concorso 33. bergamo film meeting

29 marzo 2015

Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Gente de bien di Franco Lolli con Brayan Santamaria, Carlos Fernando Perez, Alejandra Borrero, Santiago Martinez, Sofía Rivas

Neden Tarkovski olamiyorum… di Murat Düzgünoğlu con Tansu Biçer, Esra Kizildoǧan, Vuslat Saraçoǧlu, Menderes Samancilar, Recep Yener, Sacide Taşaner, Kadim Yaşar, Antonio Stokes

Amnesia di Nini Bull Robsahm con Pia Tjelta, Christian Rubeck

Gente de bienI sette lungometraggi del Concorso del 33. Bergamo Film Meeting sono assai ambiziosi, e meritevoli di attenzione per il tentativo da parte dei registi di intraprendere un percorso stilistico personale. Essendo tutte opere prime talvolta, però, si sente ancora la “paura del debutto” e la difficoltà di slegarsi dagli autori di riferimento, rischiando di portare lavori anche molto interessanti su piani scontati, scegliendo la via più facile o comunque meno rischiosa.

Gente de bien 1Un film come Gente de bien di Franco Lolli, finora il migliore visto in competizione, che ha la sua forza nel viso e nelle movenze un po’ goffe del bimbo protagonista – davvero straordinario per intensità – tende, in qualche momento, a perdere vigore a causa dello schematismo di alcune situazioni, scivolando nel film a tema, mettendosi dunque al riparo da certe ambiguità che da una parte potrebbero risultare azzardate per una comprensione “chiara e definitiva” ma che avrebbero donato all’opera un Neden Tarkovski olamıyorummaggior fascino, lasciando allo spettatore più curioso il compito di cercare una verità tra le immagini e permettendogli di farsi mettere in scacco dal film. Di sicuro si corre il pericolo di essere fraintesi e anche di cadere rovinosamente, ma sarebbe semmai una caduta gloriosa, dal momento che, nel caso di Lolli, il talento è piuttosto evidente.

Neden Tarkovski olamiyorum… (Why Can’t I Be Tarkovsky?) di Murat Düzgünoğlu è invece un Neden Tarkovski olamıyorum 1film assai ironico benché molto amaro: la condizione frustrante di un giovane regista, incompreso anche da amici e fidanzata, che si divide tra le necessità quotidiane, i compromessi e il sogno di poter realizzare almeno un film che brilli di una bellezza pura. In questo caso le forzature più evidenti si trovano in sceneggiatura: è un grande merito saper calibrare la malinconia con l’ironia, rendendo l’opera lieve e non superficiale, ma la contrapposizione quasi geometrica tra vicende che muovono al riso e altre che invece portano alla riflessione alla fine indebolisce l’impianto del film, facendogli perdere mordente e rendendolo meno efficace.

AmnesiaNini Bull Robsahm con Amnesia riporta lo spettatore alle atmosfere nordiche del thriller. Come già lo svedese Turist (Force Majeure) di Ruben Östlund, amatissimo all’ultimo Festival di Cannes, anche Amnesia si muove, in maniera claustrofobica e ossessiva, all’interno del gioco al massacro tra uomo e donna – il primo tenta di esercitare un dominio, anche fisico, sulla compagna. Nonostante i momenti di suspense non manchino e i Amnesia 1protagonisti siano piuttosto convincenti, alcuni snodi appaiono un po’ telefonati e soprattutto il lavoro psicologico sui due personaggi risulta essere a tratti carente e, anche in questo caso, eccessivamente schematico. Sarebbe forse stato più interessante non caratterizzare i due in maniera così netta (uomo-carnefice, donna-vittima), ma svelare, di certo destando scandalo, che, come diceva Pasolini, “non c’è disegno di carnefice che non sia suggerito dallo sguardo della vittima”.

33BFMSe il grande merito del Concorso del Bergamo Film Meeting (ma anche di alcune sezioni parallele di festival come Venezia e Cannes) è quello di dare fiducia e di premiare esordienti, spingendoli a proseguire in una ricerca personale e stilistica, il rischio che si corre – ma in fondo è un rischio calcolato – è di dover farsi largo tra numerosi epigoni che, per timore reverenziale nei confronti dei “maestri” e perché la strada più battuta risulta in definitiva la più facile, faticano a tirar fuori la parte più originale e intima. La speranza è ovviamente che l’accoglienza in manifestazioni cinematografiche come questa li incoraggi e sproni a proseguire nel loro percorso, mettendosi in gioco, con la consapevolezza di poter anche fallire ma, d’altra parte, come diceva Maradona “i rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli”.

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