Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Die Puppe di Ernst Lubitsch con Ossi Oswalda, Victor Janson, Hermann Thimig, Max Kronert, Gerhard Ritterband, Marga Köhler, Jakob Tiedtke, Josefine Dora, Paul Morgan, Hedy Searle, Arthur Weinschenk

die puppeNonostante Ernst Lubitsch declini in Die Puppe (La bambola di carne, 1919) la tematica dell’automa in maniera comica e lieve, lavorando con arguzia sulla sceneggiatura e lasciando gli sprazzi d’inquietudine alla messa in scena espressionista, di fronte a questo capolavoro del cinema muto si rimane spiazzati per la modernità dell’opera e per la capacità del regista di trovare un equilibrio perfetto tra i toni della commedia e il turbamento: Lubitsch, con grazia quasi miracolosa, riesce a far accettare allo spettatore l’assunto che, in fondo, la donna ideale sia la donna morta, dal desiderio mortificato, annullato, a favore di quello die puppe 1maschile, che può così avere il totale dominio sulla compagna, evitando il pericolo dirompente di ciò che resta, per lui, invisibile agli occhi, ossia il piacere femminile. Eppure al termine della visione di Die Puppe lo spettatore è tutt’altro che pacificato (nonostante l’happy end che ribalta l’assunto di base – alla fine, benché con uno stratagemma, il protagonista sposerà una donna in carne e ossa) come se i conti non tornassero e, dietro al ritmo brioso e alle situazioni divertenti, si celasse qualcosa di abominevole.

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