torneranno i prati

13 novembre 2014

Questo testo è uscito su Cineforum.it.

torneranno i prati di Ermanno Olmi con Claudio Santamaria, Alessandro Sperduti, Francesco Formichetti, Andrea Di Maria, Camillo Grassi, Niccolò Senni, Domenico Benetti, Andrea Benetti, Carlo Stefani, Niccolò Tredese, Franz Stefani, Andrea Frigo, Igor Pistollato

Camminò per un paio d’ore e tutto era come allora
perché i ricordi gli venivano vividi:
un sasso, un albero antico, la linea di un monte,
una radura, il frullo di un volo, un sentiero,
uno stabbio, un cespuglio: ogni cosa, insomma,
aveva per lui una storia e una vita.
In uno slargo di bosco si sedette sotto un grosso abete bianco,
riaccese la sua pipa e serenamente aspettò
che ritornassero giù i cacciatori dalla montagna 
perché gli raccontassero.
Nel frattempo ascoltava il bosco.

Mario Rigoni Stern, Nell’attesa, ascoltando il bosco

torneranno i prati 1È sempre sorprendente come Ermanno Olmi riesca a dire tutto in poche immagini, pulite, semplici. torneranno i prati è un film essenziale, che rispetta le unità aristoteliche di spazio, tempo, azione, allargando la tragica vicenda di uomini senza nome all’intera umanità, dilatando e contraendo il tempo, muovendosi in uno spazio ristretto come in un labirinto privo di contorni ben definiti, protraendo lo sviluppo di un’azione che sembra non concretizzarsi mai. Il cinema di Olmi è talmente radicale e netto da non permettersi alcun vezzo estetico che tracimi da un assetto etico altrettanto radicale, preservando una coerenza poetica inattaccabile.

torneranno i prati avrebbe potuto essere un film muto, tale è la potenza delle immagini che si contrappongono, lontane da retorica e fanfare, disarmanti nella loro bellezza: il creato e la trincea, l’immensità dell’Altipiano coperto dalla neve, del cielo freddo rischiarato dalla luna e una fossa, angusta, dove gli uomini aspettano di torneranno i prati 2morire. Di fronte allo splendore della natura, quasi barbarica, imponente, i soldati sono costretti a vedere solo una piccola porzione di tanta meraviglia, sbirciando dai fori in cui vanno inserite le canne dei fucili, scrutando un nemico invisibile, stremato come loro, da cui arrivano spari e esplosioni, ma che condivide con gli avversari il conforto di una voce mentre intona una canzone d’amore.

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diaz

22 aprile 2012

Diaz – Don’t clean up this blood di Daniele Vicari con Claudio Santamaria, Jennifer Ulrich, Elio Germano, Davide Iacopini, Ralph Amoussou, Emilie De Preissac, Fabrizio Rongione, Renato Scarpa, Mattia Sbragia, Antonio Gerardi, Paolo Calabresi, Alessandro Roja, Rolando Ravello, Monica Bîrlădeanu, Ignazio Oliva, Aylin Prandi, Sarah Marecek, Pietro Ragusa, Ester Ortega, Micaela Bara

Di fronte alla casa dei miei c’è una pista di pattinaggio. Da bambina c’ho passato tanti pomeriggi a giocare con le amiche e a litigare coi ragazzi più grandi che venivano lì per fare una partita a pallone in santa pace senza avere noi tra i piedi. In seguito quello spazio è stato usato per allestire la sagra paesana, dove mi impegnavo a servire ai tavoli e a lavorare in cucina. Ultimamente non ci va più nessuno, la sagra l’hanno spostata vicino alle case popolari, i ragazzini giocano al campetto delle scuole, hanno anche messo su le reti alle porte – è più professionale che usare le lattine vuote o le felpe appallottolate per definirne la larghezza – e, tranne qualche coppia di adolescenti che a tarda sera, il sabato, si siede sulle gradinate sotto i tre tigli, al buio, per appartarsi un po’, via dalla pazza folla, in un paese che fa millecinquecento anime, guardando dal cortile c’è il deserto. È anche per questo che, uscendo di casa con Umberto, credo per andare a far due passi, vista la mattinata bellissima, di piena estate, mi sono un po’ stupita nel veder montato un palco, faretti e altoparlanti attorno, panche ai lati e sulla sinistra uno stand.

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