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Où est la guerre di Carmit Harash

ou est la guerre 1Aver visto Où est la guerre di Carmit Harash a poco più di una settimana dagli attentati di Parigi, rende il film, già di per sé estremamente potente, un vero e proprio pugno nello stomaco. Girata con enorme intelligenza, la pellicola smonta a uno a uno, non senza un’ironia sottile, tutti i cliché legati alla Ville Lumière e pone una questione fondamentale: che tipo di rapporto si è andato a creare in questi anni tra i parigini (e i francesi in generale) bianchi, laici, borghesi benché non ricchi, molto spesso impegnati politicamente e soprattutto “tolleranti” e i parigini (e francesi a tutti gli effetti) che però provengono da famiglie di religione musulmana, sono di colore, magari parlano ancora con un accento marcato, e portano sul corpo e nella voce i segni di una provenienza altra?

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Maps to the Stars di David Cronenberg con Julianne Moore, Mia Wasikowska, John Cusack, Robert Pattinson, Olivia Williams, Sarah Gadon, Evan Bird, Carrie Fisher, Jayne Heitmeyer, Niamh Wilson, Amanda Brugel, Emilia McCarthy, Kiara Glasco, Joe Pingue, Ari Cohen, Justin Kelly

Sur mes cahiers d’écolier
Sur mon pupitre et les arbres
Sur le sable et la neige
J’écris ton nom
Liberté
Liberté
, Paul Éluard

maps to the stars 1Se The Canyons di Paul Schrader era un’autopsia dell’Immaginario, in Maps to the Stars il cadavere è addirittura scomparso, sostituito dai fantasmi.

Agatha arriva a Los Angeles, ha il corpo rovinato dalle ustioni a causa di un incendio da lei stessa provocato. Diventa in breve l’assistente di Havana Segrand, nota attrice non più giovane, disposta a tutto pur di ottenere il ruolo che fu della madre nel remake del film che la consacrò. Havana, psicologicamente fragilissima, partecipa a delle sedute di ipnosi unite a pranoterapia col dott. Weiss, padre di Benjie, una baby star con problemi di droga e la carriera a rischio. Il microcosmo asfittico e oppressivo abitato dai protagonisti è simile a una di quelle “case degli specchi” che di tanto in tanto si trovano nei luna park, in cui non solo la propria immagine è costantemente deformata e duplicata all’infinito, ma il luogo si trasforma presto in un vero e proprio labirinto di rifrazioni dal quale è difficile uscire.

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