Questo testo è stato pubblicato su Cineforum.it.

Nocturama di Bertrand Bonello con Finnegan Oldfield, Vincent Rottiers, Hamza Meziani, Manal Issa, Martin Guyot, Jamil McCraven, Rabah Naït Oufella, Laure Valentinelli, Ilias le Doré, Robin Goldbromm, Luis Rego, Hermine Karagheuz, Adèle Haenel

nocturama-1Che Nocturama di Bertrand Bonello avrebbe creato un certo scalpore alla sua uscita nelle sale francesi, lo scorso 7 settembre, lo si era intuito già da qualche mese. Progetto al quale il regista lavorava dal 2010, il film avrebbe dovuto intitolarsi ironicamente Paris est une fête, riecheggiando lo splendido romanzo di Ernest Hemingway, A Moveable Feast (Festa mobile), ma a seguito degli attentati del 13 novembre 2015 la produzione, d’accordo con il regista, decide di cambiare titolo nel più cupo e evocativo Nocturama. A metà aprile di quest’anno, quando viene reso noto il programma del Festival di Cannes, coglie un po’ tutti di sorpresa non vedere Bonello né in competizione ufficiale, dove solitamente è di casa, e nemmeno in sezioni parallele come la Quinzaine des réalisateurs. Il film è stato visto dai selezionatori ma Thierry Frémaux in conferenza stampa rimane vago coi giornalisti che chiedono spiegazioni, lasciando intendere che forse, il film, non l’ha visto. Édouard Waintrop, da parte sua, rifiuta il film alla Quinzaine, ritenendo il contenuto politico inaccettabile. Se da un lato è comprensibile la volontà di Frémaux di preservare il clima allegro e un po’ circense di Cannes, senza intaccarne il glamour con le polemiche che un film del genere avrebbe portato con sé, dall’altra parte è interessante osservare come la critica si sia divisa in queste settimane tra chi considera Nocturama un capolavoro, come Jean-François Rauger su “Le Monde” (“Un grande film si riconosce dalla sua capacità di portare a un alto grado di fusione diverse caratteristiche essenziali e contraddittorie del cinema: rendere le idee sensibili e filmare corpi in movimento, produrre pensiero e catturare la realtà visibile”), e chi trova sia un film deludente e mancato, come Gaspard Nectoux su “Les Cahiers du Cinéma” (“Il cinema francese lotta ancora contro il suo vuoto politico”).

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classifica 2015!?!

19 gennaio 2016

Anche quest’anno Cineforum.it ha chiesto a tutti i suoi collaboratori di stilare una classifica dei 10 migliori film usciti in sala nel 2015 (quelli che più abbiamo amato). Qui trovate anche le classifiche complete di Cineforum.it (il risultato finale delle classifiche dei migliori film usciti in sala nel 2015, ottenuto sommando le classifiche di ognuno; le singole classifiche di tutti i collaboratori dei migliori film usciti in sala nel 2015). Sotto, le mie – le piccole differenze tra questa versione e quella apparsa su Cineforum.it (come negli anni precedenti) dipendono solo dall’aver introdotto qui degli ex aequo che, per ragioni di chiarezza o più semplicemente di regole tali da rendere la classifica di ognuno omogenea con quelle degli altri, non potevano essere inseriti dall’altra parte. Ho anche stilato una classifica (piena di ex aequo anche questa, ma era davvero impossibile fare altrimenti) dei 3 migliori film visti ai festival, in dvd, serie tv, ecc., e delle 3 delusioni. Infine, di alcuni film, in precedenza, avevo scritto una recensione, di altri no: questo non sta a indicare un differente grado di fascinazione nei confronti di un’opera rispetto a un’altra, ma, assai più banalmente, la difficoltà nella gestione del tempo in alcuni periodi…

I 10 migliori film usciti in sala:

1 ) Inherent Vice (Vizio di forma) di Paul Thomas Anderson

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classifica 2013!?!

3 gennaio 2014

Non mi era mai capitato di scrivere una classifica dei migliori film dell’anno. O di fare classifiche in generale, perché poi mi scordo sempre qualcosa, mi pento dell’ordine, ci ripenso. Però le ho sempre trovate spassose, e ho sempre letto quelle degli altri con curiosità e divertimento. Mi ha fatto quindi piacere la richiesta che Cineforum.it ha fatto a tutti i suoi collaboratori di stilare una classifica dei 10 migliori film usciti in sala nel 2013 (quelli che più abbiamo amato, per svariati motivi), dei 3 migliori film visti ai festival, in dvd, ecc., e delle 3 delusioni. Mi son messa a ragionarci un po’ su e è venuta fuori una piccola lista (non senza dubbi su cosa inserire o meno). Di alcuni film, in precedenza, avevo scritto una recensione, di altri no: questo non sta a indicare un differente grado di fascinazione nei confronti di un’opera rispetto a un’altra, ma, assai più banalmente, la difficoltà nella gestione del tempo in alcuni periodi…

P.S.: Pur avendoli visti nel 2012, rispettivamente al Festival di Torino e alla Mostra del Cinema di Venezia, ho deciso di inserire anche Holy Motors e The Master, non solo perché sono comunque usciti in sala nel 2013, ma anche per la loro forza visiva e immaginifica che mi ha accompagnato per mesi.

Qui trovate anche le classifiche complete di Cineforum.it (il risultato finale delle classifiche dei migliori film usciti in sala nel 2013, ottenuto sommando le classifiche di ognuno; le singole classifiche di tutti i collaboratori dei migliori film usciti in sala nel 2013; le singole classifiche dei migliori film visti nel 2013 ma non ancora distribuiti nelle sale italiane; le singole classifiche delle delusioni cinematografiche 2013). Sotto, le mie – le piccole differenze tra questa versione e quella apparsa su Cineforum.it dipendono solo dall’aver introdotto qui degli ex aequo (molti, per la verità) che, per ragioni di chiarezza o più semplicemente di regole tali da rendere la classifica di ognuno omogenea con quelle degli altri, non potevano essere inseriti dall’altra parte.

I 10 migliori film usciti in sala:

1) Holy Motors di Leos Carax

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gloria

14 ottobre 2013

Gloria di Sebastián Lelio con Paulina García, Sergio Hernández, Fabiola Zamora, Diego Fontecilla, Alejandro Goic, Hugo Moraga, Coca Guazzini, Antonia Santa María, Liliana García, Luz Jiménez, Marcial Tagle

Gloria, faltas en el aire,
faltas en el cielo,
quémame en tu fuego,
fúndeme en la nieve
que congela mi pecho,
te espero, Gloria

Umberto Tozzi

gloria-1Da settimane mi riprometto di scrivere dei film visti durante l’ultima Mostra del Cinema di Venezia, alcuni davvero magnifici: Jiaoyou (Stray Dogs) di Tsai Ming-liang, La jalousie di Philippe Garrel, Feng Ai (‘Til Madness Do Us Part) di Wang Bing, The Canyons di Paul Schrader. Ma vorrei prendermi più tempo, avere la possibilità di rivederli, rifletterci su ancora. E ovviamente finisco per rimandare.

Poi, come capita con certi innamoramenti improvvisi, vieni travolta da un film che ti riempie di vita. Esci dal cinema euforica e sorridente e il giorno dopo cerchi di convincere amici e parenti a andarlo a vedere. Ti siedi e ti metti a scrivere di getto.

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Road to Nowhere di Monte Hellman con Shannyn Sossamon, Tygh Runyan, Dominique Swain, Cliff De Young, Waylon Payne, John Diehl, Fabio Testi, Robert Kolar, Nic Paul

Black Swan di Darren Aronofsky con Natalie Portman, Mila Kunis, Vincent Cassel, Barbara Hershey, Winona Ryder

The Ditch di Wang Bing con Lu Ye, Lian Renjun, Xu Cenzi, Yang Haoyu, Cheng Zhengwu, Jing Niansong

Vénus noire di Abdellatif Kechiche con Yahima Torres, Olivier Gourmet, André Jacobs

Post mortem di Pablo Larraín con Alfredo Castro, Antonia Zegers

Evidentemente il visivo riguarda il nervo ottico,
ma non è per questo un’immagine.
La condizione sine qua non perché vi sia immagine è l’alterità.
Serge Daney

Per ottenere immaginario bisogna uccidere la realtà. È dal cadavere di quest’ultima che prolifera. Senza la realtà come corpo morto, non si dà immaginario come corpo vivo. Assertivo ed estremo nelle sue conseguenze l’assunto di buona parte delle opere presenti a Venezia quest’anno.
Sempre in debito di tempo, la sala di proiezione diventava la mia meta serale, mentre mi era preclusa per il resto della giornata, lavorando d’altronde, proprio per la Mostra del Cinema. Ore buttate a leggere brutte rassegne stampa, articoli scritti da sedicenti critici, scribacchini piegati a palinsesti televisivi. Una massa di pensionati che stancamente occupa le pagine sempre più sfiancate di cultura e spettacoli dei quotidiani nazionali. Coloristi che riscrivono ogni anno gli stessi articoli, rigirano le stesse frasi, sfiniscono il medesimo concetto. Si muovono come testuggini al deposito delle uova, tra sale e conferenze. Ruotano la testa al rallenti, allungano i colli, si cercano, stanno in branco, si danno ragione. Il cinema li annoia. Infatti non ne parlano. Esauriscono l’argomento raccontando la sinossi, che deve essere chiara, precisa e comprensibile. Per poi passare al chiacchiericcio attorno alla kermesse. Come se il cinema trovasse il suo senso nella trama, come se il cinema si dovesse risolvere nella sua parafrasi. Ma chi l’ha detto che al cinema bisogna capire tutto? Il cinema è soprattutto un atto di fede. Chi pretende di spiegarlo senza accettarne il mistero non lo ama. Antonioni diceva che “noi sappiamo che sotto l’immagine rivelata ce n’è un’altra più fedele alla realtà, e sotto quest’altra un’altra ancora, e di nuovo un’altra sotto quest’ultima. Fino alla vera immagine di quella realtà, assoluta, misteriosa, che nessuno vedrà mai”. L’immagine contiene l’uno e il suo contrario, vive dell’ambiguità del suo residuo, irriducibile alla ragione.

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