ancora su pasolini di abel ferrara

6 ottobre 2014

Continuando a pensare, a distanza di settimane dalla proiezione veneziana, al magnifico Pasolini di Abel Ferrara (di cui ho già scritto) e alla luce di numerose obiezioni, critiche e, forse, incomprensioni che la visione di questo film ha scatenato, riporto qui alcuni pensieri (già espressi di getto in una accesa discussione in Internet), che probabilmente fungono da risposta a quanto letto e sentito finora.

dafoe ferrara 1Ferrara ha fatto l’unica dichiarazione d’amore possibile a quello che considera non solo un ispiratore, un mentore, ma soprattutto un “fratello”, cioè si è fatto carico di quel che è rimasto incompiuto cercando di dargli una forma che fosse coerente non tanto stilisticamente (qualcuno ha detto “ma Pasolini non avrebbe mai girato Porno-Teo-Kolossal in quel modo”, no, infatti non l’ha girato lui ma Ferrara pasolini 1che non ha cercato di fare un’imitazione…) ma che mettesse in luce ciò che per entrambi è il filtro di tutto: il corpo. Ferrara sa benissimo che per Pasolini (come per se stesso e il suo cinema) il corpo è al centro di ogni esperienza, anche quella letteraria o artistica, perché è pulsionale e la pulsione genera ossessione e l’ossessione è quel che muove sia Ferrara che Pasolini.

Tutta l’opera di Pasolini scaturisce dal corpo e dalle sue ferrara 2pulsioni. Mischiarsi con la realtà per “vedere altre cose, più cose” significa portare il proprio corpo in strada. Non è un caso che desse una tale importanza alla sessualità e non è un caso che Ferrara scelga di mettere in scena proprio l’Appunto 55. Il Pratone della Casilina per Petrolio e l’arrivo a Sodoma con la Festa della Fecondazione per Porno-Teo-Kolossal. Se prendiamo l’Appunto 55, in cui Carlo ha ripetuti rapporti sessuali con ragazzi provenienti dal dafoe 1sottoproletariato, ai nostri occhi ciò può anche risultare “sconcio” (aggettivo col quale più di una persona ha definito le due sequenze di cui sopra), eppure bisognerebbe tener presente che il venire a contatto diretto con gli umori di questi ragazzi “purifica” Carlo (che è un borghese). Per cui anche la sconcezza, così come il peccato, è nell’occhio di chi guarda. Il lavoro di Ferrara e di Dafoe (davvero impressionante) sul corpo (e i gesti, le movenze, le espressioni, la dolcezza della voce) non sono di tipo mimetico (Willem Dafoe non è Alighiero Noschese) ma, appunto, di tipo evocativo: l’impressione del tutto straniante è quella di rivedere in vita chi in dafoe 4vita non è più, eppure è… E non può che essere un corpo Altro a fare sentire questo scarto. Dunque, in fondo, quel che si prova, a metà tra l’esperienza onirica e lo spaesamento, è una specie di Unheimlich che, in quanto tale, non può che “far problema”. E il suo far problema è coerente con la problematizzazione che il corpo stesso pone: pagine, immagini, parole, libri, non sono nulla senza il corpo, perché il corpo è “un carnaio di segni” ma è anche quel che “sente” la pasolini-5ferita, il dolore, il desiderio, la pulsione. Ferrara avverte Pasolini come “fraterno” perché entrambi hanno attraversato (o sono scesi) lo stesso inferno, quello dell’ossessione e della conseguente “crisi d’astinenza” (che avrà di certo risvolti psicologici ma senza dubbio ha ripercussioni fisiche: fa male). D’altra parte senza rischio e senza ossessione sia Pasolini che Ferarra non esisterebbero. Mi viene da dire che questo film, come tutto il cinema di Ferrara, è 4 44 last day on earthmagnetico e vischioso – è proprio una sensazione fisica – perché “ti tira dentro”. I suoi film si muovono in modo strano, sembrano sgangherati ma alla fine si ritrova una coerenza impressionante. E il movimento che fa è a suo modo seducente e misterioso, come lo strano dipinto circolare all’interno del quale sono sdraiati i due protagonisti nel finale di 4:44 Last Day on Earth che ricorda da vicino il movimento dell’acqua faustprodotta dal tuffo di Faust e Margherita nel pre-finale del film di Sokurov… Ma al di là di queste divagazioni mi pare che la capacità di Ferrara sia quella di inoculare una specie di ultracorpo alla visione del film che spinge, nei giorni successivi, a tornarci sopra, come se, senza accorgersene, si fosse immersi in qualcosa, appunto, di vischioso… ma tutto rimane, in effetti, come in un sogno, poco chiaro, anche perché, in dafoe asti davoli ferrara scamarcioquesto caso particolare, il tempo gioca un ruolo fondamentale: per Ferrara Pasolini è vivo poiché è a sua volta un ultracorpo (e in questo, la scelta della lingua non è casuale): c’è sempre una situazione di spaesamento con chiunque lui parli. D’altra parte Pasolini era, appunto, oltre la contingenza dell’istante (e in anticipo sui tempi) come una pagina di un diario aperta su un giorno successivo a quello attuale. Dunque Pasolini è vivo perché oltre e fuori dal tempo e, ferrara 1per questo motivo, perfettamente in tempo, anche nel tempo attuale. Nel passato, come nel futuro. E dunque nel presente… Questo film può anche essere visto come un viaggio di Orfeo nell’Ade a ritrovare Euridice… A questo punto mi pare evidente che il Pasolini di Ferrara non può e non vuole essere un biopic, dunque potrà anche avere pecche filologiche (e certo ricercare una fedeltà di questo tipo nel cinema di Abel Ferrara mi pare quanto meno ridicolo, oltre che Pier Paolo Pasolinitotalmente inutile), ma se una persona pensa anche solo al finale (la Callas, quel che dice Ninetto-Eduardo, le architetture dell’Eur e le statue imperiali – così care al fascismo – e la Roma terminale eppure straordinariamente bella, e dunque la Forza del Passato, e poi la pagina del diario, già scritta e aperta su un giorno successivo alla sua morte…) forse riesce a intuire in quale zona si muove il regista.

dafoe 2Per concludere, solo due note a margine. È comunque davvero molto triste constatare, dai commenti al film letti in questo periodo, che il cinema venga ancora considerato secondario se non addirittura ancillare alla letteratura (non ci si può avvicinare a un autore con questa libertà, si rischia di tradirlo, di sbagliare, ma non era così che lui aveva scritto, detto, respirato, ecc., che mi sembra un discorso simile a quello fatto a Quentin Tarantino per Inglourious Basterds, che non ferrara 3avrebbe dovuto stravolgere così la Storia, che è Storia con la S maiuscola e insomma come si permette…) mentre, forse, dovrebbe essere considerato un’arte con la medesima dignità delle altre, in cui un autore può prendersi la libertà anche di far parlare Pasolini in americano. Seconda cosa, l’incomprensione dell’uso dell’americano e dell’italiano nella versione originale di Pasolini e il doppiaggio che, per alcuni, non può che migliorare una scelta linguistica sentita come “casuale”, con l’aggiunta dafoe asti davolidella pessima pronuncia da parte degli attori nel momento in cui non recitano nella loro lingua madre, tanto da far pensare che il film, in fondo, fosse pensato come opera “da doppiare”. Il film non era concepito per essere doppiato perché Ferrara non lavora come lavorava Fellini, per esempio, che spesso mentre girava non era ancora sicuro delle battute da far dire ai suoi attori e comunque non lavorava con la presa diretta del suono – tutti ricorderanno Valentina Cortese che ne La nuit pasolini 3américaine (Effetto notte) di Truffaut dice che Fellini le faceva pronunciare dei numeri, tanto dopo tutto veniva doppiato. Ferrara non lavora e non ha mai lavorato in questo modo. Il film era concepito così: in Francia uscirà in originale sottotitolato in francese, a Toronto non è stato doppiato tutto in americano, ma è stato presentato in lingua originale con le sole parti italiane sottotitolate – e nessuno si è lamentato di questo, almeno sulla stampa dafoe 3-, dunque nella stessa versione della Mostra del Cinema di Venezia; successivamente uscirà in tutti i Paesi che, beati loro, non prevedono il doppiaggio, in originale con i sottotitoli. Mi rendo conto che l’inglese di Mastandrea non era buono e l’italiano di Dafoe non aveva un lieve accento emiliano, però non credo Mastandrea dovesse sostenere l’esame TOEFL per l’inglese, così come non credo che Dafoe dovesse fare lo stesso in italiano. Inoltre, a voler essere precisi, Pasolini non parla un po’ in italiano e un ferrara 4po’ in inglese a caso: parla in americano quando parla da intellettuale (le interviste – a parte la frase in francese a Antenne 2, che tra l’altro contiene un errore, anche nella versione originale, dello stesso Pasolini – i discorsi su Montale e Penna, ecc.) e quindi sono coloro che gli stanno attorno a piegarsi all’americano per avvicinarsi a lui, mentre parla in italiano nei momenti pasolini 4di tenerezza con la madre (quando lei lo va a svegliare e lui le prende le mani e gliele bacia) e quando parla con Pelosi, perché in quel caso è lui a avvicinarsi a loro e usa una lingua che suona più viscerale e arcaica. Tra l’altro anche questo aiuta a creare una situazione di spaesamento che è, appunto, onirica, tanto da farmi venire in mente, anche se magari c’entra poco, un film di Francis Ford Coppola, Youth Without youth without youthYouth (Un’altra giovinezza, tratto da Mircea Eliade, tra l’altro amatissimo anche da Pasolini), in cui la donna, tornando in una sorta di trance a epoche passate, inizia a parlare lingue sconosciute, incomprensibili (a lei in stato di veglia e ai più, e se non sbaglio anche al protagonista), che la donna non sapeva di saper parlare… A me quel tentativo, quello sforzo di Pasolini-Dafoe di parlare Photocall del film 'Pasolini' - Festival di Veneziaitaliano, “suonava” più o meno in quel modo… Ma questa di Coppola è un’altra divagazione. Insomma, la non perfezione della pronuncia linguistica (così come molte delle critiche indirizzate a Pasolini) mi pare abbastanza secondaria… come se io dicessi che Ulysses di Joyce è illeggibile perché l’ho comperato in edizione economica e la carta su cui è stampato non è un granché…

Annunci

7 Risposte to “ancora su pasolini di abel ferrara”

  1. […] Continuando a pensare, a distanza di settimane dalla proiezione veneziana, al magnifico Pasolini di Abel Ferrara: ancora su pasolini di abel ferrara […]

  2. Bellissimo articolo! Sono d’accordo su ogni cosa. Io l’ho visto doppiato, quindi non posso sapere com’era la versione originale. Io l’ho trovato profondo, un buon lavoro. Le critiche le ho trovate eccessive, anche se su alcune parti si poteva fare meglio. Dafoe è stato eccezionale. Ho avuto anche l’occasione che dopo la proiezione è venuto Abel Ferrara a parlare del film. Con le sue parole ho capito che questo è sia un omaggio allo scrittore, ma anche una critica all’uomo vittima della società.

  3. Ciao Riccardo,
    grazie di essere passato di qui! E grazie per quello che scrivi. Immagino sia stato molto interessante l’incontro con Ferrara. Mi è capitato di sentirlo parlare di Pasolini e del film e ne sono rimasta molto colpita: non solo per l’empatia nei confronti di Pasolini, ma anche per la profonda coerenza del suo discorso (anche in relazione al suo cinema).
    Un caro saluto
    gloria

  4. Giacomo said

    Ho trovato queste note, così come l’articolo pubblicato anche su Cineforumweb, estremamente interessanti; a tratti anche illuminanti per trovare chiavi di lettura e di indagine che andassero oltre l’analisi specifica di questo film.

    Mi riferisco in particolare al discorso sul corpo come fattore pulsionale e veicolo di ossessione come base su cui costruire una poetica autoriale e, più nello specifico cinematografico, visiva.

    Certo, sono temi cari a tanto cinema; nel gioco dei rimandi vi propongo però questa questa sequenza di Shame (2011) che mi è venuta in mente guardando “Pasolini”:

    La Nuova Sodoma è qui e ora? Stavolta non c’è nessuna purificazione, solo ossessione.

    A proposito di diari aperti sulla pagina del giorno successivo…

    Ciao!

    • Ciao Giacomo,
      innanzi tutto grazie di essere passato di qui! Sì, ci sono autori che pongono il corpo come vero e proprio filtro per la realtà, altri che lo negano, quasi fosse una stampella anche un po’ ingombrante. Mi sembra comunque ci sia, in maniera diversa, da parte di molti, un ritorno al “biologico” (Cronenberg, che a dire il vero non lo ha mai abbandonato, l’ultimo, magnifico, Godard, ma anche il film di Amalric, “La chambre bleue”…). Il dittico “Hunger” e “Shame” di Steve McQueen, che tu giustamente citi, utilizza il corpo per spingersi verso un assoluto. In quel caso il regista non è interessato a una purificazione, ma il corpo diventa il mezzo per arrivare a un assoluto che viene ricercato e inseguito (nel bene e nel male).
      Pasolini (e Ferrara lo coglie molto bene, conoscendo a sua volta le reazioni del corpo, il morso, il dolore, il piacere), dotato di una lucidità straordinaria, usa il corpo come strumento di investigazione della realtà. Non sono sufficienti i pensieri se in gioco non c’è anche la materia corporea coi suoi umori. Il rischio ovviamente diventa alto. Altrettanto alta è la sua arte.
      Un caro saluto e grazie ancora
      gloria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: