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Água e Sal di Teresa Villaverde con Galatea Ranzi, Joaquim de Almeida, Alexandre Pinto, Miguel Borges, Lúcia Sigalho, Maria de Medeiros, Chico Buarque de Hollanda, Clara Jost, Joel Miranda, Ana Moreira, Lula Pena, Jorge Sacadura, Paulo Belém, Carla Bolito

Agua e Sal 6A volte capita di trovarsi di fronte a una scena che funziona da chiave di volta per l’intero film. Non si tratta di una scena madre, ma di una sequenza quasi di raccordo, apparentemente senza importanza, di preparazione a qualcosa che verrà dopo. In Água e Sal (2001) Teresa Villaverde inquadra, senza muovere la macchina da presa, Ana (Galatea Ranzi) mentre al tavolino di un’osteria che affaccia sull’Oceano Atlantico, al tramonto, mangia ostriche e beve vino bianco. La sera ci sarà una festa di paese e lei è sola. Il marito, col quale è in crisi, e la figlia sono a Milano. La donna sta lavorando a un progetto su persone che, per motivi diversi, sono imprigionate: chi in carcere, chi prigioniero di una situazione, chi bloccato da un legame. Qualche giorno prima, mentre era sulla spiaggia aveva salvato la vita a un uomo che stava per essere travolto da un motoscafo.

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Gente de bien di Franco Lolli con Brayan Santamaria, Carlos Fernando Perez, Alejandra Borrero, Santiago Martinez, Sofía Rivas

Neden Tarkovski olamiyorum… di Murat Düzgünoğlu con Tansu Biçer, Esra Kizildoǧan, Vuslat Saraçoǧlu, Menderes Samancilar, Recep Yener, Sacide Taşaner, Kadim Yaşar, Antonio Stokes

Amnesia di Nini Bull Robsahm con Pia Tjelta, Christian Rubeck

Gente de bienI sette lungometraggi del Concorso del 33. Bergamo Film Meeting sono assai ambiziosi, e meritevoli di attenzione per il tentativo da parte dei registi di intraprendere un percorso stilistico personale. Essendo tutte opere prime talvolta, però, si sente ancora la “paura del debutto” e la difficoltà di slegarsi dagli autori di riferimento, rischiando di portare lavori anche molto interessanti su piani scontati, scegliendo la via più facile o comunque meno rischiosa.

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Die Puppe di Ernst Lubitsch con Ossi Oswalda, Victor Janson, Hermann Thimig, Max Kronert, Gerhard Ritterband, Marga Köhler, Jakob Tiedtke, Josefine Dora, Paul Morgan, Hedy Searle, Arthur Weinschenk

die puppeNonostante Ernst Lubitsch declini in Die Puppe (La bambola di carne, 1919) la tematica dell’automa in maniera comica e lieve, lavorando con arguzia sulla sceneggiatura e lasciando gli sprazzi d’inquietudine alla messa in scena espressionista, di fronte a questo capolavoro del cinema muto si rimane spiazzati per la modernità dell’opera e per la capacità del regista di trovare un equilibrio perfetto tra i toni della commedia e il turbamento: Lubitsch, con grazia quasi miracolosa, riesce a far accettare allo spettatore l’assunto che, in fondo, la donna ideale sia la donna morta, dal desiderio mortificato, annullato, a favore di quello die puppe 1maschile, che può così avere il totale dominio sulla compagna, evitando il pericolo dirompente di ciò che resta, per lui, invisibile agli occhi, ossia il piacere femminile. Eppure al termine della visione di Die Puppe lo spettatore è tutt’altro che pacificato (nonostante l’happy end che ribalta l’assunto di base – alla fine, benché con uno stratagemma, il protagonista sposerà una donna in carne e ossa) come se i conti non tornassero e, dietro al ritmo brioso e alle situazioni divertenti, si celasse qualcosa di abominevole.

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Ať žije myš (Long Live the Mouse) di Pavel Koutský

Kavárna (Café) di Pavel Koutský

koutskyCon tratti scarni e nervosi Pavel Koutský, a cui il 33. Bergamo Film Meeting ha dedicato una vera e propria retrospettiva e un’esposizione di alcuni dei suoi disegni, mostra con una semplicità disarmante come la dialettica sia imprescindibile dall’essere umano. Nei suoi corti animati l’uomo è sempre diviso tra pulsioni e comportamenti contrapposti, spesso camuffando con la buona educazione istinti aggressivi e violenti, che svelano la volontà di sopraffazione del più forte sul più debole.

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Les salauds vont en enfer di Robert Hossein con Marina Vlady, Serge Reggiani, Henri Vidal, Jacques Duby, Robert Dalban

Stage Door di Gregory La Cava con Katharine Hepburn, Ginger Rogers, Andrea Leeds, Lucille Ball, Eve Arden, Ann Miller, Gail Patrick, Constance Collier, Adolphe Menjou, Samuel S. Hinds, William Corson, Pierre Watkin, Grady Sutton, Frank Reicher

stage door 2Passata da poche ore la giornata dedicata alle donne, tra mimose, articoli di (giusta) indignazione per le ancora numerose violenze subite da madri, fidanzate, mogli, bambine, buoni propositi affinché si raggiunga finalmente la parità dei sessi, quello che resta sono bouquet già sfioriti e parole che purtroppo domani verranno scordate.

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Les Girls di George Cukor con Gene Kelly, Kay Kendall, Mitzi Gaynor, Taina Elg

les girlsI film proiettati a mezzanotte, si sa, sono sempre un po’ snobbati ai festival: è tardi, tutti sono stanchi, la mattina dopo si inizia presto. Eppure la scelta del 33. Bergamo Film Meeting di programmare il magnifico Les Girls (1957) di George Cukor alle 00.15 del primo giorno dell’ormai storica manifestazione cinematografica è stata azzeccatissima. Non c’è nulla di più vicino all’attività onirica di un musical di questo tipo: verità e menzogna che si mischiano di continuo, messa in scena chiaramente posticcia, colori sgargianti e inverosimili (la straordinaria bellezza del Technicolor!). Spesso, dopo aver sognato, si rimane col dubbio di aver visto una situazione reale, cioè che avrebbe potuto accadere o che magari è già accaduta (a livello logico tout se tient), eppure qualcosa sfugge e, ancora un po’ intontiti, finiamo per esclamare “Ma non è possibile! Allora era tutto falso!”.

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