classifica 2014!?!

15 gennaio 2015

Per il secondo anno (secondo anno per me) Cineforum.it ha chiesto a tutti i suoi collaboratori di stilare una classifica dei 10 migliori film usciti in sala nel 2014 (quelli che più abbiamo amato), dei 3 migliori film visti ai festival, in dvd, serie tv, ecc., e delle 3 delusioni. Qui trovate anche le classifiche complete di Cineforum.it (il risultato finale delle classifiche dei migliori film usciti in sala nel 2014, ottenuto sommando le classifiche di ognuno; le singole classifiche di tutti i collaboratori dei migliori film usciti in sala nel 2014; le singole classifiche dei migliori film visti nel 2014 ma non ancora distribuiti nelle sale italiane; le singole classifiche delle delusioni cinematografiche 2014). Sotto, le mie – le piccole differenze tra questa versione e quella apparsa su Cineforum.it (come lo scorso anno) dipendono solo dall’aver introdotto qui degli ex aequo (moltissimi quest’anno, per la verità, ma i film davvero buoni erano tanti) che, per ragioni di chiarezza o più semplicemente di regole tali da rendere la classifica di ognuno omogenea con quelle degli altri, non potevano essere inseriti dall’altra parte. Infine, di alcuni film, in precedenza, avevo scritto una recensione, di altri no: questo non sta a indicare un differente grado di fascinazione nei confronti di un’opera rispetto a un’altra, ma, assai più banalmente, la difficoltà nella gestione del tempo in alcuni periodi…

I 10 migliori film usciti in sala:

1) Adieu au langage di Jean-Luc Godard (che, effettivamente, andrebbe fuori, oltre, qualsiasi classifica)

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torneranno i prati

13 novembre 2014

Questo testo è uscito su Cineforum.it.

torneranno i prati di Ermanno Olmi con Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria, Camillo Grassi, Niccolò Senni, Domenico Benetti, Andrea Benetti, Carlo Stefani, Niccolò Tredese, Franz Stefani, Andrea Frigo, Igor Pistollato

Camminò per un paio d’ore e tutto era come allora
perché i ricordi gli venivano vividi:
un sasso, un albero antico, la linea di un monte,
una radura, il frullo di un volo, un sentiero,
uno stabbio, un cespuglio: ogni cosa, insomma,
aveva per lui una storia e una vita.
In uno slargo di bosco si sedette sotto un grosso abete bianco,
riaccese la sua pipa e serenamente aspettò
che ritornassero giù i cacciatori dalla montagna 
perché gli raccontassero.
Nel frattempo ascoltava il bosco.

Mario Rigoni Stern, Nell’attesa, ascoltando il bosco

torneranno i prati 1È sempre sorprendente come Ermanno Olmi riesca a dire tutto in poche immagini, pulite, semplici. torneranno i prati è un film essenziale, che rispetta le unità aristoteliche di spazio, tempo, azione, allargando la tragica vicenda di uomini senza nome all’intera umanità, dilatando e contraendo il tempo, muovendosi in uno spazio ristretto come in un labirinto privo di contorni ben definiti, protraendo lo sviluppo di un’azione che sembra non concretizzarsi mai. Il cinema di Olmi è talmente radicale e netto da non permettersi alcun vezzo estetico che tracimi da un assetto etico altrettanto radicale, preservando una coerenza poetica inattaccabile.

torneranno i prati avrebbe potuto essere un film muto, tale è la potenza delle immagini che si contrappongono, lontane da retorica e fanfare, disarmanti nella loro bellezza: il creato e la trincea, l’immensità dell’Altipiano coperto dalla neve, del cielo freddo rischiarato dalla luna e una fossa, angusta, dove gli uomini aspettano di torneranno i prati 2morire. Di fronte allo splendore della natura, quasi barbarica, imponente, i soldati sono costretti a vedere solo una piccola porzione di tanta meraviglia, sbirciando dai fori in cui vanno inserite le canne dei fucili, scrutando un nemico invisibile, stremato come loro, da cui arrivano spari e esplosioni, ma che condivide con gli avversari il conforto di una voce mentre intona una canzone d’amore.

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La sedia della felicità di Carlo Mazzacurati con Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese, Giuseppe Battiston, Katia Ricciarelli, Raul Cremona, Marco Marzocca, Milena Vukotic, Roberto Citran, Mirco Artuso, Roberto Abbiati, Lucia Mascino, Natalino Balasso, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Antonio Albanese, Roberta Da Soller, Maria Paiato, Giovanni Capovilla, Stefano Scandaletti, Cosimo Messeri, Silvio Comis, Nicoletta Maragno

Piccola patria di Alessandro Rossetto con Maria Roveran, Roberta Da Soller, Vladimir Doda, Diego Ribon, Mirko Artuso, Lucia Mascino, Mateo Çili, Nicoletta Maragno, Giulio Brogi

Così a ciascuno i luoghi dell’infanzia ritornano alla memoria;
in essi accaddero cose che li han fatti unici
e li trascelgono sul resto del mondo
con questo suggello mitico.

Cesare Pavese

Manca il fine; manca la risposta al «perché?»
Friedrich Nietzsche

piccola patria 1Il Veneto è un ibrido. Un (piccolo) paese mancato in un’Italia mancata. Luogo marginale per il cinema, forse a causa della sua ambiguità, sfuggente, sconto via. Più protestante, calvinista, che cristiano cattolico, esprime il sacro attraverso il lavoro, lo spirito del capitalismo. “Ma inoltre, e soprattutto, il lavoro è lo scopo stesso della vita che è prescritto da Dio. La massima paolina «Chi non lavora non deve mangiare» vale incondizionatamente e per ciascuno. L’avversione al lavoro è sintomo dell’assenza dello stato di grazia”1. Negli anni successivi la Seconda Guerra Mondiale, i luoghi devastati dal conflitto pian piano venivano bonificati e trasformati, opere come il petrolchimico di Porto Marghera era salutato come il simbolo del progresso, un’opera proiettata verso un futuro in continuo fermento.

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