sopra e sotto valutati

16 luglio 2014

Cineforum.it ha chiesto ai suoi collaboratori un breve elenco di cinque film (a seconda delle opinioni e dei gusti di ognuno, ovviamente) sopravvalutati e di cinque sottovalutati. Dato per scontato che cinque titoli sono troppo pochi sia per i film sopravvalutati sia per quelli sottovalutati, questo è un brevissimo elenco, non esaustivo, di opere che per lo più ho detestato, ma sono state osannate dalla critica e, in alcuni casi, sostenute dal pubblico, e di altre pellicole da me molto amate ma quasi totalmente dimenticate dagli spettatori e spesso mal comprese da critici e appassionati.

Sopravvalutati

nuovo cinema paradisoNuovo Cinema Paradiso (1988) di Giuseppe Tornatore: film furbo e ricattatorio, riduce lo spettatore al cane di Pavlov, coprendo con musica e movimenti di macchina una sceneggiatura a tratti imbarazzante e un’idea di cinema vecchia e reazionaria;

happinessHappiness (1998) di Todd Solondz: il regista sceglie accuratamente tutti gli espedienti retorici a disposizione per rendere shockanti situazioni che già di per sé risultano insopportabili. Banalizzazione e ribaltamento della “banalità del male”, confezionato apposta per disturbare platee che, di fronte all’eccesso a cui hanno appena assistito, possono serenamente “chiamarsi fuori”;

la meglio gioventuLa meglio gioventù (2003) di Marco Tullio Giordana: semplificazione quasi grottesca degli anni ’60 e ’70, revisionista e conciliatorio, il film è l’esempio più chiaro di un cinema compromesso e di compromesso. Involontariamente comica la sequenza di Alessio Boni-fantasma che torna dall’aldilà per dare la benedizione alla nuova coppia composta dalla vecchia fiamma e dal fratello;

batalla en el cieloBatalla en el cielo (2005) di Carlos Reygadas: incomprensibile l’amore di certa critica per Reygadas che volutamente sadizza lo spettatore con immagini ributtanti, mettendo in scena umanità terminali, e ammantando il tutto con un moralismo intollerabile. Schematico e falso nel suo scandalo facile, Batalla en el cielo è forse l’emblema più preciso di un certo tipo di cinema che nasce e muore nella sua stessa provocazione. Parente stretto dei film di Ulrich Seidl e Todd Solondz.

inceptionInception (2010) di Christopher Nolan: regista di sicuro talento ma battezzato a sproposito “il nuovo Kubrick”, Nolan fa un film sull’immaginazione molto scritto e assai poco immaginato, per nulla evocativo, che invece di “aprire” al mistero della mente (e dei sogni), “chiude”, rendendo quel mondo un luogo asfittico e privo di fascino.

 

Sottovalutati

the blue gardeniaThe Blue Gardenia (Gardenia blu, 1953) di Fritz Lang: tra i numerosi capolavori di Lang, questo è probabilmente il più snobbato e misconosciuto, mentre bastano poche sequenza per rendersi conto che ci si trova di fronte a una pellicola di rara bellezza, che affronta la cultura sessuofoba degli anni ’50, il senso di colpa come specchio deformante della realtà, e l’invadente presenza della stampa, priva di qualsiasi etica e limite;

la prima notte di quieteLa prima notte di quiete (1972) di Valerio Zurlini: Valerio Zurlini è forse uno dei registi italiani più (colpevolmente) sottovalutati e La prima notte di quiete è un capolavoro crepuscolare sul tentativo disperato di dar forma a un sogno e sul suo tragico fallimento. Lo spazio in cui si muovono i protagonisti non fa da semplice sfondo, ma è un personaggio a tutti gli effetti, rendendo l’opera ancor più straniante e enigmatica;

identificazione di una donnaIdentificazione di una donna (1982) di Michelangelo Antonioni: considerato un film minore, è invece una straordinaria pellicola sul mistero dell’eterno femminino, sulla creatività artistica quale mondo separato e irrimediabilmente invischiato nella realtà, sulla presenza impenetrabile della natura. Mai rivolto al passato, il cinema di Antonioni è sempre un al di là, un “oltre”;

hereafterHereafter (2010) di Clint Eastwood: poco compreso dalla critica, che ne è rimasta in buona parte delusa, Hereafter è una sorprendente riflessione sul rapporto dicotomico tra realtà – come costruzione posticcia dell’esistenza – e immaginazione, irresistibile e misteriosa, forza sovvertitrice dell’impianto fittizio di tutta una vita e, al tempo stesso, cura del trauma;

un ete brulantUn été brulant (2011) di Philippe Garrel: pochi film sono stati stroncati con tanta ferocia da critica e pubblico. Totalmente incompreso, il film di Garrel è una presa di coscienza tragica dell’impossibilità odierna dell’arte, della politica, dell’amore, con la consapevolezza che la Storia sia andata in un’altra direzione. È anche un grande omaggio a Le mépris (1963) di Jean-Luc Godard.

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