cannes: macbeth

19 giugno 2015

Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Macbeth di Justin Kurzel con Michael Fassbender, Marion Cotillard, David Thewlis, Jack Reynor, Elizabeth Debicki, Sean Harris, Paddy Considine, David Hayman, Daniel Westwood, Ross Anderson, Maurice Roëves, Barrie Martin, Seylan Baxter, Hilton McRae, Lynn Kennedy

macbeth 1Ci vuole sempre un gran coraggio a affrontare William Shakespeare e ci vuole ancor più coraggio a rifare il Macbeth, dopo Orson Welles (Macbeth, 1948), Akira Kurosawa (Kumonosu-jôIl trono di sangue, 1957) e Roman Polanski (The Tragedy of Macbeth, 1971). Ma il punto, forse, non è nemmeno questo: spesso l’azzardo conduce a risultati notevoli proprio per la follia insita nel rischio. Purtroppo il film di Justin Kurzel non sembra né frutto di coraggio, né di encomiabile azzardo, piuttosto di un macbeth 8insopportabile calcolo studiato a tavolino per portare sullo schermo due divi amatissimi e coccolati da Hollywood – Michael Fassbender e Marion Cotillard – in un film che sembra un incrocio tra lo spot di un profumo maschile e 300 (2006) di Zack Snyder.

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a dangerous method

27 marzo 2012

A Dangerous Method di David Cronenberg con Michael Fassbender, Viggo Mortensen, Keira Knightley, Vincent Cassel, Sarah Gadon

Il fulcro di qualsiasi percorso psicanalitico è, in definitiva, la negoziazione della realtà. Negoziare è anche il verbo che più si addice all’ultimo film di David Cronenberg, A Dangerous Method.

Il potente affresco sugli albori della psicanalisi risulta essere più una questione di metodo (La cura parlata), appunto, che di ricostruzione storica dalle sfumature romanzesche. Sigmund Freud, Carl Gustav Jung, Sabina Spielrein e Otto Gross espongono, attraverso un flusso di parole incessante, la loro interpretazione del mondo, che di volta in volta dovrà scontrarsi e aggiustarsi con l’interpretazione dell’interlocutore. Il rapporto che si instaura tra loro è, ovviamente, un vincolo di potere: Freud è per Jung un maestro e un padre, almeno fino alla traumatica rottura tra i due (Freud sarà colto da malore, Jung dovrà affrontare una lunga depressione, dovuta anche al termine della relazione con Sabina); la Spielrein è paziente e allieva prima di Jung e poi di Freud, e col primo vivrà un’appassionata storia d’amore; Otto Gross è un adepto di Freud dalla dubbia moralità, incapace di porsi dei limiti, che per un breve periodo sarà seguito da Jung e ne condizionerà le scelte più di quanto Jung non faccia con lui.

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shame

27 gennaio 2012

Shame di Steve McQueen con Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge, Nicole Beharie

Fuorviato da buona parte della stampa italiana, fatta di zie petulanti e zitelle, il pubblico si è presentato al cinema credendo di spassarsela con una versione aggiornata di brutti film anni ’80-’90 quali 9 settimane e ½ o Basic Instinct. Invece si imbatte in una rappresentazione tanto precisa quanto disperata della società capitalista e della posta in gioco di ordine psicologico che essa pone. La dipendenza raccontata da Shame è la manifestazione di un disagio profondo, di una tensione mortifera che germina e si gonfia sotto l’ammaliante patina del benessere contemporaneo.

Brandon è un giovane newyorkese, assai agiato, stimato sul lavoro, curato e di bell’aspetto, che scandisce in modo maniacale ogni attività della giornata – la doccia del mattino, gli impegni in ufficio, la cena, il coricarsi per dormire – con pornografia, masturbazioni, sesso occasionale, incontri con prostitute. Questa organizzazione meticolosa e segregante viene ostacolata dall’arrivo di Sissy, la sorella minore, ossessivamente alla ricerca di attenzione e affetto, che si stabilisce nell’appartamento del protagonista accrescendo in lui i motivi di tensione e mettendo in crisi il suo già precario equilibrio.

Il personaggio di Brandon è l’emblema della dissoluzione dell’alterità e dunque della dialettica. In Brandon l’Altro non esiste poiché non c’è il Simbolico, l’Immaginario dunque collassa nel Reale1.

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inglourious basterds

14 ottobre 2009

Inglourious Basterds di Quentin Tarantino con Brad Pitt, Christoph Waltz, Eli Roth, Mélanie Laurent, Diane Kruger, Daniel Brühl, Til Schweiger, Michael Fassbender, B.J. Novak, Samm Levine, Mike Myers, Julie Dreyfus, August Diehl, Gedeon Burkhard, Richard Sammel

inglourious-basterdsInglourious Basterds è tra le più belle dichiarazioni d’amore fatte al cinema. Un autentico monumento al potere della settima arte, a cui il regista è totalmente soggiogato ma che, al tempo stesso, con profonda padronanza, riesce a dominare. Questo multiforme e magmatico fiume, sempre a rischio di tracimare, custodisce infatti nel suo alveo più di cent’anni di cinematografia mondiale – La corazzata Potëmkin e Sentieri selvaggi, Georg W. Pabst e Sergio Leone, L’ultimo metrò e Quella sporca dozzina, Leni Riefenstahl e Russ Meyer, L’armata Brancaleone e i B movies – presentandosi tuttavia come un ordigno (esplosivo) dalla meccanica perfetta: nessuna sbavatura, ritmo senza cedimenti, sequenze da antologia.

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