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Sarah Winchester – Opéra fantôme di Bertrand Bonello con Marie-Agnès Gillot, Reda Kateb

A reality is just what we tell each other it is.
Sane and insane could easily switch places…
In the Mouth of the Madness
, John Carpenter, 1994

sarah-winchester-opera-fantome-3La prima volta che ci si ritrova dietro le quinte di un palcoscenico si ha l’impressione di essere capitati all’interno di un labirinto: cunicoli, corridoi, fondali non utilizzati appoggiati a un muro che non fanno altro che aumentare la sensazione di spaesamento, porte che sembrano aprirsi sul niente, corde, scale sinuose, fari posizionati in mezzo al passaggio. E mentre chi lavora in teatro si sposta in quegli spazi con la stessa disinvoltura che avrebbe nel salotto di casa propria, il nuovo arrivato continua a sbagliare il percorso per andare ai camerini, ritrovandosi puntualmente di fronte a un muro, nell’ala opposta rispetto a dove dovrebbe essere, domandandosi chi abbia concepito un luogo tanto caotico e complicato.

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Intervista a Eugène Green, che ha presentato Faire la parole nella sezione Onde del 33. Torino Film Festival

eugene green 1Ho trovato Faire la parole un film di resistenza.
Sì, certo. Ma di resistenza non in un modo militante. Ci sono adesso alcuni cineasti baschi che fanno film, ma sempre film militanti sulla loro storia, sulla lotta, e io non volevo fare questo. Volevo fare un film politico, ma in un modo poetico.

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Faire la parole di Eugène Green

Tutta la comunicazione è pubblicità,
se non è amore.

enrico ghezzi

faire la parole 1È sempre più difficile, oggi, imbattersi in film che siano politici senza essere “militanti”, che facciano resistenza in maniera poetica, coraggiosamente altri, rivendicando la propria alterità attraverso un’inquadratura, un movimento di macchina.

La maggior parte delle opere cosiddette “impegnate” risultano spesso deludenti: giocando in maniera dichiarata tra due polarità (bene-male), ricadono facilmente nei medesimi luoghi comuni che dovrebbero attaccare e smontare, svelando ben presto il loro lato reazionario e ricattatorio. Di fronte a pellicole di questo tipo lo spettatore si sente rassicurato nelle proprie certezze, osserva sullo schermo, come in un gioco di specchi, una rappresentazione di se stesso più schematica e semplificata, che lo mette in salvo dal dubbio e avvalora, quasi fosse una bonaria pacca sulla spalla, la bontà delle sue azioni e del suo pensiero.

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Nova Dubai di Gustavo Vinagre con Gustavo Vinagre, Bruno D’ugo, Hugo Guimarães, Fernando Maia, Herman Barck, Caetano Gotardo, Daniel Prates

nova dubai 1Di fronte al paesaggio devastato da palazzoni e nuovi grattacieli, anonimi dormitori in costruzione, la riappropriazione dello spazio passa attraverso il corpo, unica arma a disposizione per occupare un territorio, con i propri umori, il proprio desiderio. Il protagonista vaga nel quartiere della sua infanzia, irriconoscibile e deturpato, un enorme cantiere a cielo aperto. Trascorre le sue giornate col compagno, chiacchierando con un amico poeta che vorrebbe suicidarsi, incrociando un altro amico ossessionato dal cinema horror, e trovando nel sesso una via di liberazione.

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Abacuc di Luca Ferri con Dario Bacis

Tre ordini di simulacri si sono succeduti dopo il Rinascimento, parallelamente alle mutazioni della legge del valore:
– La contraffazione è lo schema dominante dell’epoca «classica», dal Rinascimento alla rivoluzione industriale.
– La produzione è lo schema dominante dell’era industriale.
– La simulazione è lo schema dominante della fase attuale retta dal codice.
Il simulacro di primo ordine specula sulla legge naturale del valore, quello di secondo ordine sulla legge mercantile del valore, quello di terzo ordine sulla legge strutturale del valore.
Jean Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte

abacuc 1Abacuc è un personaggio alieno e umanissimo, appartenente a un’umanità terminale, ultimo superstite in un territorio sfinito, fatto di cimiteri e parchi tematici, ruderi e voci registrate che ripetono all’infinito messaggi slegati e privi di connessione logica. In un certo senso è il testimone giunto al termine della Storia: nessuno parla con lui, lui non parla con nessuno, non c’è contrapposizione. Tutto è bloccato, stremato, reiterato. Forse la sua presenza non è nemmeno reale, ma una specie di riflesso sbiadito di un tempo che è stato e che non è più, come se dell’uomo rimanesse un’eco, simile a quella delle voci dei morti che si sovrappongono e confondono senza dire nulla. Anche il passato è scomparso.

La voce della Marchesa di Montetristo, che annuncia, tra le altre cose, la morte di Igor’ Stravinskij altro non è che la simulazione della voce di una persona: non ha tono, non ottiene risposta, dice frasi sconnesse, che una voce maschile ripete in inglese, con piccole variazioni prive di importanza.

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Madonna mia violenta di Josephine Decker con Josephine Decker, Zefrey Throwell
Gone Wild di Josephine Decker con Josephine Decker
Thou Wast Mild and Lovely di Josephine Decker con Sophie Traub, Joe Swanberg, Robert Longstreet, Kristin Slaysman

josephine deckerNonostante dichiari di lavorare in maniera pulsionale, Josephine Decker ha uno stile straordinariamente consapevole nel muoversi attraverso il genere (maschile/femminile) e i generi (horror, melodramma, erotismo). Il risultato è un punto di vista molto netto e definito sulla costruzione dello sguardo e, di conseguenza, sulla decostruzione di archetipi ai quali, grazie a un’ironica messa in scacco, dona nuova forza.

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