inside llewyn davis

3 marzo 2014

Inside Llewyn Davis di Joel e Ethan Coen con Oscar Isaac, “Ulysses” il gatto rosso, Carey Mulligan, Justin Timberlake, Adam Driver, Stark Sands, John Goodman, Garrett Hedlund, F. Murray Abraham, Ethan Phillips, Robin Bartlett, Max Casella, Jerry Grayson, Jeanine Serralles, Alex Karpovsky, Ricardo Cordero, Jake Ryan, James Colby, Mike Houston, Steve Routman, Ian Blackman, Genevieve Adams, Bonnie Rose

Receive with simplicity
everything that happens to you.
1
Rashi

inside llewyn davis 1Come spesso accade nei film dei fratelli Coen è quasi sempre impossibile decidere se il protagonista delle loro pellicole sia perseguitato dal destino (verrebbe da dire sfortuna, visto di solito come volgono in maniera bizzarra, se non addirittura disgraziata, le situazioni) oppure se l’indole del personaggio non sia, in fondo, se non la causa, quanto meno il sostegno principale del perpetuarsi della propria malasorte.

Llewyn Davis, cantante folk squattrinato che all’inizio degli anni ‘60 si esibisce al Gaslight Café e dorme sui divani degli amici che lo ospitano al Greenwich Village, è un parente non troppo lontano del Larry Gopnik di A Serious Man (2009), di Jeffrey “The Dude” Lebowski, di Barton Fink, dell’Ed Crane di The Man Who Wasn’t There (L’uomo che non c’era, 2001) e, addirittura, di Llewelyn Moss che in No Country For Old Men (Non è un paese per vecchi, 2007) veniva in possesso fortuitamente di una grossa somma di denaro.

Leggi il seguito di questo post »

Annunci

The Great Gatsby (Il grande Gatsby) di Baz Luhrmann con Leonardo DiCaprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Elizabeth Debizcki, Isla Fisher, Jason Clarke, Amitabh Bachchan  

Side Effects (Effetti collaterali) di Steven Soderbergh con Jude Law, Rooney Mara, Catherine Zeta-Jones, Channing Tatum, Vinessa Shaw

Spring Breakers di Harmony Korine con Vanessa Hudgens, Selena Gomez, James Franco, Ashley Benson, Rachel Korine

The Bling Ring di Sofia Coppola con Emma Watson, Katie Chang, Israel Broussard, Claire Julien, Taissa Farmiga, Georgia Rock, Leslie Mann

the-great-gatsby-1Dopo aver visto qualche giorno fa The Great Gatsby, nella versione in 3D di Baz Luhrmann, i pensieri si sono rincorsi, collegando, anche in maniera un po’ azzardata, la pellicola tratta dal capolavoro di Francis Scott Fitzgerald a una serie di film che sembrano forse aver poco a che fare tra loro: Side Effects di Steven Soderbergh, Spring Breakers di Harmony Korine e The Bling Ring di Sofia Coppola. Eppure solo dalla disgregazione narrata (e mostrata) in The Great Gatsby possono prender vita le altre tre opere. “Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter sfuggire più. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città, dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte”.

 

Leggi il seguito di questo post »

shame

27 gennaio 2012

Shame di Steve McQueen con Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge, Nicole Beharie

Fuorviato da buona parte della stampa italiana, fatta di zie petulanti e zitelle, il pubblico si è presentato al cinema credendo di spassarsela con una versione aggiornata di brutti film anni ’80-’90 quali 9 settimane e ½ o Basic Instinct. Invece si imbatte in una rappresentazione tanto precisa quanto disperata della società capitalista e della posta in gioco di ordine psicologico che essa pone. La dipendenza raccontata da Shame è la manifestazione di un disagio profondo, di una tensione mortifera che germina e si gonfia sotto l’ammaliante patina del benessere contemporaneo.

Brandon è un giovane newyorkese, assai agiato, stimato sul lavoro, curato e di bell’aspetto, che scandisce in modo maniacale ogni attività della giornata – la doccia del mattino, gli impegni in ufficio, la cena, il coricarsi per dormire – con pornografia, masturbazioni, sesso occasionale, incontri con prostitute. Questa organizzazione meticolosa e segregante viene ostacolata dall’arrivo di Sissy, la sorella minore, ossessivamente alla ricerca di attenzione e affetto, che si stabilisce nell’appartamento del protagonista accrescendo in lui i motivi di tensione e mettendo in crisi il suo già precario equilibrio.

Il personaggio di Brandon è l’emblema della dissoluzione dell’alterità e dunque della dialettica. In Brandon l’Altro non esiste poiché non c’è il Simbolico, l’Immaginario dunque collassa nel Reale1.

Leggi il seguito di questo post »