adieu au langage

21 novembre 2014

Adieu au langage di Jean-Luc Godard con Roxy Miéville, Héloise Godet, Kamel Abdeli, Richard Chevallier, Zoé Bruneau, Jessica Erickson, Alexandre Païta, Jean-Philippe Mayerat, Florendhdhce Colombani, Nicolas Graf, Christian Gregori, Marie Ruchat, Jeremy Zampatti, Daniel Ludwig, Gino Siconolfi

Le propos est simple
une femme mariée et un homme libre se rencontrent
ils s’aiment, se disputent, les coups pleuvent
un chien erre entre ville et campagne
les saisons passent
l’homme et la femme se retrouvent
le chien se trouve entre eux
l’autre est dans l’un
l’un est dans l’autre
et ce sont les trois persone
l’ancien mari fait tout esplose
un deuxième film commence
le même que le premier
et pourtant pas
de l’espèce humaine on passe à la métaphore
ça finira par des aboiements
et des cris de bébé

Jean-Luc Godard

Il potere agli operai!
No alla scuola del padrone!
Sempre uniti vinceremo,
viva la rivoluzione!
(…)
La violenza, la violenza,
la violenza, la rivolta;
chi ha esitato questa volta
lotterà  con noi domani!

Alfredo Bandelli

adieu au langage 1Una nuvola attraversa la luna piena, tagliandola a metà. Un rasoio squarcia l’occhio di una donna: la rivoluzione (del visivo) non può che essere violenta. Il gesto cruento che apre Un chien andalou (1929) di Luis Buñuel è la metafora di una rottura col passato, con un certo modo di guardare: l’occhio così com’è non serve più, servono “occhi nuovi”, o meglio, l’occhio non è più sufficiente per vedere. Godard compie una rivoluzione non meno violenta e capitale con Adieu au langage, in cui lo spettatore, per vedere, è costretto a forzare i suoi occhi potenziati (o depotenziati) dagli occhialini 3D. Mutuando Louis-Ferdinand Céline, Godard cerca di trovare la piattezza nella profondità, mentre l’uso comune del 3D porta a cercare la profondità nella piattezza. Dunque perché utilizzare la terza dimensione? Perché la terza dimensione è il modo di rappresentare la realtà nel momento in cui l’Immaginario è collassato totalmente nel Reale, tra l’altro in maniera del tutto inconsapevole.

“E adieu au langage 2così il crollo della realtà nell’iperrealismo, nella reduplicazione minuziosa del reale, di preferenza a partire da un altro medium riproduttivo – pubblicità, foto, ecc. – di medium in medium il reale si volatilizza, diventa allegoria della morte, ma si rafforza anche con la sua stessa distruzione, diventa il reale per il reale, feticismo dell’oggetto perduto – non più oggetto di rappresentazione, ma estasi di negazione e della propria terminazione rituale: iperreale. adieu au langage 3Il realismo inaugurava già questa tendenza. La retorica del reale segnala già che lo statuto di quest’ultimo è già gravemente alterato (l’età d’oro è quella dell’innocenza del linguaggio, dove esso non deve raddoppiare ciò che dice con un effetto di realtà). Il surrealismo è ancora solidale con il realismo che contesta, ma raddoppia con la sua irruzione nell’immaginario. L’iperreale rappresenta una fase ben più avanzata, nella misura in cui adieu au langage 4anche questa contraddizione del reale e dell’immaginario vi è cancellata. L’irrealtà non è più quella del sogno o del fantasma, d’un al-di-là o d’un al-di-qua, è quella dell’allucinante somiglianza del reale a se stesso” (Jean Baudrillard, Lo scambio simbolico e la morte).

La dialettica tra Nature e Métaphore, tra Biologia e Cultura (o Storia), ha sempre caratterizzato il cinema di Jean-Luc Godard. In Notre musique adieu au langage 5(2004) – ma si potrebbe citare anche Film Socialisme (2010), con cui Adieu au langage ha numerosi punti in comune – viene spiegato cos’è il Reale e cos’è l’Immaginario attraverso un esempio. Due uomini si trovano a Elsinore di fronte a un castello. Il primo guarda il castello senza particolare emozione, ma quando il secondo gli dice che quello è il castello di Amleto, il suo sguardo cambia e così la sua percezione del luogo.
“Elsinore: le Réel
Hamlet: l’Imaginaire
Champ et contre-champ
Imaginaire: certitude
Réel: incertitude
Le principe du cinéma: aller à la lumière et la diriger sur notre nuit. Notre musique”.
adieu au langage 6Dunque, il modo per realizzare la dialettica nel cinema è l’uso del campo e del contro-campo. Ma come è possibile realizzare la dialettica nel momento in cui uno dei due poli, l’Immaginario, è collassato nel Reale (la metafora nella natura)? Dunque le sovrastrutture culturali che l’uomo si è creato non l’hanno preservato dalla sua adieu au langage 7riduzione in semplice essere biologico: “Il venir meno del grande Altro presenta dunque due conseguenze interconnesse, sebbene opposte: da un lato, questo fallimento della finzione simbolica induce il soggetto a affidarsi sempre di più a simulacri immaginari, agli spettacoli sensuali che oggi ci bombardano da tutte le parti; dall’altro, scatena un bisogno di violenza nel Reale del corpo stesso” (Slavoj Žižek, Il soggetto scabroso, 2003).

adieu au langage 11D’altra parte, come affermava lo stesso Godard nelle Histoire(s) du cinéma (1988-1998): “Il popolo delle sale buie per cinquant’anni ha bruciato l’immaginario per scaldare il reale. Ora quest’ultimo si vendica e vuole vere lacrime e vero sangue”.

Di nuovo, come fare, dunque, a riproporre la dialettica nel momento in cui uno dei due poli è collassato nell’altro? “Je cherche la pauvreté dans le langage”, adieu au langage 10fino a poter dire addio al linguaggio a cui siamo abituati, anche perché, ormai è un linguaggio svuotato e reiterato, una prigione, e non ci si può rifugiare nemmeno nell’inconscio – Lacan sosteneva che l’inconscio fosse strutturato come un linguaggio. Dunque il vizio è radicato e ormai “Je n’ai plus mon cœur dans ma bouche”.

La via d’uscita sta in una coppia, un uomo e una donna, e un cane.
adieu au langage 12La coppia è in un appartamento: parla, si confronta, ma questo ha poca importanza. C’è anche una seconda coppia, ce ne potrebbero essere migliaia, non cambierebbe nulla, poiché questa coppia è paradigmatica: la donna è il suo pube, l’origine du monde, “Les antien Apaches, la tribu des Chikawahs, ils appellent le monde la forêt”; lui espleta le proprio funzioni corporali, trovando adieu au langage 8una verità negli escrementi, ma fondamentalmente ponendosi in contrapposizione alla donna, benché, come lei ridotto alla sua stessa biologia. Da lei origina la vita, da lui viene evacuato ciò che la sostiene (il cibo). Come porre in una condizione dialettica i due, forti solo dei loro corpi, senza ricorrere alla metafora? Attraverso il ribaltamento di una tecnica, il 3D, che con il suo iperrealismo è il linguaggio che più si confà alla adieu au langage 9presenza del solo Reale, della sola natura. Ma invece di potenziare l’immagine, aumentando la profondità, Godard rompe l’immagine e obbliga lo spettatore, che, munito di occhialini, si domanda se non ci sia qualche difetto di proiezione, a stringere le palpebre per mettere a fuoco, fino a capire che chiudendo un occhio, riaprendolo e chiudendo l’altro, l’immagine si vede perfettamente, ma quell’immagine è due e è un campo e contro-campo. Mentre il falso campo e contro-campo di His adieu au langage 13Girl Friday (La signora del venerdì, 1940) di Howard Hawks, citato sempre in Notre musique, era un esempio chiaro di come non funziona la dialettica, poiché la macchina da presa passava da Cary Grant a Rosalind Russell, impegnati in una conversazione telefonica, senza che vi fosse alcuna differenza tra l’uomo e la donna (quindi fine delle divergenze, fine della dialettica), Godard, che parte da una situazione in cui la dialettica è adieu au langage 14scomparsa (e con lei è finita anche la Storia), la ricrea partendo da due immagini naturali che si contrappongono nell’immagine. L’uno è diventato due. Dove c’era un annullamento, una fine, ora c’è un nuovo inizio, puro, vergine, primigenio, come lo sguardo del cane.

Il cane, Roxy, è il cane di Godard, unico essere che ama più l’altro di se stesso, che guarda adieu au langage 15come noi non siamo più in grado di guardare, resi ciechi dalla nostra coscienza, che è nudo e non lo è (perché non sa di esserlo). Allora il cane diventa il paradigma di un nuovo sguardo e, magari, di una rinascita. “Ça finira par des aboiements et des cris de bébé”. Adieu au langage è un addio a un linguaggio ormai finito, che deve essere distrutto e abbandonato, ma anche un benvenuto a un nuovo linguaggio, dal momento che, come dice Godard, nel Canton Vaud, in Svizzera, dove lui vive, “Adieu veut dire aussi bounjour”.

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