Intervista a Serge Bozon

8 dicembre 2017

Questo testo è uscito su Cineforum.it e su Cineforum n. 568.

La prima cosa a cui ho pensato vedendo Madame Hyde a Locarno, è che, in un certo senso, il film abbia a che fare con l’anticonformismo
In realtà non cerco mai di fare film in cui i protagonisti siano degli anticonformisti, non si tratta di sesso, droga e rock & roll, al contrario sono persone assai ordinarie, sono professori in una banlieue, come in questo caso, hanno un marito ordinario, una vita ordinaria, non sono assolutamente degli eccentrici, sono magari un po’ banali, un po’ oscuri, un po’ ottusi. E a un certo punto ne hanno abbastanza di questa banalità, di questa oscurità, di questa ottusità e dunque cercano di superarla, e è quello che accade nel film. Ma in realtà non avevo pensato all’anticonformismo. Tutto quello che posso dire è che nel film ci sono dei personaggi inquieti, preoccupati in rapporto a quello che la società attende da loro, allora una professoressa dovrebbe essere efficace, e lei non lo è, un preside dovrebbe essere carismatico. L’unico che sembra essere fuori dalla società, in questo senso, è il marito di Madame Géquil, poiché non lavora, suona il piano, quanto meno è un po’ artista, e è al di fuori della società, non ha la pressione della società e potremmo dire che è il più libero, forse il più anticonformista, eppure vedendolo, al contrario, sembra assai conformista e questo è dovuto al modo di recitare di José Garcia, che lo interpreta. In un certo senso il preside, Madame Géquil, lo stesso Malick, appaiono più speciali rispetto a lui, che sembra addirittura banale. Quindi grazie al modo di recitare di Garcia il personaggio più anticonformista – non ha figli, non lavora, fa quello che gli piace – sembra al contempo il più banale, e non si rende nemmeno conto della gravità di quello che accade.

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Madame Hyde di Serge Bozon
con Isabelle Huppert, Romain Duris, José Garcia
Concorso Internazionale

Se si dovesse trovare un aggettivo per definire il cinema di Serge Bozon, questa parola sarebbe dingue, ossia folle, assurdo, spostato. È ovviamente detto nel migliore delle accezioni possibili.

Già di per sé piuttosto non convenzionale come artista (è attore, regista, sceneggiatore, critico cinematografico, cinefilo di grande acume e dj dai raffinati gusti musicali), Bozon vanta una manciata di film come realizzatore tra i più originali visti negli ultimi anni (basti pensare a Mods o a Tip Top). Non fa eccezione Madame Hyde, tra le cose migliori viste a Locarno e negli ultimi tempi, ambientato in una scuola “difficile” di una banlieue francese.

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La chambre bleue di Mathieu Amalric con Mathieu Amalric, Léa Drucker, Stéphanie Cléau, Laurent Poitrenaux, Serge Bozon, Blutch, Mona Jaffart, Véronique Alain, Paul Kramer, Alain Fraitag, Christelle Pichon, Mustapha Abourachid, Olivier Mauvezin, Alexandre Patoyt, Henri Cherel, Tonio Chanca, Jean-Yves Cresenville, Nicolas Beliard, Laetitia Lebreton, Claude Picoron

Era vero. In quel momento tutto era vero, perchè viveva ogni cosa così come veniva, senza chiedersi niente, senza cercare di capire, senza neppure sospettare che un giorno ci sarebbe stato qualcosa da capire. E non solo tutto era vero ma era anche reale: lui, la camera, Andrée ancora distesa sul letto sfatto, nuda, con le gambe divaricate e la macchia scura del sesso da cui colava un filo di sperma.
Era felice? Se glielo avessero chiesto, avrebbe risposto di sì senza esitare. Non gli passava neanche per la testa di avercela con Andrée perchè gli aveva morso il labbro. Faceva parte dell’insieme, come tutto il resto.
Georges Simenon, La chambre bleue

la chambre bleue 1La chambre bleue – sia il romanzo di Simenon, sia il film di Amalric – è tutto contenuto in queste prime righe: la sensualità, la violenza, la tragedia che incombe. Il film procede per frammenti: i dettagli dei corpi degli amanti, della luce che filtra dalle imposte socchiuse, di un barattolo di marmellata, del colore della parete della stanza, lo stesso del tribunale che vedrà i due condannati. Senza cercare di capire, perchè da capire non c’è proprio niente: come inizia una storia del genere? In maniera banale, comune a tante altre. Quando il protagonista viene interrogato non è in grado di fornire spiegazioni, solo di descrivere quello che è accaduto. Ne esce un film magnifico e crudele, brutale nella sua evidenza: nessuna psicologia, solo i sensi, e dunque il corpo ancora una volta, dal momento che, già in Tournée (2010), i corpi erano l’unica certezza nella sospensione in cui i personaggi sceglievano di esistere.

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