classifica 2014!?!

15 gennaio 2015

Per il secondo anno (secondo anno per me) Cineforum.it ha chiesto a tutti i suoi collaboratori di stilare una classifica dei 10 migliori film usciti in sala nel 2014 (quelli che più abbiamo amato), dei 3 migliori film visti ai festival, in dvd, serie tv, ecc., e delle 3 delusioni. Qui trovate anche le classifiche complete di Cineforum.it (il risultato finale delle classifiche dei migliori film usciti in sala nel 2014, ottenuto sommando le classifiche di ognuno; le singole classifiche di tutti i collaboratori dei migliori film usciti in sala nel 2014; le singole classifiche dei migliori film visti nel 2014 ma non ancora distribuiti nelle sale italiane; le singole classifiche delle delusioni cinematografiche 2014). Sotto, le mie – le piccole differenze tra questa versione e quella apparsa su Cineforum.it (come lo scorso anno) dipendono solo dall’aver introdotto qui degli ex aequo (moltissimi quest’anno, per la verità, ma i film davvero buoni erano tanti) che, per ragioni di chiarezza o più semplicemente di regole tali da rendere la classifica di ognuno omogenea con quelle degli altri, non potevano essere inseriti dall’altra parte. Infine, di alcuni film, in precedenza, avevo scritto una recensione, di altri no: questo non sta a indicare un differente grado di fascinazione nei confronti di un’opera rispetto a un’altra, ma, assai più banalmente, la difficoltà nella gestione del tempo in alcuni periodi…

I 10 migliori film usciti in sala:

1) Adieu au langage di Jean-Luc Godard (che, effettivamente, andrebbe fuori, oltre, qualsiasi classifica)

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Continuando a pensare, a distanza di settimane dalla proiezione veneziana, al magnifico Pasolini di Abel Ferrara (di cui ho già scritto) e alla luce di numerose obiezioni, critiche e, forse, incomprensioni che la visione di questo film ha scatenato, riporto qui alcuni pensieri (già espressi di getto in una accesa discussione in Internet), che probabilmente fungono da risposta a quanto letto e sentito finora.

dafoe ferrara 1Ferrara ha fatto l’unica dichiarazione d’amore possibile a quello che considera non solo un ispiratore, un mentore, ma soprattutto un “fratello”, cioè si è fatto carico di quel che è rimasto incompiuto cercando di dargli una forma che fosse coerente non tanto stilisticamente (qualcuno ha detto “ma Pasolini non avrebbe mai girato Porno-Teo-Kolossal in quel modo”, no, infatti non l’ha girato lui ma Ferrara pasolini 1che non ha cercato di fare un’imitazione…) ma che mettesse in luce ciò che per entrambi è il filtro di tutto: il corpo. Ferrara sa benissimo che per Pasolini (come per se stesso e il suo cinema) il corpo è al centro di ogni esperienza, anche quella letteraria o artistica, perché è pulsionale e la pulsione genera ossessione e l’ossessione è quel che muove sia Ferrara che Pasolini.

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Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Pasolini di Abel Ferrara con Willem Dafoe, Ninetto Davoli, Adriana Asti, Maria de Madeiros, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Giada Colagrande, Francesco Siciliano, Roberto Zibetti, Damiano Tamilia

To do a dangerous thing with style is what I call art
Style, Charles Bukowski

pasolini 1Impresa ardua evitare il ridicolo in una dichiarazione d’amore, così strabordante di retorica, banale nella ripetizione di modelli e stili, sempre identici, tanto per non sbagliare. L’unico modo per scongiurare la goffaggine e la mediocrità del gesto è il rischio. Rischiare la caduta rovinosa non curandosi delle conseguenze, non per imprudenza ma per temerarietà, rende l’impresa sublime. Il film di Abel Ferrara è forse la più appassionata e coraggiosa dichiarazione d’amore fatta da un autore a un altro autore, riconosciuto come mentore, ispiratore e “fratello”. Pier Paolo Pasolini è l’intellettuale di cui tutti si sono appropriati dopo la morte, stravolgendone il pensiero, piegando con malafede il senso delle sue parole, facendone un santino buono per tutte le stagioni, edulcorandone pulsioni e indole.

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Welcome to New York di Abel Ferrara con Gérard Depardieu, Jacqueline Bisset, Drena De Niro, Paul Calderon, Amy Ferguson, Shanyn Leigh

welcome to new york 1A un primo sguardo superficiale Welcome to New York potrebbe sembrare parente stretto di The Wolf of Wall Street: entrambi i protagonisti, Jordan Belford (Leonardo DiCaprio) e Devereaux (Gérard Depardieu), lavorano nella finanza, sono dipendenti (il primo da droga, sesso e denaro, o meglio dal tentativo di rendere concreto quest’ultimo; il secondo dal sesso), hanno grande potere. Eppure, mentre nel film di Scorsese il corpo non è che una semplice stampella, un abito da indossare per mettere in scena una performance e che non porta alcun segno dei numerosi stravizi, in quello di Ferrara il corpo, con le sue pulsioni sfrenate, diventa il punto focale di tutta la vicenda, abbassando il protagonista al livello del suo basso ventre, trasformandolo in un animale, rendendolo un reietto (almeno in parte) della società.

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