Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio con Pier Giorgio Bellocchio, Roberto Herlitzka, Lidiya Liberman, Filippo Timi, Fausto Russo Alesi, Alba Rohrwacher, Federica Fracassi, Toni Bertorelli, Elena Bellocchio, Ivan Franek, Patrizia Bettini, Sebastiano Filocamo, Alberto Bellocchio, Alberto Cracco, Bruno Cariello

45 Years di Andrew Haigh con Charlotte Rampling, Tom Courtenay, Geraldine James, Dolly Wells, David Sibley, Sam Alexander, Richard Cunningham, Hannah Chambers, Camille Ucan, Rufus Wright, Max Rudd, Paul Goldsmith, Charles Booth, Peter Dean Jackson

Reflect what you are, in case you don’t know
Lou Reed, I’ll Be Your Mirror

sangue del mio sangue 1A distanza di un mese uno dall’altro, sono usciti in sala due film diversissimi tra di loro, Sangue del mio sangue di Marco Bellocchio e 45 Years di Andrew Haigh. Estremamente interessante e doloroso il secondo, magnifico e totalmente libero il primo, probabilmente una delle pellicole più potenti dell’anno.

Sangue del mio sangue, pur apparentemente diviso in due blocchi distinti, trova la sua compattezza nella complessa stratificazione di motivi che si intrecciano e fondono, come in una partitura musicale. Si potrebbe affrontare l’analisi ironica, con punte che toccano la farsa, dell’Italia contemporanea, retta da un coro di fantasmi, di morti che camminano, perché in fondo, in questo Paese, “comandano i morti” come diceva Smamma (Gianni Cavina) al protagonista de Il regista di matrimoni (2006).

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Venere in pelliccia di Roman Polanski con Emmanuelle Seigner, Mathieu Amalric

Divenuti i modelli dei loro autori,
  gli attori non erano più gli stessi. 
Diventavano indimenticabili
perché ad un certo punto
un regista – o il Cinema – li aveva usati
per compiere impudentemente
un atto d’amore verso se stesso.
Serge Daney

la vénus à la fourrureE mentre te ne stai lì, lasciandoti pigramente ingannare da schermaglie di piccolo cabotaggio, sognando al riparo delle semplici e solide certezze che ti sei costruito, vieni travolto da una creatura furiosa e affascinante, che smaschera le debolezze che così minuziosamente avevi nascosto, e ti risveglia dal molle torpore in cui ti eri adagiato. La straordinaria creatura che ti invade la mente e gli occhi è La vénus à la fourrure di Roman Polanski, geniale film che sta allo spettatore come, sulla scena, Vanda sta a Thomas.

In un teatro parigino, al termine di una giornata di audizioni fallimentari, Thomas (un immenso Mathieu Amalric), “adattatore” del romanzo Venere in pelliccia (1870) di Leopold von Sacher-Masoch per una pièce teatrale di cui è anche regista, si ritrova davanti Vanda (Emmanuelle Seigner, sublime), un’attrice apparentemente volgare, ignorante e pronta a tutto per ottenere la parte, che assai rapidamente si trasforma in un seducente e spietato angelo sterminatore.

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