what a wonderful world this would be: inherent vice

28 dicembre 2015

Questo testo è uscito sul numero 543 di Cineforum.

Inherent Vice di Paul Thomas Anderson con Joaquin Phoenix, Josh Brolin, Owen Wilson, Katherine Waterston, Reese Witherspoon, Benicio Del Toro, Martin Short, Jena Malone, Joanna Newsom, Maya Rudolph, Eric Roberts, Serena Scott Thomas, Jordan Christian Hearn, Hong Chau, Sasha Pieterse, Michael K. Williams, Jeannie Berlin, Sam Jaeger, Steven Wiig, Jefferson Mays, Martin Donovan, Michelle Anne Sinclair

Will your restless heart come back to mine
on a journey through the past?

Neil Young, Journey Through the Past

inherent vice 1E come sa ogni romantico che si rispetti l’unica arma che l’innamorato ha in suo possesso per tenere presso di sé l’oggetto, ormai perduto, del suo amore, è mescolare i ricordi con l’invenzione. Si tratta in fondo di un puzzle a cui mancano delle tessere e quelle a disposizione mostrano bordi non perfettamente coincidenti con le piccole isole vuote, sparse qua e là, portando il poveraccio che si è impegnato in tale meticolosa impresa o a buttare tutto all’aria o a forzare i tasselli rimasti in perimetri simili, ma non combacianti. “Arrivò dal vicolo e salì i gradini sul retro, come sempre. Doc non la vedeva da più di un anno. Né Doc né nessun altro. Prima vestiva immancabilmente in sandali, slip di bikini a fiori e maglietta stinta di Country Joe & the Fish. Stasera invece era tutta in stile-terraferma, i capelli molto più corti di come lui li ricordava e, insomma, combinata proprio come, ai tempi, giurava non si sarebbe mai conciata”.

Inherent Vice è il lungo addio, che non vuole essere un addio (e, anzi, resiste con tutte le sue forze), a un’epoca e al suo sogno libertario, spazzati via, tanto per cambiare, da capitalismo e inherent vice 2ordine costituito. “Se era destino che quel sogno pre-rivoluzionario finisse e che il mondo senza fede, motivato solo dal denaro, riaffermasse il suo dominio su tutte le vite che si sentiva in diritto di toccare, carezzare e molestare, ciò sarebbe successo per opera di agenti come questi, zelanti e silenziosi, impegnati a fare il lavoro sporco. Era possibile che a ogni occasione di ritrovo – concerto, manifestazione per la pace, love-in, be-in, freak-in, lì, su al Nord, all’Est, ovunque – quelle squadre oscure fossero inherent vice 3sempre state al lavoro, prendendosi la musica, la resistenza contro il potere, il desiderio sessuale, dall’epico al banale, tutto quello che potevano racimolare, in nome delle antiche forze dell’avidità e della paura?”. Se ciò che genera e alimenta l’intricatissimo e paranoico noir partorito dalla testa di Doc è il ricordo/apparizione-allucinazione/ritorno di Shasta, le vicissitudini scombinate e avventurose che danno forma al tentativo di Sportello di collegare inherent vice 4ogni frammento della realtà alla donna amata, sono un disperato e poetico atto creativo e di resistenza allo stato delle cose, al fine di trattenere ciò che di prezioso sta scivolando tra le dita.

Lo straordinario lavoro fatto da Paul Thomas Anderson sull’altrettanto straordinario libro di Thomas Pynchon è di totale condivisione e appropriazione di un immaginario “fricchettone”, da tempo tanto abusato quanto svuotato, donandogli nuova vita e nuovo inherent vice 5vigore, fino a farne sentire la contundenza, lontano da tentativi, anche apprezzabili, che di quel mondo anarcoide però abbracciavano solo la superficie e dunque lo stile, spesso tradendo anche quello. Si veda, per esempio, la prima stagione, la più riuscita, di Californication (2007), il cui protagonista, Hank – nome che immediatamente rimanda a Charles Bukowski – potrebbe essere il fratello ricco e patinato di Doc o di Lebowski, e che però, proprio perché ricco e patinato, finirebbe per essere più simile Joaquin Phoenix in Inherent Viceal Mickey Wolfmann sotto l’effetto di droghe (ricoverato poi in un manicomio-lager per farlo svegliare dall’incubo hippie di cedere tutti i suoi averi e procurare gratuitamente un’abitazione a chi ne avesse avuto bisogno) che a Sportello. La cultura hippie, salvo rarissimi e felici casi, è sempre stata snaturata e depotenziata dal cinema hollywoodiano, spegnendone qualsiasi carica eversiva e relegandola a una zona assai più accettabile, legata all’atteggiamento, alla posa, alla messa in scena.

inherent vice 7Inherent Vice va, invece, in direzione opposta, svelando, sotto la superficie colorata e allegra di un’epoca che si credeva spensierata, le contraddizioni e le inquietudini, le ambiguità e i luoghi oscuri dentro ai quali sarebbe collassata: l’eroina che “ti succhia il calcio fuori dall’organismo come un vampiro; se la usi per un po’ tutti i denti ti vanno in malora. E questa è la parte buona”, la follia (“non è «forte» essere pazzi. Japonica è stata ricoverata per questo motivo”), Charles Manson, il Vietnam, Richard Nixon, la teoria del complotto, le Pantere Nere, la Guerra Fredda, l’FBI e J. Edgar Hoover, e poi il capitalismo sempre più aggressivo, il consumismo, gli abusi edilizi. “La gente cominciava a dare i numeri anche quando non era strafatta di qualcosa”.

Non è un caso che Shasta, l’amore-ossesione di Doc, da fricchettona si imborghesisca e si metta a frequentare un palazzinaro privo di scrupoli, scortato da una banda di neo-nazisti, flirtando dunque col capitale e la repressione violenta. Salvare Shasta significa quindi salvare inherent vice 10un’utopia (quella hippie) – di cui la ragazza è, in definitiva, l’incarnazione – ormai compromessa e imbastardita, arrivata al suo canto del cigno. La malinconia che pervade il film non è altro che la consapevolezza di un’innocenza perduta. Da questo punto di vista è emblematica la scena sotto la pioggia rievocata dalla cartolina che Shasta spedisce a Doc. “Vorrei tu potessi vedere queste onde. È uno di quei posti in cui una voce da un altro luogo ti invita a andare. Ricordi quel giorno con la tavola Ouija? Mi mancano quei giorni e mi manchi tu. Niente Inherent Vice with Joaquin Phoenix and Reese Witherspoonsarebbe dovuto andare come è andato, Doc, mi dispiace così tanto”. Interrogata la tavola Ouija, i due avevano ottenuto un numero di telefono e, successivamente, un indirizzo per potersi assicurare un po’ di droga. Arrivati sul luogo erano stati sorpresi dalla pioggia e dopo un paio di tentativi per trovare qualcuno che gli fornisse la roba, si erano rintanati sotto la tettoia di un bar, abbracciandosi stretti e baciandosi, felici e innamorati: “quella tavola aveva fatto di sicuro il suo lavoro. Non si INHERENT VICEprocurarono alcuna droga quel giorno ma in qualche modo, improvvisamente, non importava più. Strano che fra tutte le cose a cui poteva fare riferimento nel limitato spazio di una cartolina Shasta avesse scelto quel giorno di pioggia. Anche a Doc era rimasto impresso in qualche modo, pur collocandolo verso la fine del loro periodo insieme, quando lei aveva già un piede fuori dalla porta”. La canzone che accompagna la sequenza, introducendo anche la successiva, è Journey Through the Past di Neil Young: il viaggio nel passato viene però bruscamente inherent vice 12interrotto dal ritorno di Doc in quel luogo, stravolto, rispetto ai suoi ricordi, da una costruzione assai pacchiana, a forma di zanna d’oro, la Golden Fang (sotto il cui nome si celano un cartello della droga indocinese, una società di dentisti che evade le tasse, un veliero misterioso).

L’altro personaggio, oltre a Sashta, da mettere in salvo è Coy Harlingen, sassofonista, ex eroinomane, creduto morto, costretto invece a lavorare come informatore dell’FBI. Il desiderio e l’impegno di Doc per riportarlo dalla moglie e dalla figlioletta sono tanto più inherent vice 13ostinati quanto più l’allontanamento obbligato dell’uomo dalla sua famiglia lo porta a pensare alla separazione da Shasta, oltre al fatto che anche Coy è una figura emblematica: un musicista, un hippie, trasformato in spia dall’FBI, dunque in uno strumento di controllo e di prevaricazione. La splendida sequenza della sua liberazione e del suo ritorno a casa, girata con una luce calda, carica – e tutta la luce del film è di una bellezza da far venire le lacrime agli occhi, immersa nel ricordo, come lo sono certi pomeriggi d’infanzia nell’estate profonda – termina inherent vice 14con Doc inquadrato in primo piano, all’interno della sua auto, e Coy sullo sfondo che riabbraccia la moglie, un po’ sfuocato, occupando solo una porzione dell’inquadratura, quasi fosse lo spazio della nuvoletta che in un fumetto indicherebbe il sogno a occhi aperti di un personaggio (Doc, in questo caso).

Benché paranoica (e la paranoia sembra, negli anni ’70, aver sostituito le grandi speranze degli anni ’60) e confusa, l’immaginazione di Sportello è salvifica sia per se stesso che per l’epoca a cui fa riferimento, tenendola in vita, rinnovandola, resistendo al tempo e al degrado. inherent vice 15“Eppure non c’è modo di evitare il tempo, il mare del tempo, il mare della memoria e dell’oblio, gli anni delle promesse trascorsi e irrecuperabili, della terra quasi autorizzata a rivendicare un destino migliore col solo risultato che la rivendicazione le viene rubata da malfattori fin troppo noti, e presa e tenuta in ostaggio da un futuro in cui ora dovremo vivere per sempre. L’augurio è quello che tutti noi si possa credere che questa nave benedetta sia destinata a inherent vice 16rive migliori, a una Lemuria non sprofondata, ma elevata e redenta, dove misericordiosamente il destino americano non sia riuscito a trapelare”.

L’invenzione narrativa consente a Doc di essere l’eroe di una storia andata in pezzi – come quando da ragazzini ci si immaginava di compiere un’impresa eclatante, che avrebbe messo a tacere i compagni di scuola che ci prendevano in giro e conquistato il cuore dell’amichetto o dell’amichetta di turno – ricomponendo frammento per frammento quel che, altrimenti, verrebbe spazzato via. Gli permette di averla vinta, almeno per una volta, sulla sua nemesi Bigfoot Bjornsen (così indurito per aver dovuto reprimere la propria omosessualità e per inherent vice 17aver perduto, a sua volta, la persona di cui era innamorato, ossia Vincent Indelicato), che accetta di fumare una canna come si fumerebbe il calumet della pace, salvo poi essere in piena e bizzarra “fame chimica” e mangiare tutta la marijuana a sua disposizione.

Quando nel finale del film Doc è in macchina con Shasta e la ragazza dice che forse Sortilège, amica e voce narrante, sa qualcosa di loro che i due non sanno, in realtà si riferisce alla voce interiore di Sportello, poiché Sortilège è una specie di inherent vice 19presenza onnisciente, che indirizza le indagini di Doc e lo consiglia al meglio, e che, assieme a lui, crea il flusso narrativo. “Questo non significa che torniamo assieme” dice il protagonista a Shasta. “Certo che no” risponde la ragazza (ripetendo in maniera incrociata lo stesso scambio di battute che i due avevano avuto subito dopo aver fatto l’amore). A quel punto Doc inizia a sorridere in maniera sempre più ampia, in particolare quando i fari di un’auto che si riflettono inherent vice 21nello specchietto retrovisore (una macchina che li segue?) ne illuminano una parte del viso: Shasta dunque non è ancora sua, dovrà lottare di nuovo per riconquistarla e magari proteggerla da qualche situazione pericolosa, forse proprio da chi, in quel momento, li sta seguendo. La sua paranoia può continuare e con lei l’immaginazione come ultimo atto di resistenza al conformismo di chi guardando una strada non vede altro che una strada, mentre Doc, sotto il selciato, continua a scorgervi la spiaggia.

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2 Risposte to “what a wonderful world this would be: inherent vice

  1. […] legame con lei e tentare di salvarsi. Benché si tratti per molti aspetti di un film diversissimo, Inherent Vice di Paul Thomas Anderson affronta una questione piuttosto simile: la narrazione come strumento di […]

  2. […] ) Inherent Vice (Vizio di forma) di Paul Thomas […]

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