La sedia della felicità di Carlo Mazzacurati con Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese, Giuseppe Battiston, Katia Ricciarelli, Raul Cremona, Marco Marzocca, Milena Vukotic, Roberto Citran, Mirco Artuso, Roberto Abbiati, Lucia Mascino, Natalino Balasso, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Antonio Albanese, Roberta Da Soller, Maria Paiato, Giovanni Capovilla, Stefano Scandaletti, Cosimo Messeri, Silvio Comis, Nicoletta Maragno

Piccola patria di Alessandro Rossetto con Maria Roveran, Roberta Da Soller, Vladimir Doda, Diego Ribon, Mirko Artuso, Lucia Mascino, Mateo Çili, Nicoletta Maragno, Giulio Brogi

Così a ciascuno i luoghi dell’infanzia ritornano alla memoria;
in essi accaddero cose che li han fatti unici
e li trascelgono sul resto del mondo
con questo suggello mitico.

Cesare Pavese

Manca il fine; manca la risposta al «perché?»
Friedrich Nietzsche

piccola patria 1Il Veneto è un ibrido. Un (piccolo) paese mancato in un’Italia mancata. Luogo marginale per il cinema, forse a causa della sua ambiguità, sfuggente, sconto via. Più protestante, calvinista, che cristiano cattolico, esprime il sacro attraverso il lavoro, lo spirito del capitalismo. “Ma inoltre, e soprattutto, il lavoro è lo scopo stesso della vita che è prescritto da Dio. La massima paolina «Chi non lavora non deve mangiare» vale incondizionatamente e per ciascuno. L’avversione al lavoro è sintomo dell’assenza dello stato di grazia”1. Negli anni successivi la Seconda Guerra Mondiale, i luoghi devastati dal conflitto pian piano venivano bonificati e trasformati, opere come il petrolchimico di Porto Marghera era salutato come il simbolo del progresso, un’opera proiettata verso un futuro in continuo fermento.

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cosa voglio di più

24 maggio 2010

Cosa voglio di più di Silvio Soldini con Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Teresa Saponangelo, Gisella Burinato, Monica Nappo, Tatiana Lepore, Gigio Alberti, Fabio Troiano

Emerge da un nero la prima sequenza di Cosa voglio di più. Un nero di qualche istante, irritante per un pubblico disabituato alla mancanza di immagini, così come all’afasia. Nel corso del film lo spettatore si dovrà abituare a questi spazi di assenza, bui e vuoti. Non è solo scomparsa di luce, è un interstizio nebuloso, confuso. Mutuando la lezione di Bergson e pensando il tempo come una sinusoide in cui i picchi sono i momenti significativi e le depressioni i periodi trascurabili, i secondi di nero, che separano gli incontri degli amanti, raccolgono la vita spuria, dimenticabile, in cui si è con la testa sempre altrove, indifferenti al mondo, poiché il loro mondo è un corpo, un odore, una voce.

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