deux jours, une nuit

17 novembre 2014

Deux jours, une nuit di Jean-Pierre e Luc Dardenne con Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne, Simon Caudry, Catherine Salée, Batiste Sornin, Alain Eloy, Myriem Akeddiou, Fabienne Sciascia, Timur Magomedgadzhiev, Hicham Slaoui, Philippe Jeusette, Yohan Zimmer, Christelle Cornil, Laurent Caron, Franck Laisné, Serge Koto, Morgan Marinne, Gianni La Rocca, Ben Hamidou, Carl Jadot, Olivier Gourmet

deux jours une nuit 1Due giorni e una notte è il tempo che rimane alla protagonista per convincere i colleghi di lavoro a rinunciare al bonus, promesso dall’azienda a ognuno di loro poiché viene tagliata una figura del personale (la donna, appunto), per permetterle di essere reintegrata. Ognuno di loro ha una situazione economica difficile, vede nei mille euro in più la possibilità di tirare il respiro, anche solo per poco: una rata del mutuo da pagare, una tassa per la scuola dei figli, un elettrodomestico da cambiare. A questo punto qualcuno si dimostrerà solidale con la protagonista, altri si rifiuteranno di aiutarla. La peregrinazione di casa in casa della donna, costretta a elemosinare la compassione degli altri – numerose le volte in cui, pur disperata, preferirebbe tirarsi indietro perchè sente di forzare nella scelta i colleghi che per lei provano fondamentalmente pena, salvo poi riscoprire la solidarietà umana – la umilia e la rende ancor più fragile: una delle scuse addotte per il licenziamento era stata la sua condizione depressiva.

deux jours une nuit 4Nonostante le ragioni di chi si rifiuta di darle una mano sembrino superficiali e frivole rispetto alla situazione in cui viene gettata la donna (tu non paghi una rata della macchina ma lei perde il lavoro), quel che risulta davvero aberrante è il sistema per cui i lavoratori vengono messi gli uni contro gli altri, mors tua vita mea (tema che si ritrovava anche in Rosetta, 1999), dove è scomparsa qualsiasi solidarietà di classe.

deux jours une nuit 10E il punto è proprio questo: chi prova compassione per la protagonista e decide di rinunciare al bonus per farla reintegrare nel posto di lavoro, compie un atto di solidarietà umana, certo ammirevole, ma che non ha nulla a che fare con la coscienza di classe e con un tipo di comunanza che dovrebbe associare tutta una categoria. Io non devo provare pena per la donna – che oltretutto dimostra nel finale una deux jours une nuit 6dignità e una consapevolezza (lei sì) di classe che nessuno dei colleghi è in grado di dimostrare –  io mi devo indignare. Io non devo penalizzare un mio simile, io devo essere contro chi questo sistema lo crea e lo perpetua. E l’unico modo è rifiutarlo.

Ogni volta che i lavoratori vengono messi di fronte alla scelta (falsa) di dover decide se perdere un loro diritto (o il diritto di qualcuno di loro) a favore di un altro diritto (che già dovrebbe essere garantito), non si deux-jours-une-nuit-2dovrebbe scegliere. Bisognerebbe semplicemente rifiutarsi di entrare nel sistema perverso messo in atto da un’azienda (si pensi, su tutti, alla Fiat, per esempio). E quello a cui si dovrebbe pensare non è “poverino, se io domani fossi nei suoi panni”, ma “è ingiusto”. La compassione non è uno strumento di lotta, l’indignazione lo è, la consapevolezza che dei diritti sono stati lesi dovrebbe far scegliere di non accettare il tranello ricattatorio e immorale che ormai viene propinato sempre più deux jours une nuit 7spesso, perchè ormai di fronte al bisogno non si guarda in faccia a nessuno. E questo rende l’essere umano uno schiavo in balìa non solo delle manipolazioni di chi governa un’azienda, ma anche della propria condizione priva di qualsiasi dignità.

Non so dire se il film dei Dardenne sia un bel film, credo di sì, anche perchè il loro stile è conosciuto, così come la loro maniera di mettere in scena, le loro tematiche e i film alla fine sono sempre buoni. Forse è un film un po’ furbo, commovente. Non lo so. Però credo sia un film giusto. E necessario.

 

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