cannes: trois souvenirs de ma jeunesse

27 maggio 2015

Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Trois souvenirs de ma jeunesse di Arnaud Desplechin con Quentin Dolmaire, Lou Roy-Lecollinet, Mathieu Amalric, Elyot Milshtein, Pierre Andrau, Lily Taieb, Raphaël Cohen, Clémence Le Gall, Ève Doé-Bruce, Théo Fernandez, Yassine Douighi, Mélodie Richard, Éric Ruf, André Dussollier, Antoine Bui, Olivier Rabourdinm, Françoise Lebrun

trois souvenirs de ma jeunesse 1Nel corso della vita talvolta capita di sentirsi esiliati da se stessi. Sono brevi episodi, in alcuni casi addirittura piacevoli, quasi ci si potesse prendere una piccola vacanza dal personaggio che ognuno di noi si è costruito negli anni. Ovviamente le cose cambiano quando la condizione di esilio è permanente e, in maniera contorta, l’esilio non è imposto ma cercato sistematicamente.

Paul Dédalus – figura ricorrente nel cinema di Desplechin, così come la maggior parte dei personaggi che popolano i suoi film, colti in una costante situazione di conflitto – torna a Parigi dopo aver trascorso diversi anni in Tadjikistan. Un problema coi documenti lo costringe a ripensare a alcuni momenti della sua giovinezza. Il pretesto dichiarato dello scambio e della perdita di identità – ancora adolescente Paul, in gita scolastica nell’ex URSS, aveva donato il suo passaporto a un ragazzo che, grazie alle nuove generalità, avrebbe trois souvenirs de ma jeunesse 2potuto raggiungere Israele – serve al regista per indagare il “cuore fanatico” di un uomo in fuga dalle sue radici – dalla madre, che soffre di depressione, dalla sua città natale, Roubaix, dal suo Paese e dalla sua lingua: Hannah Arendt diceva che la lingua di un uomo è la sua patria, e Paul Dédalus studia lingue diverse con una certa facilità, e scrive e parla di continuo.

La lingua per Paul è il mezzo attraverso il quale mettere trois souvenirs de ma jeunesse 3ordine, dar forma al flusso magmatico della propria vita, cercare di trattenere i ricordi e non perdersi completamente. Come la parola serve al protagonista per creare una narrazione che dia senso alla sua esistenza, così Esther, la ragazza di cui è innamorato e a cui rimarrà legato per una decina d’anni, funge da catalizzatore e contrappunto. Se in Comment je me suis disputé… (ma vie sexuelle) (1996) trois souvenirs de ma jeunesse 4Paul diceva a Esther “tu es ma patrie”, in Trois souvenirs de ma jeunesse é Esther a riconoscere Paul, a conferirgli un’identità che lui tenta di sfuggire.

Paul è un essere desiderante e il suo desiderio è costantemente agito tramite parola. Il suo modo di amare Esther non è possedere il suo corpo o prendersi concretamente cura di lei, ma scriverle, pensarla come creatura raccontabile: solo facendo della ragazza una narrazione può creare un legame con lei e tentare di salvarsi. Benché si trois souvenirs de ma jeunesse 5tratti per molti aspetti di un film diversissimo, Inherent Vice di Paul Thomas Anderson affronta una questione piuttosto simile: la narrazione come strumento di salvezza dell’identità. Nel film di Anderson il protagonista, Doc Sportello, creava in maniera paranoica un intreccio noir per mettere in salvo dall’oblio, e dalla devastazione castrante del sistema, il suo amore per Shasta e per un’epoca utopistica. In Trois souvenirs de ma jeunesse Paul Dédalus, a sua volta, cerca di mettere in salvo un’utopia, trois souvenirs de ma jeunesse 6non tanto di un amore quanto dell’inattaccabilità di quel sentimento (e di un periodo della sua vita), poiché narrato e dunque inscalfibile, compatto: la realtà non è mai intrinsecamente logica, la narrazione che ne facciamo lo è e ci permette di creare una fortezza e custodire sensazioni che altrimenti si sfalderebbero col passare del tempo e trois souvenirs de ma jeunesse 7con la distanza implacabile della razionalità. Nessuna passione, nessun amore avrebbe ragione di esistere se analizzato con la lente spietata e fredda dell’intelletto. Probabilmente nessuna vita varrebbe la pena di essere vissuta.

Il magnifico film di Arnaud Desplechin è anche un tentativo di esorcizzare la morte: non tanto quella fisica – la sequenza in cui a Paul Dédalus viene mostrato il certificato trois souvenirs de ma jeunesse 9di morte del suo omonimo e, con una certa ironia, il protagonista chiosa “mi scusi, non sono abituato a leggere il mio certificato di morte” risulta piuttosto emblematica – ma quella, appunto, della propria identità. La morte, d’altronde, non sta solo in un cuore che smette di battere ma nella perdita della propria memoria e, di conseguenza, della propria individualità.

L’inquietudine che muove il protagonista, la fuga a perdifiato da se stesso, l’esilio cercato in trois souvenirs de ma jeunesse 10maniera meticolosa, lo portano a un punto di sospensione che si trasforma ben presto in punto di non ritorno, spingendolo, se non fosse per i ricordi che lo tengono ancorato, pericolosamente alla deriva, fino a svanire.

Paul Dédalus fluttua, come fosse un feto, nel liquido amniotico della sua esistenza sghemba. Ma mentre il feto, in attesa di prendere la propria identità, riceve le informazioni e trois souvenirs de ma jeunesse 8il nutrimento dal cordone ombelicale, Paul, che l’identità l’ha smarrita – “io non so più chi sono” – trova il proprio cordone ombelicale in Esther e nelle parole che le dedica, come fossero fossili lì a testimoniare che lui, Paul Dédalus, nato a Roubaix nel 1970, è realmente esistito.

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6 Risposte to “cannes: trois souvenirs de ma jeunesse

  1. […] comportarsi con gli altri (come viene detto nel monologo finale, quello sì, davvero splendido, di Trois souvenirs de ma jeunesse di Arnaud Desplechin). Di cosa ne va in un film come Carol? Che rischi si prende il regista? Cosa […]

  2. […] Cimitery of Splendour di Apichatpong Weerasethakul a Mia madre di Nanni Moretti, passando per Trois souvenirs de ma jeunesse di Arnaud Desplechin, Mountains May Depart di Jia Zhangke fino al geniale film monstre di Miguel […]

  3. […] è un film un po’ così… Hai anche recitato nell’ultimo film di Arnaud Desplechin, Trois souvenirs de ma jeunesse (che molto probabilmente sarà al prossimo Festival de Cannes) Sì, ho una piccola parte. Sei […]

  4. […] un capolavoro come quello di Apichatpong Weerasethakul, snobbare film magnifici come quelli di Arnaud Despelchin e Philippe Garrel, dovrebbe togliere ogni dubbio (semmai ancora ce ne fossero) sulla politica di […]

  5. […] aequo: El Club di Pablo Larraín; Trois souvenirs de ma jeunesse di Arnaud […]

  6. […] May Depart / Al di là delle Montagne) di Jia Zhangke, El Club (Il Club) di Pablo Larraín, Trois souvenirs de ma jeunesse (I miei giorni più belli) di Arnaud […]

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