Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Visita ou memórias e confissões di Manoel de Oliveira con Manoel de Oliveira, Maria Isabel de Oliveira, Diogo Dória, Teresa Madruga, Urbano Tavares Rodrigues

visita ou memorias e confissoes 1Poche volte ci si trova di fronte a un’opera che è assieme un testamento e un inno alla vita e al cinema, trovando nella pellicola il luogo sospeso, nello spazio e nel tempo, in cui continuare a vivere. Visita ou memórias e confissões è il film che Manoel de Oliveira ha girato tra il 1981 e il 1982, all’età di 73 anni, quando ha dovuto lasciare la casa in cui aveva vissuto quarant’anni con la moglie Maria Isabel e i quattro figli. Il film è stato depositato alla Cinemateca Portuguesa con la richiesta, da parte dell’autore, di visita ou memorias e confissoes 2mostrarlo solo dopo la propria dipartita, avvenuta lo scorso aprile. Nei trentatré anni trascorsi de Oliveira ha continuato a fare cinema, capolavori che giocavano col tempo e la morte. E gioco è forse la parola che più si addice a quest’ultimo straordinario film (che non è l’ultimo), perché ha la leggerezza di certe giornate terse di primavera, che senza motivo ti risollevano il morale e ti portano a sorridere senza ragione.

Leggi il seguito di questo post »

Annunci

redemption

19 dicembre 2013

Redemption di Miguel Gomes con le voci di Jaime Pereira, Donatello Brida, Jean-Pierre Rehm, Maren Ade

È ora di smetterla di fare film
che parlano di politica.
È ora di fare film
in modo politico.

Jean-Luc Godard

Redemption-1Con un ritardo di qualche mese dalla première veneziana, sono riuscita, la settimana scorsa, a recuperare Redemption, il magnifico, davvero magnifico, cortometraggio di Miguel Gomes, nelle sale francesi in questi giorni, mandato in onda in Italia da Fuori orario (non si finirà mai di ringraziare Enrico Ghezzi e tutti coloro che lavorano a queste maratone cinematografiche notturne) venerdì 6 dicembre, attorno alle 2.00 di notte.

Pasolini diceva che “non c’é nulla che non sia politica”: Redemption é probabilmente tra i film più fortemente politici e coerenti degli ultimi tempi (non è secondario, tra l’altro, che il regista utilizzi in buona parte materiali d’archivio proprio nel momento in cui il Governo portoghese, attraverso modelli antiquati di finanziamento, abbia costretto alla chiusura la Cineteca Portoghese e l’Archivio Nazionale delle Immagini in Movimento), e é, a ogni buon conto, una sorta di corollario di ciò che Hanna Arendt, con i dovuti distinguo, ha lucidamente sostenuto ne La banalità del male.

Leggi il seguito di questo post »