Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Faire la parole di Eugène Green

Tutta la comunicazione è pubblicità,
se non è amore.

enrico ghezzi

faire la parole 1È sempre più difficile, oggi, imbattersi in film che siano politici senza essere “militanti”, che facciano resistenza in maniera poetica, coraggiosamente altri, rivendicando la propria alterità attraverso un’inquadratura, un movimento di macchina.

La maggior parte delle opere cosiddette “impegnate” risultano spesso deludenti: giocando in maniera dichiarata tra due polarità (bene-male), ricadono facilmente nei medesimi luoghi comuni che dovrebbero attaccare e smontare, svelando ben presto il loro lato reazionario e ricattatorio. Di fronte a pellicole di questo tipo lo spettatore si sente rassicurato nelle proprie certezze, osserva sullo schermo, come in un gioco di specchi, una rappresentazione di se stesso più schematica e semplificata, che lo mette in salvo dal dubbio e avvalora, quasi fosse una bonaria pacca sulla spalla, la bontà delle sue azioni e del suo pensiero.

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redemption

19 dicembre 2013

Redemption di Miguel Gomes con le voci di Jaime Pereira, Donatello Brida, Jean-Pierre Rehm, Maren Ade

È ora di smetterla di fare film
che parlano di politica.
È ora di fare film
in modo politico.

Jean-Luc Godard

Redemption-1Con un ritardo di qualche mese dalla première veneziana, sono riuscita, la settimana scorsa, a recuperare Redemption, il magnifico, davvero magnifico, cortometraggio di Miguel Gomes, nelle sale francesi in questi giorni, mandato in onda in Italia da Fuori orario (non si finirà mai di ringraziare Enrico Ghezzi e tutti coloro che lavorano a queste maratone cinematografiche notturne) venerdì 6 dicembre, attorno alle 2.00 di notte.

Pasolini diceva che “non c’é nulla che non sia politica”: Redemption é probabilmente tra i film più fortemente politici e coerenti degli ultimi tempi (non è secondario, tra l’altro, che il regista utilizzi in buona parte materiali d’archivio proprio nel momento in cui il Governo portoghese, attraverso modelli antiquati di finanziamento, abbia costretto alla chiusura la Cineteca Portoghese e l’Archivio Nazionale delle Immagini in Movimento), e é, a ogni buon conto, una sorta di corollario di ciò che Hanna Arendt, con i dovuti distinguo, ha lucidamente sostenuto ne La banalità del male.

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