Questo testo è uscito su Cineforum n. 570.

Festival de Sevilla 2017
Intervista a Teresa Villaverde, regista di Colo

Iniziamo dal titolo, Colo. So che è una parola difficile da tradurre, oscura, e che anche in portoghese ha molteplici significati
Sì. Non è veramente una parola oscura, ma può risultare oscura o misteriosa mettere questa parola come titolo di un film. No Colo significa in grembo o in braccio, sulle ginocchia, ha a che fare col prendere un bambino appunto in braccio, sulle ginocchia, in grembo. Ma quando di qualcuno si dice che ha troppo colo in un certo senso significa che è stato troppo coccolato, viziato. Oppure che manca di colo che non ci si è presa sufficientemente cura di lui. Dunque ha innumerevoli significati e è una parola importante, poiché è un po’ dove tutto inizia, quando siamo bambini, ma purtroppo quel tipo di cura, di attenzione, pare sia poco valorizzata adesso. E anche in portoghese, dove la parola è ovviamente conosciuta, mi pongono la stessa domanda, cioè perché scegliere quella parola come titolo di un film. E è divertente e anche un po’ strano spiegarne il significato e le motivazioni che mi hanno spinto a utilizzarla, sia nella mia lingua sia nelle altre. Probabilmente ho scelto Colo come titolo perché è un po’ l’inizio di ogni cosa, anche se nel film potrebbe essere due cose assieme, ossia l’inizio e la fine. La fine di qualcosa e l’inizio di qualcos’altro oppure il ricordo di un inizio, tempo fa.

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