Questo testo è uscito su Cineforum n. 570.

Festival de Sevilla 2017
Intervista a Teresa Villaverde, regista di Colo

Iniziamo dal titolo, Colo. So che è una parola difficile da tradurre, oscura, e che anche in portoghese ha molteplici significati
Sì. Non è veramente una parola oscura, ma può risultare oscura o misteriosa mettere questa parola come titolo di un film. No Colo significa in grembo o in braccio, sulle ginocchia, ha a che fare col prendere un bambino appunto in braccio, sulle ginocchia, in grembo. Ma quando di qualcuno si dice che ha troppo colo in un certo senso significa che è stato troppo coccolato, viziato. Oppure che manca di colo che non ci si è presa sufficientemente cura di lui. Dunque ha innumerevoli significati e è una parola importante, poiché è un po’ dove tutto inizia, quando siamo bambini, ma purtroppo quel tipo di cura, di attenzione, pare sia poco valorizzata adesso. E anche in portoghese, dove la parola è ovviamente conosciuta, mi pongono la stessa domanda, cioè perché scegliere quella parola come titolo di un film. E è divertente e anche un po’ strano spiegarne il significato e le motivazioni che mi hanno spinto a utilizzarla, sia nella mia lingua sia nelle altre. Probabilmente ho scelto Colo come titolo perché è un po’ l’inizio di ogni cosa, anche se nel film potrebbe essere due cose assieme, ossia l’inizio e la fine. La fine di qualcosa e l’inizio di qualcos’altro oppure il ricordo di un inizio, tempo fa.

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Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Água e Sal di Teresa Villaverde con Galatea Ranzi, Joaquim de Almeida, Alexandre Pinto, Miguel Borges, Lúcia Sigalho, Maria de Medeiros, Chico Buarque de Hollanda, Clara Jost, Joel Miranda, Ana Moreira, Lula Pena, Jorge Sacadura, Paulo Belém, Carla Bolito

Agua e Sal 6A volte capita di trovarsi di fronte a una scena che funziona da chiave di volta per l’intero film. Non si tratta di una scena madre, ma di una sequenza quasi di raccordo, apparentemente senza importanza, di preparazione a qualcosa che verrà dopo. In Água e Sal (2001) Teresa Villaverde inquadra, senza muovere la macchina da presa, Ana (Galatea Ranzi) mentre al tavolino di un’osteria che affaccia sull’Oceano Atlantico, al tramonto, mangia ostriche e beve vino bianco. La sera ci sarà una festa di paese e lei è sola. Il marito, col quale è in crisi, e la figlia sono a Milano. La donna sta lavorando a un progetto su persone che, per motivi diversi, sono imprigionate: chi in carcere, chi prigioniero di una situazione, chi bloccato da un legame. Qualche giorno prima, mentre era sulla spiaggia aveva salvato la vita a un uomo che stava per essere travolto da un motoscafo.

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