Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Per una rosa di Marco Bellocchio
con Elena Bellocchio, Vanessa Scalera, Corrado Invernizzi
Fuori Concorso: Shorts

L’inferiorità è legata al non aver coraggio del proprio desiderio
Lorenzo Colajanni (Vittorio Mezzogiorno) ne La condanna

Risulta assai sorprendente come film dopo film, anno dopo anno, Marco Bellocchio raggiunga una sempre maggior libertà, che gli permette di affrontare le sue ossessioni in maniera costantemente rinnovata e originale, senza ripetersi mai, pur risultando riconoscibilissimo fin dalla prima inquadratura.

Per una rosa è un cortometraggio di 18 minuti, presentato nella sezione Fuori Concorso: Shorts all’ultimo Festival di Locarno, frutto del lavoro svolto con gli allievi del Progetto Fare Cinema.

In neanche venti minuti Bellocchio è riuscito a mettere tutto il suo cinema, i suoi temi, facendone un piccolo gioiello.

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classifica 2015!?!

19 gennaio 2016

Anche quest’anno Cineforum.it ha chiesto a tutti i suoi collaboratori di stilare una classifica dei 10 migliori film usciti in sala nel 2015 (quelli che più abbiamo amato). Qui trovate anche le classifiche complete di Cineforum.it (il risultato finale delle classifiche dei migliori film usciti in sala nel 2015, ottenuto sommando le classifiche di ognuno; le singole classifiche di tutti i collaboratori dei migliori film usciti in sala nel 2015). Sotto, le mie – le piccole differenze tra questa versione e quella apparsa su Cineforum.it (come negli anni precedenti) dipendono solo dall’aver introdotto qui degli ex aequo che, per ragioni di chiarezza o più semplicemente di regole tali da rendere la classifica di ognuno omogenea con quelle degli altri, non potevano essere inseriti dall’altra parte. Ho anche stilato una classifica (piena di ex aequo anche questa, ma era davvero impossibile fare altrimenti) dei 3 migliori film visti ai festival, in dvd, serie tv, ecc., e delle 3 delusioni. Infine, di alcuni film, in precedenza, avevo scritto una recensione, di altri no: questo non sta a indicare un differente grado di fascinazione nei confronti di un’opera rispetto a un’altra, ma, assai più banalmente, la difficoltà nella gestione del tempo in alcuni periodi…

I 10 migliori film usciti in sala:

1 ) Inherent Vice (Vizio di forma) di Paul Thomas Anderson

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Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio con Pier Giorgio Bellocchio, Roberto Herlitzka, Lidiya Liberman, Filippo Timi, Fausto Russo Alesi, Alba Rohrwacher, Federica Fracassi, Toni Bertorelli, Elena Bellocchio, Ivan Franek, Patrizia Bettini, Sebastiano Filocamo, Alberto Bellocchio, Alberto Cracco, Bruno Cariello

45 Years di Andrew Haigh con Charlotte Rampling, Tom Courtenay, Geraldine James, Dolly Wells, David Sibley, Sam Alexander, Richard Cunningham, Hannah Chambers, Camille Ucan, Rufus Wright, Max Rudd, Paul Goldsmith, Charles Booth, Peter Dean Jackson

Reflect what you are, in case you don’t know
Lou Reed, I’ll Be Your Mirror

sangue del mio sangue 1A distanza di un mese uno dall’altro, sono usciti in sala due film diversissimi tra di loro, Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio e 45 Years di Andrew Haigh. Estremamente interessante e doloroso il secondo, magnifico e totalmente libero il primo, probabilmente una delle pellicole più potenti dell’anno.

Sangue del mio sangue, pur apparentemente diviso in due blocchi distinti, trova la sua compattezza nella complessa stratificazione di motivi che si intrecciano e fondono, come in una partitura musicale. Si potrebbe affrontare l’analisi ironica, con punte che toccano la farsa, dell’Italia contemporanea, retta da un coro di fantasmi, di morti che camminano, perché in fondo, in questo Paese, “comandano i morti” come diceva Smamma (Gianni Cavina) al protagonista de Il regista di matrimoni (2006).

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Due film stasera: Bella addormentata di Marco Bellocchio, magnifico, e Spring Breakers di Harmony Korine, abbastanza interessante.

Bella addormentata è un film profondamente laico sulla libertà. Non è libera l’attrice che si è ritirata dalle scene per stare con la figlia in coma irreversibile, mettendo in scena un teatrino di disperazione, incatenata al suo dolore e alla figlia addormentata; non è libero suo figlio, legato alla madre distante che non riesce ad amarlo e a donargli attenzione; non è libera la ragazza che manifesta affinché la Englaro continui a essere alimentata, bloccata a un falso ricordo d’infanzia e al conseguente risentimento nei confronti del padre; non è libero suo padre, appartenente a un partito politico che vorrebbe votare una legge infame (risentire Berlusconi che dice che Eluana, in coma irreversibile da 17 anni, ha le mestruazioni e quindi potrebbe procreare è talmente terrificante nella sua idiozia, da risultare ributtante), in crisi di coscienza poiché ha aiutato la moglie a morire come ultimo atto d’amore, e vuole votare contro la legge in preparazione; non è libero il ragazzo che manifesta affinché la Englaro possa essere lasciata morire, condizionato dalla presenza di un fratello che palesa momenti di follia e che lo obbliga a interrompere la relazione amorosa appena iniziata con la ragazza che manifesta coi pro-life; non è libera la ragazza tossicodipendente, chiusa nella sua autodistruzione e nella sua volontà suicida; non è libero il medico che tenta di salvarla “perché se vedi una persona che tenta di buttarsi da una finestra, la fermi, e non perché sei un medico, ma perché umanamente è così”, che però è favorevole all’interruzione dell’alimentazione a Eluana. In Bellocchio c’è sempre il conflitto tra le ragioni intime, sentimentali, legate agli affetti, all’amore e quelle razionali, ideologiche se vuoi, e queste due posizioni compongono sempre una dialettica. La bellezza del film sta nel dare dignità a ogni posizione ma soprattutto ai dubbi che muovono i protagonisti, che si confrontano con qualcosa di abissale e misterioso, irriducibile a un discorso e a una qualsiasi razionalizzazione. Impossibile, comunque sintetizzare in poche parole. È un film che andrebbe rivisto almeno una seconda volta per la sua densità, e di cui si potrebbe e dovrebbe parlare per ore. Straordinario.

Spring Breakers è abbastanza interessante per come mette in scena una società consumista in cui ciò che si consuma è indistinto (alcol, droga, sesso, qualsiasi cosa è indifferente), ma bulimico nella sua intenzione. Fortunatamente non è moralista come i film che Korine aveva sceneggiato per Larry Clark (le quattro ragazzine non muoiono, evviva, vedendo puniti i loro “peccati”). È un film profondamente americano. Meno interessante il tentativo provocatorio di “far perdere l’innocenza” alle ragazzine di Disney Channel. Le protagoniste però son state scelte bene, incredibilmente anonime nei loro volti e nei loro corpi un po’ tozzi, un po’ imperfetti (benché adorate dai fans). E sta proprio nell’adorazione della ragazzina anonima (che non ha niente di Lolita: Lolita era il desiderio, queste ragazze sono il godimento) il punto: come quando entri in un supermercato e scegli la bibita dozzinale, che ha una marca precisa, e che poi ti stomacherà con la sua chimica e i suoi colori sgargianti. Fame chimica.