Questo testo è uscito su Cineforum.it.

La chambre bleue di Mathieu Amalric con Mathieu Amalric, Léa Drucker, Stéphanie Cléau, Laurent Poitrenaux, Serge Bozon, Blutch, Mona Jaffart, Véronique Alain, Paul Kramer, Alain Fraitag, Christelle Pichon, Mustapha Abourachid, Olivier Mauvezin, Alexandre Patoyt, Henri Cherel, Tonio Chanca, Jean-Yves Cresenville, Nicolas Beliard, Laetitia Lebreton, Claude Picoron

Era vero. In quel momento tutto era vero, perchè viveva ogni cosa così come veniva, senza chiedersi niente, senza cercare di capire, senza neppure sospettare che un giorno ci sarebbe stato qualcosa da capire. E non solo tutto era vero ma era anche reale: lui, la camera, Andrée ancora distesa sul letto sfatto, nuda, con le gambe divaricate e la macchia scura del sesso da cui colava un filo di sperma.
Era felice? Se glielo avessero chiesto, avrebbe risposto di sì senza esitare. Non gli passava neanche per la testa di avercela con Andrée perchè gli aveva morso il labbro. Faceva parte dell’insieme, come tutto il resto.
Georges Simenon, La chambre bleue

la chambre bleue 1La chambre bleue – sia il romanzo di Simenon, sia il film di Amalric – è tutto contenuto in queste prime righe: la sensualità, la violenza, la tragedia che incombe. Il film procede per frammenti: i dettagli dei corpi degli amanti, della luce che filtra dalle imposte socchiuse, di un barattolo di marmellata, del colore della parete della stanza, lo stesso del tribunale che vedrà i due condannati. Senza cercare di capire, perchè da capire non c’è proprio niente: come inizia una storia del genere? In maniera banale, comune a tante altre. Quando il protagonista viene interrogato non è in grado di fornire spiegazioni, solo di descrivere quello che è accaduto. Ne esce un film magnifico e crudele, brutale nella sua evidenza: nessuna psicologia, solo i sensi, e dunque il corpo ancora una volta, dal momento che, già in Tournée (2010), i corpi erano l’unica certezza nella sospensione in cui i personaggi sceglievano di esistere.

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