cannes: carol

1 giugno 2015

Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Carol di Todd Haynes con Cate Blanchett, Rooney Mara, Kyle Chandler, Sarah Paulson, Cory Michael Smith, Jake Lacy, Carrie Brownstein, John Magaro, Giedre Bond

carol 1Che senso ha fare un film sull’attrazione, congelandolo a congegno esteticamente perfetto, ma privo di qualsiasi sussulto, senza alcuna empatia, svuotato dell’erotismo che, normalmente, lega due corpi incapaci di stare lontani l’uno dall’altro? Todd Haynes è un regista lontanissimo dal cinema di desiderio. Da anni si impegna in operazioni di messa in teca e formaldeide di melodrammi (basti pensare a Far From Heaven, 2002) che del meló anni ’50 riprendono unicamente l’estetica, i colori, il décor.

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La Berlinale quest’anno non ha regalato una selezione particolarmente interessante, se si escludono pochi, straordinari film: Boyhood di Richard Linklater, Chiisai Ouchi (The Little House) di Yoji Yamada, Aimer, boire et chanter di Alain Resnais, Xi You (Journey to the West) di Tsai Ming-liang, le visioni più sconvolgenti, ma anche Nymphomaniac vol. I (long version) di Lars Von Trier e The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson; e alcune piccole/grandi sorprese: The Midnight After di Fruit Chan, Ya Gan Bi Haeng (Night Flight) di LeeSong Hee-il, Güeros di Alonso Ruizpalacios, The Dog di Frank Keraudren e Allison Berg.

Si sono visti alcuni film imbarazzanti, altri semplicemente brutti e scivoloni impensabili, come quello che è toccato, incredibilmente, a George Clooney, che in un carriera registica di tutto rispetto stavolta ha incasellato lo svarione. Peccato davvero.

Questa recensione è uscita su Cineforum.it, che mi ha gentilmente “ospitata” a Berlino.

The Monuments Men di George Clooney con Matt Damon, George Clooney, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin, Bob Balaban, Cate Blanchett

the monuments men 1C’è una scena piuttosto divertente (una delle molte, a dire il vero) in Quattro matrimoni e un funerale, in cui Gareth, uno degli amici (tutti rigorosamente inglesi) del protagonista, si diverte a prendere in giro, durante un matrimonio in cui più della metà degli invitati viene dagli Stati Uniti, gli americani e la loro ignoranza in fatto di cultura. Si spaccia per grande amico di Oscar Wilde e a una delle malcapitate promette anche di farle avere il numero di fax del grande scrittore. Ovviamente tutto il film di Mike Newell si giocava sulle differenze tra Regno Unito e Usa e buona parte delle battute e degli snodi del film vi faceva riferimento.

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