Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Die Puppe di Ernst Lubitsch con Ossi Oswalda, Victor Janson, Hermann Thimig, Max Kronert, Gerhard Ritterband, Marga Köhler, Jakob Tiedtke, Josefine Dora, Paul Morgan, Hedy Searle, Arthur Weinschenk

die puppeNonostante Ernst Lubitsch declini in Die Puppe (La bambola di carne, 1919) la tematica dell’automa in maniera comica e lieve, lavorando con arguzia sulla sceneggiatura e lasciando gli sprazzi d’inquietudine alla messa in scena espressionista, di fronte a questo capolavoro del cinema muto si rimane spiazzati per la modernità dell’opera e per la capacità del regista di trovare un equilibrio perfetto tra i toni della commedia e il turbamento: Lubitsch, con grazia quasi miracolosa, riesce a far accettare allo spettatore l’assunto che, in fondo, la donna ideale sia la donna morta, dal desiderio mortificato, annullato, a favore di quello die puppe 1maschile, che può così avere il totale dominio sulla compagna, evitando il pericolo dirompente di ciò che resta, per lui, invisibile agli occhi, ossia il piacere femminile. Eppure al termine della visione di Die Puppe lo spettatore è tutt’altro che pacificato (nonostante l’happy end che ribalta l’assunto di base – alla fine, benché con uno stratagemma, il protagonista sposerà una donna in carne e ossa) come se i conti non tornassero e, dietro al ritmo brioso e alle situazioni divertenti, si celasse qualcosa di abominevole.

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a dangerous method

27 marzo 2012

A Dangerous Method di David Cronenberg con Michael Fassbender, Viggo Mortensen, Keira Knightley, Vincent Cassel, Sarah Gadon

Il fulcro di qualsiasi percorso psicanalitico è, in definitiva, la negoziazione della realtà. Negoziare è anche il verbo che più si addice all’ultimo film di David Cronenberg, A Dangerous Method.

Il potente affresco sugli albori della psicanalisi risulta essere più una questione di metodo (La cura parlata), appunto, che di ricostruzione storica dalle sfumature romanzesche. Sigmund Freud, Carl Gustav Jung, Sabina Spielrein e Otto Gross espongono, attraverso un flusso di parole incessante, la loro interpretazione del mondo, che di volta in volta dovrà scontrarsi e aggiustarsi con l’interpretazione dell’interlocutore. Il rapporto che si instaura tra loro è, ovviamente, un vincolo di potere: Freud è per Jung un maestro e un padre, almeno fino alla traumatica rottura tra i due (Freud sarà colto da malore, Jung dovrà affrontare una lunga depressione, dovuta anche al termine della relazione con Sabina); la Spielrein è paziente e allieva prima di Jung e poi di Freud, e col primo vivrà un’appassionata storia d’amore; Otto Gross è un adepto di Freud dalla dubbia moralità, incapace di porsi dei limiti, che per un breve periodo sarà seguito da Jung e ne condizionerà le scelte più di quanto Jung non faccia con lui.

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