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1048 Lunes di Charlotte Serrand

FID Marseille – Compétition Premier Film – Histoires de Portrait

con Charlotte Bayer-Broc, Françoise Lebrun, Carmen Leroi, Noémie Lothe, Noémie Marignier

Tre giovani donne attendono il ritorno dei loro compagni, partiti per la guerra di Troia e mai più rientrati.

Passano le giornate scrutando il mare, scrivono lunghissime lettere che nessuno leggerà, tessono tele in maniera minuziosa, annodano reti. Sono sole, la loro esistenza è riempita da una mancanza, che cadenza il tempo e dona un senso alle loro vite. I loro corpi, completamente coperti dalle tuniche, sembrano dover scomparire, necessari soltanto a accogliere l’eroe, o naturale richiamo al desiderio quando i nomi degli uomini, urlati verso il mare, non ottengono risposta.

La condivisione del dolore, l’incontro con una cacciatrice e quello con Penelope, a sua volta in attesa di Ulisse, permettono alle tre ragazze di creare un piccolo collettivo e finalmente agire.

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Trois souvenirs de ma jeunesse di Arnaud Desplechin con Quentin Dolmaire, Lou Roy-Lecollinet, Mathieu Amalric, Elyot Milshtein, Pierre Andrau, Lily Taieb, Raphaël Cohen, Clémence Le Gall, Ève Doé-Bruce, Théo Fernandez, Yassine Douighi, Mélodie Richard, Éric Ruf, André Dussollier, Antoine Bui, Olivier Rabourdinm, Françoise Lebrun

trois souvenirs de ma jeunesse 1Nel corso della vita talvolta capita di sentirsi esiliati da se stessi. Sono brevi episodi, in alcuni casi addirittura piacevoli, quasi ci si potesse prendere una piccola vacanza dal personaggio che ognuno di noi si è costruito negli anni. Ovviamente le cose cambiano quando la condizione di esilio è permanente e, in maniera contorta, l’esilio non è imposto ma cercato sistematicamente.

Paul Dédalus – figura ricorrente nel cinema di Desplechin, così come la maggior parte dei personaggi che popolano i suoi film, colti in una costante situazione di conflitto – torna a Parigi dopo aver trascorso diversi anni in Tadjikistan. Un problema coi documenti lo costringe a ripensare a alcuni momenti della sua giovinezza. Il pretesto dichiarato dello scambio e della perdita di identità – ancora adolescente Paul, in gita scolastica nell’ex URSS, aveva donato il suo passaporto a un ragazzo che, grazie alle nuove generalità, avrebbe trois souvenirs de ma jeunesse 2potuto raggiungere Israele – serve al regista per indagare il “cuore fanatico” di un uomo in fuga dalle sue radici – dalla madre, che soffre di depressione, dalla sua città natale, Roubaix, dal suo Paese e dalla sua lingua: Hannah Arendt diceva che la lingua di un uomo è la sua patria, e Paul Dédalus studia lingue diverse con una certa facilità, e scrive e parla di continuo.

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