La Berlinale quest’anno non ha regalato una selezione particolarmente interessante, se si escludono pochi, straordinari film: Boyhood di Richard Linklater, Chiisai Ouchi (The Little House) di Yoji Yamada, Aimer, boire et chanter di Alain Resnais, Xi You (Journey to the West) di Tsai Ming-liang, le visioni più sconvolgenti, ma anche Nymphomaniac vol. I (long version) di Lars Von Trier e The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson; e alcune piccole/grandi sorprese: The Midnight After di Fruit Chan, Ya Gan Bi Haeng (Night Flight) di LeeSong Hee-il, Güeros di Alonso Ruizpalacios, The Dog di Frank Keraudren e Allison Berg.

Si sono visti alcuni film imbarazzanti, altri semplicemente brutti e scivoloni impensabili, come quello che è toccato, incredibilmente, a George Clooney, che in un carriera registica di tutto rispetto stavolta ha incasellato lo svarione. Peccato davvero.

Questa recensione è uscita su Cineforum.it, che mi ha gentilmente “ospitata” a Berlino.

The Monuments Men di George Clooney con Matt Damon, George Clooney, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin, Bob Balaban, Cate Blanchett

the monuments men 1C’è una scena piuttosto divertente (una delle molte, a dire il vero) in Quattro matrimoni e un funerale, in cui Gareth, uno degli amici (tutti rigorosamente inglesi) del protagonista, si diverte a prendere in giro, durante un matrimonio in cui più della metà degli invitati viene dagli Stati Uniti, gli americani e la loro ignoranza in fatto di cultura. Si spaccia per grande amico di Oscar Wilde e a una delle malcapitate promette anche di farle avere il numero di fax del grande scrittore. Ovviamente tutto il film di Mike Newell si giocava sulle differenze tra Regno Unito e Usa e buona parte delle battute e degli snodi del film vi faceva riferimento.

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hereafter

31 gennaio 2011

Il mondo dei fantasmi è quello che non abbiamo finito di conquistare;
è il mondo del passato, mai quello dell’avvenire.
Progredire avvinghiandosi al passato
è come trascinarsi dietro una palla e una catena.

Henry Miller

Hereafter di Clint Eastwood con Matt Damon, Cécile De France, George McLaren, Frankie McLaren, Bryce Dallas Howard

Come spesso accade nei film di Clint Eastwood, lo spirito che pervade la pellicola, così come le umanità che la abitano, non vengono rivelate dalla sceneggiatura – questa volta a firma di Peter Morgan – ma dai dettagli della messa in scena. Lungi dall’essere un’opera sull’aldilà, Hereafter è una dolorosa riflessione sul rapporto dicotomico tra realtà – come costruzione posticcia dell’esistenza – e immaginazione, irresistibile e misteriosa, forza sovvertitrice dell’impianto fittizio di tutta una vita e, al tempo stesso, cura del trauma, tentativo di comprendere l’esperienza del trovarsi sbalzati fuori dal mondo, gettati tra le nude cose1.

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