni festivi, attrazioni turistiche – vi sono meandri privati legati al clima, come se questo breve incantesimo fosse uno stretto nella fuga dell’anno; tempo instabile, amori inconcludenti, impegni imprevisti: mesi che si possono facilmente trascorrere in fuga, perché più tardi in questa città i venti, le piogge, le passioni di febbraio e quelle di marzo, stranamente non si ricordano più; come se non fossero mai esistite” (Entropia, Thomas Pynchon).

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