Questo testo è uscito su Cineforum.it

Roi Soleil di Albert Serra

Roi Soleil

Difficile trovare oggi, nel panorama cinematografico mondiale, qualcuno più libero, coraggioso e addirittura ambizioso di Albert Serra. Si tratti di un film, una pièce teatrale – come la geniale Liberté, presentata nel febbraio 2018 al Volksbühne di Berlino (per molti “il miglior film della Berlinale”, nonostante non facesse nemmeno parte della selezione) – o un’installazione d’arte – impressionante Singularity, esposta nel Padiglione della Catalunya durante la Biennale d’Arte di Venezia nel 2015.

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Rompicapo a New York di Cédric Klapisch con Romain Duris, Audrey Tautou, Cécile De France, Kelly Reilly, Sandrine Holt, Margaux Mansart, Pablo Mugnier-Jacob, Flore Bonaventura, Benoît Jacquot, Jochen Hägele, Amin Djakliou, Clara Abbasi, Li Jun Li, Sharrieff Pugh, Peter McRobbie, Jason Kravits, Byron Jennings, Peter Hermann

rompicapo a new york 1Che senso ha portare avanti uno schema, già zoppicante al primo episodio, per altre due puntate? Dopo L’appartamento spagnolo (2002) e Bambole russe (2005), che certo non brillava per ritmo e originalità, Cédric Klapisch decide di riprendere le avventure di Xavier, Isabelle, Martine e Wendy, ormai alla soglia dei quaranta, con figli a carico, relazioni fallimentari alle spalle, traslochi in altre città.

Ne esce un film noioso, inutile, vacuo e privo di guizzi. Non è semplice riprendere lo stesso personaggio/gli stessi personaggi per più film, a meno che non si tratti di film con supereroi (e anche in quel caso non sempre il risultato è all’altezza delle aspettative) oppure opere di registi particolarmente talentuosi.

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In occasione dell’uscita in sala di Nymphomaniac di Lars von Trier, Cineforum.it ha chiesto ai suoi collaboratori un testo che trattasse la rappresentazione della sessualità e dell’erotismo al cinema. Si poteva scegliere di affrontare un film, una scena, una sequenza, un’immagine. Io ho scelto Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, sia perché è uno dei film che amo di più, sia perché continuo a trovarlo, a distanza di tempo, una delle opere più potenti e disarmanti sull’essere umano. Questo è il mio testo.

Solo l’erotismo ha il potere,
nel silenzio della trasgressione,
d’introdurre gli amanti in quel vuoto
in cui il balbettare stesso è sospeso,
in cui non c’è più parola concepibile,
in cui l’amplesso non significa più solo l’altro,
ma l’assenza di fondo e di limiti dell’universo.

Georges Bataille

ultimo tango a parigi 1In quale momento della propria esistenza l’essere umano diventa la costruzione sociale di se stesso? Dalla nascita? Da quando inizia a parlare? Da quando dà un nome alle cose? E in quale momento torna a essere solo se stesso? Durante l’orgasmo e quando muore. “L’erotismo è, nella coscienza dell’uomo, ciò che mette il suo essere in questione” (G. Bataille). In pochi istanti tutto svanisce. Svanisce il passato, e con lui le città attraversate, i dolori sopportati, gli incontri fatti, le parole dette, gli impegni da portare a termine, gli obblighi mantenuti e le promesse disattese. Scompare il mondo. “Ci incontriamo qui senza sapere cosa facciamo fuori di qui” “Perché?” “Perché qui non abbiamo bisogno di nomi” dice Paul a Jeanne, compiendo un atto forse anarcoide, di certo poetico, e permettendo a entrambi, benché per poco, di vivere altrove. L’appartamento vuoto di Passy, in cui i due si incontrano per fare l’amore, è come un utero che li accoglie e li protegge, un luogo dove i due possono essere semplicemente un uomo e una donna: “Divertente! È come giocare ai grandi. Mi sembra di tornare bambina!”.

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