Film più amato nel 2017 e non uscito in sala in Italia: A fábrica de nada di Pedro Pinho

22 dicembre 2017

Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Quest’anno Cineforum ha chiesto a tutti i suoi collaboratori di scrivere un breve testo su un film visto nel 2017, non uscito in sala in Italia, che abbiamo particolarmente amato. Il mio è questo.

A fábrica de nada di João Matos, Leonor Noivo, Luisa Homem, Pedro Pinho, Tiago Hespanha, diretto da Pedro Pinho
con José Smith Vargas, Carla Galvão, Njamy Sebastião, Joaquim Bichana Martins, Danièle Incalcaterra, Hermínio Amaro, João Santos Lopes, Paulo Vitorino, Rui Ruivo, António Cajado Santos, Zé Pedro, Arlindo Miguel, Boris Nunes, Euclides Furtado, Fernando Lopes

Se c’è un film che vale la pena di segnalare e vedere, e rivedere, soprattutto in Italia, dove la parola salario è scomparsa dal vocabolario e chi perde il lavoro viene pressoché emarginato dalla società o, alla meno peggio, prende il ruolo di comparsa muta in qualche programma tv d’attualità, è A fábrica de nada del collettivo Terratreme – João Matos, Leonor Noivo, Luisa Homem, Pedro Pinho, Tiago Hespanha – diretto da Pedro Pinho.


Probabilmente tra i film più importanti degli ultimi anni, A fábrica de nada è un affresco liberissimo, poetico e di enorme intelligenza sulla crisi economica che ha colpito il Portogallo (e tutta Europa, e il resto del mondo), un geniale manifesto anticapitalista in cui il capitalismo viene smascherato con grande semplicità: una catena di montaggio che gira a vuoto, che produce il nulla. Eppure la sua trappola mortifera séguita a funzionare, come un morto vivente che porta in giro la sua carcassa pestilenziale ma che non riesce a essere seppellito definitivamente e ritorna di continuo. Mentre tutto attorno collassa, il lavoro e la vita privata, l’intrapresa artistica e il linguaggio, che non riesce a trasformarsi in azione e che, pur all’interno di una dialettica, fallisce, non resta che rubare il tempo e riprendersi la dignità. Liberare lo spazio nello spazio del lavoro, liberare il tempo nel tempo del lavoro, poiché normalmente è il lavoro che si mangia il tempo, lo spazio e la vita. Magari si tratta di una resistenza minima, forse destinata alla sconfitta, preso atto della propria condizione di impotenza, dell’impasse e che già il tempo si abitua a stare all’erta[1]. Ma quel niente che viene prodotto e liberato è qualcosa, e la lotta, comunque vada a finire, sarà stata gloriosa.

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[1] Já o tempo / se habitua / a estar alerta, José Alfonso.

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3 Risposte to “Film più amato nel 2017 e non uscito in sala in Italia: A fábrica de nada di Pedro Pinho”

  1. […] un certo senso credo che il tuo film vada ancora più lontano. A fábrica de nada è davvero “um filme falado”, in cui il discorso, il linguaggio, però, fallisce. È come se il […]

  2. […] spesso i grandi film donano una pista allo spettatore già nella prima scena. A fábrica de nada, in competizione ufficiale al Festival de Sevilla 2017, si apre con una coppia che sta facendo […]

  3. […] testo su un film visto nel 2017, non uscito in sala in Italia, e particolarmente amato. Il mio è A fábrica de nada. Infine, di alcuni film, in precedenza, avevo scritto una recensione, di altri no: questo non sta a […]

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