Questa intervista è stata pubblicata su Cineforum.it.

Intervista a Eugène Green, che ha presentato Faire la parole nella sezione Onde del 33. Torino Film Festival

eugene green 1Ho trovato Faire la parole un film di resistenza.
Sì, certo. Ma di resistenza non in un modo militante. Ci sono adesso alcuni cineasti baschi che fanno film, ma sempre film militanti sulla loro storia, sulla lotta, e io non volevo fare questo. Volevo fare un film politico, ma in un modo poetico.

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Faire la parole di Eugène Green

Tutta la comunicazione è pubblicità,
se non è amore.

enrico ghezzi

faire la parole 1È sempre più difficile, oggi, imbattersi in film che siano politici senza essere “militanti”, che facciano resistenza in maniera poetica, coraggiosamente altri, rivendicando la propria alterità attraverso un’inquadratura, un movimento di macchina.

La maggior parte delle opere cosiddette “impegnate” risultano spesso deludenti: giocando in maniera dichiarata tra due polarità (bene-male), ricadono facilmente nei medesimi luoghi comuni che dovrebbero attaccare e smontare, svelando ben presto il loro lato reazionario e ricattatorio. Di fronte a pellicole di questo tipo lo spettatore si sente rassicurato nelle proprie certezze, osserva sullo schermo, come in un gioco di specchi, una rappresentazione di se stesso più schematica e semplificata, che lo mette in salvo dal dubbio e avvalora, quasi fosse una bonaria pacca sulla spalla, la bontà delle sue azioni e del suo pensiero.

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