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Visita ou memórias e confissões di Manoel de Oliveira con Manoel de Oliveira, Maria Isabel de Oliveira, Diogo Dória, Teresa Madruga, Urbano Tavares Rodrigues

visita ou memorias e confissoes 1Poche volte ci si trova di fronte a un’opera che è assieme un testamento e un inno alla vita e al cinema, trovando nella pellicola il luogo sospeso, nello spazio e nel tempo, in cui continuare a vivere. Visita ou memórias e confissões è il film che Manoel de Oliveira ha girato tra il 1981 e il 1982, all’età di 73 anni, quando ha dovuto lasciare la casa in cui aveva vissuto quarant’anni con la moglie Maria Isabel e i quattro figli. Il film è stato depositato alla Cinemateca Portuguesa con la richiesta, da parte dell’autore, di visita ou memorias e confissoes 2mostrarlo solo dopo la propria dipartita, avvenuta lo scorso aprile. Nei trentatré anni trascorsi de Oliveira ha continuato a fare cinema, capolavori che giocavano col tempo e la morte. E gioco è forse la parola che più si addice a quest’ultimo straordinario film (che non è l’ultimo), perché ha la leggerezza di certe giornate terse di primavera, che senza motivo ti risollevano il morale e ti portano a sorridere senza ragione.

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Continuando a pensare, a distanza di settimane dalla proiezione veneziana, al magnifico Pasolini di Abel Ferrara (di cui ho già scritto) e alla luce di numerose obiezioni, critiche e, forse, incomprensioni che la visione di questo film ha scatenato, riporto qui alcuni pensieri (già espressi di getto in una accesa discussione in Internet), che probabilmente fungono da risposta a quanto letto e sentito finora.

dafoe ferrara 1Ferrara ha fatto l’unica dichiarazione d’amore possibile a quello che considera non solo un ispiratore, un mentore, ma soprattutto un “fratello”, cioè si è fatto carico di quel che è rimasto incompiuto cercando di dargli una forma che fosse coerente non tanto stilisticamente (qualcuno ha detto “ma Pasolini non avrebbe mai girato Porno-Teo-Kolossal in quel modo”, no, infatti non l’ha girato lui ma Ferrara pasolini 1che non ha cercato di fare un’imitazione…) ma che mettesse in luce ciò che per entrambi è il filtro di tutto: il corpo. Ferrara sa benissimo che per Pasolini (come per se stesso e il suo cinema) il corpo è al centro di ogni esperienza, anche quella letteraria o artistica, perché è pulsionale e la pulsione genera ossessione e l’ossessione è quel che muove sia Ferrara che Pasolini.

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Pasolini di Abel Ferrara con Willem Dafoe, Ninetto Davoli, Adriana Asti, Maria de Madeiros, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Giada Colagrande, Francesco Siciliano, Roberto Zibetti, Damiano Tamilia

To do a dangerous thing with style is what I call art
Style, Charles Bukowski

pasolini 1Impresa ardua evitare il ridicolo in una dichiarazione d’amore, così strabordante di retorica, banale nella ripetizione di modelli e stili, sempre identici, tanto per non sbagliare. L’unico modo per scongiurare la goffaggine e la mediocrità del gesto è il rischio. Rischiare la caduta rovinosa non curandosi delle conseguenze, non per imprudenza ma per temerarietà, rende l’impresa sublime. Il film di Abel Ferrara è forse la più appassionata e coraggiosa dichiarazione d’amore fatta da un autore a un altro autore, riconosciuto come mentore, ispiratore e “fratello”. Pier Paolo Pasolini è l’intellettuale di cui tutti si sono appropriati dopo la morte, stravolgendone il pensiero, piegando con malafede il senso delle sue parole, facendone un santino buono per tutte le stagioni, edulcorandone pulsioni e indole.

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cannes 6: saint laurent

12 giugno 2014

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Saint Laurent di Bertrand Bonello con Gaspard Ulliel, Jérémie Renier, Louis Garrel, Léa Seydoux, Amira Casar, Aymeline Valade, Helmut Berger, Valeria Bruni Tedeschi, Micha Lescot, Jasmine Trinca, Valérie Donzelli, Dominique Sanda

saint laurent 1Variazione sul tema di Narciso. Ritratto di un uomo di grande talento, incredibilmente solo, che per tutta la vita non fa che ricrearsi una prigione di oggetti, persone specchio, un amore per un uomo infantile quanto lui, che però gli svela il suo lato masochista, e il legame col compagno di sempre, Pierre Bergé, che lo aiuta a costruirsi una prigione in cui soffocare (e al tempo stesso trionfare).

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hey joe: nymphomaniac

3 aprile 2014

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Nymphomaniac (vol. 1 e vol. 2) di Lars von Trier con Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgård, Stacy Martin, Shia LaBeouf, Christian Slater, Willem Dafoe, Uma Thurman, Mia Goth, Jamie Bell, Sophie Kennedy Clark, Connie Nielsen, Michael Pas, Felicity Gilbert, Jean-Marc Barr, Hugo Speer, Udo Kier

E fu così che seguendo le mie mani
spinte dagli urli scoprii,
toccandomi là dove esce la pipì,
che si provava un godimento più grande
che a mangiare il pane fresco, la frutta.

Goliarda Sapienza, L’arte della gioia

nymphomaniac 1“Tutto è santo, tutto è santo, tutto è santo. Non c’è niente di naturale nella natura”, così il centauro metteva in guardia Giasone nella Medea di Pasolini, dove si contrapponevano Natura (incarnata da Medea, arcaica portatrice del barbarico, del sacro, del rito) e Cultura (cioè del mondo razionale, pragmatico, profano, impersonato da Giasone). Lars von Trier – che già mise in scena una Medea (1988) – aveva tentato di affrontare lo scontro tra pulsione e razionalità in Antichrist (2009), in cui i due protagonisti si fronteggiavano tragicamente. Con Nymphomaniac fa un passo ulteriore e decisivo. Pur riprendendo la dialettica Natura/Cultura, declinata questa volta in un lungo dialogo tra Joe (Charlotte Gainsbourg) e Seligman (Stellan Skarsgård), von Trier, in maniera estremamente coerente, si interroga sulla narrazione e su ciò che essa genera.

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In occasione dell’uscita in sala di Nymphomaniac di Lars von Trier, Cineforum.it ha chiesto ai suoi collaboratori un testo che trattasse la rappresentazione della sessualità e dell’erotismo al cinema. Si poteva scegliere di affrontare un film, una scena, una sequenza, un’immagine. Io ho scelto Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, sia perché è uno dei film che amo di più, sia perché continuo a trovarlo, a distanza di tempo, una delle opere più potenti e disarmanti sull’essere umano. Questo è il mio testo.

Solo l’erotismo ha il potere,
nel silenzio della trasgressione,
d’introdurre gli amanti in quel vuoto
in cui il balbettare stesso è sospeso,
in cui non c’è più parola concepibile,
in cui l’amplesso non significa più solo l’altro,
ma l’assenza di fondo e di limiti dell’universo.

Georges Bataille

ultimo tango a parigi 1In quale momento della propria esistenza l’essere umano diventa la costruzione sociale di se stesso? Dalla nascita? Da quando inizia a parlare? Da quando dà un nome alle cose? E in quale momento torna a essere solo se stesso? Durante l’orgasmo e quando muore. “L’erotismo è, nella coscienza dell’uomo, ciò che mette il suo essere in questione” (G. Bataille). In pochi istanti tutto svanisce. Svanisce il passato, e con lui le città attraversate, i dolori sopportati, gli incontri fatti, le parole dette, gli impegni da portare a termine, gli obblighi mantenuti e le promesse disattese. Scompare il mondo. “Ci incontriamo qui senza sapere cosa facciamo fuori di qui” “Perché?” “Perché qui non abbiamo bisogno di nomi” dice Paul a Jeanne, compiendo un atto forse anarcoide, di certo poetico, e permettendo a entrambi, benché per poco, di vivere altrove. L’appartamento vuoto di Passy, in cui i due si incontrano per fare l’amore, è come un utero che li accoglie e li protegge, un luogo dove i due possono essere semplicemente un uomo e una donna: “Divertente! È come giocare ai grandi. Mi sembra di tornare bambina!”.

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redemption

19 dicembre 2013

Redemption di Miguel Gomes con le voci di Jaime Pereira, Donatello Brida, Jean-Pierre Rehm, Maren Ade

È ora di smetterla di fare film
che parlano di politica.
È ora di fare film
in modo politico.

Jean-Luc Godard

Redemption-1Con un ritardo di qualche mese dalla première veneziana, sono riuscita, la settimana scorsa, a recuperare Redemption, il magnifico, davvero magnifico, cortometraggio di Miguel Gomes, nelle sale francesi in questi giorni, mandato in onda in Italia da Fuori orario (non si finirà mai di ringraziare Enrico Ghezzi e tutti coloro che lavorano a queste maratone cinematografiche notturne) venerdì 6 dicembre, attorno alle 2.00 di notte.

Pasolini diceva che “non c’é nulla che non sia politica”: Redemption é probabilmente tra i film più fortemente politici e coerenti degli ultimi tempi (non è secondario, tra l’altro, che il regista utilizzi in buona parte materiali d’archivio proprio nel momento in cui il Governo portoghese, attraverso modelli antiquati di finanziamento, abbia costretto alla chiusura la Cineteca Portoghese e l’Archivio Nazionale delle Immagini in Movimento), e é, a ogni buon conto, una sorta di corollario di ciò che Hanna Arendt, con i dovuti distinguo, ha lucidamente sostenuto ne La banalità del male.

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