cannes 9: maps to the stars

7 luglio 2014

Maps to the Stars di David Cronenberg con Julianne Moore, Mia Wasikowska, John Cusack, Robert Pattinson, Olivia Williams, Sarah Gadon, Evan Bird, Carrie Fisher, Jayne Heitmeyer, Niamh Wilson, Amanda Brugel, Emilia McCarthy, Kiara Glasco, Joe Pingue, Ari Cohen, Justin Kelly

Sur mes cahiers d’écolier
Sur mon pupitre et les arbres
Sur le sable et la neige
J’écris ton nom
Liberté
Liberté
, Paul Éluard

maps to the stars 1Se The Canyons di Paul Schrader era un’autopsia dell’Immaginario, in Maps to the Stars il cadavere è addirittura scomparso, sostituito dai fantasmi.

Agatha arriva a Los Angeles, ha il corpo rovinato dalle ustioni a causa di un incendio da lei stessa provocato. Diventa in breve l’assistente di Havana Segrand, nota attrice non più giovane, disposta a tutto pur di ottenere il ruolo che fu della madre nel remake del film che la consacrò. Havana, psicologicamente fragilissima, partecipa a delle sedute di ipnosi unite a pranoterapia col dott. Weiss, padre di Benjie, una baby star con problemi di droga e la carriera a rischio. Il microcosmo asfittico e oppressivo abitato dai protagonisti è simile a una di quelle “case degli specchi” che di tanto in tanto si trovano nei luna park, in cui non solo la propria immagine è costantemente deformata e duplicata all’infinito, ma il luogo si trasforma presto in un vero e proprio labirinto di rifrazioni dal quale è difficile uscire.

Clarice Taggart, la madre di Havana, nel film che l’ha resa maps to the stars 2celebre e del quale si sta preparando il remake, recita la parte di una ragazza internata in un ospedale psichiatrico per la sua tendenza a provocare incendi. In più momenti la giovane donna ripete alcuni versi della poesia di Paul Éluard, Liberté, la stessa che Agatha sussurra, come fosse un mantra, in diverse occasioni. Agatha è a sua volta un’incendiaria, e per questo motivo è stata ricoverata in una maps to the stars 3clinica per disturbi mentali. Clarice Taggart muore in un incendio, così come la mamma di Agatha. Havana è ossessionata da Clarice che l’ha molestata quando era bambina e ora le appare in maniera fantasmatica, dicendole oscenità di vario tipo. Anche Benjie soffre di allucinazioni: vede una sua giovanissima fan che era andato a trovare in ospedale, ormai deceduta, e il bambino di una famosa attrice morto a causa maps to the stars 4di un incidente in piscina. Alla fine, in preda al delirio, uccide un ragazzino che sta girando un film con lui, credendo di riconoscervi la bimba dell’ospedale. Inoltre Benjie è legato a Agatha da un rapporto incestuoso – dal momento che lei è sua sorella – ripetendo così lo schema imparato dai genitori, a loro volta fratello e sorella.

Se l’unica via di fuga da un mondo destinato a estinguersi – sia per motivi endemici e genetici (l’incesto), sia per questioni Bailey's Quest-840.cr2più ampie, legate all’esaurimento della capacità evocativa delle immagini – è la morte, quel che rimane in vita sono simulacri che si rincorrono, girando a vuoto. Il film che scorre in bianco e nero, interpretato da Clarice Taggart, e che accompagna, contrappuntandole, le vicende dei protagonisti, non rimanda a nulla: niente che richiami il passato, il tempo trascorso (Clarice ha la metà degli anni di Havana e sembra sua contemporanea per acconciatura, abbigliamento, maps to the stars 6atteggiamento). Annullando il tempo – il prima e il dopo in Maps to the Stars non hanno alcuna importanza – si annulla il contesto e di conseguenza qualsiasi forma di processo storico: vivi e morti, passato e presente, convivono indistinti. Già in Cosmopolis (2012) era scomparsa la dialettica, sostituita da un parlare solipsistico, ma il film andava visto come la seconda parte di un dittico, che si completava con A Dangerous Method (2011), in cui, invece, i tre protagonisti tentavano di negoziare la MTTS_01880.NEFrealtà tramite discorso. Con Maps to the Stars Cronenberg compie un passo ulteriore: se in Cosmopolis qualcosa che aveva a che fare con l’“umano” era comunque rimasta, in quest’ultima pellicola quel che abita lo schermo è un ricordo sbiadito che ha perso i suoi contorni, uno spettro simulato incessantemente, quasi per inerzia: una coazione a ripetere fine a se stessa, che potrebbe proseguire all’infinito, chiusa nel proprio onanismo. A maps to the stars 9rompere il circolo vizioso l’estinzione per via biologica (che comprende, ovviamente, anche il suicidio): il corpo rimane l’unico discrimine tra vita e morte. Ma è un corpo già in via di putrefazione, benché vivo – “i tuoi buchi puzzano più del mio cadavere” dice Clarice alla figlia e Havana ripete a Agatha “ma tu puzzi!”, dopo averla, in precedenza, convocata in bagno, mentre la donna sta espletando i maps to the stars 10suoi bisogni corporali. Rimane il corpo, dunque, e il basso ventre, che continua a funzionare apaticamente, privato di qualsiasi piacere o dolore. Se in precedenza era l’Immaginario a germinare dal cadavere del Reale, ora sono entrambi carcasse da cui niente più può avere origine, ma solo fine: a testimonianza di ciò che è stato rimangono ombre, destinate anch’esse a svanire.

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4 Risposte to “cannes 9: maps to the stars

  1. […] bleue di Amalric, epifania della sensualità destinata a distruggere le convenzioni sociali, a Maps to the Stars di Cronenberg, in cui i protagonisti trovano una via di distruzione del mondo asfittico e […]

  2. […] Maps to the Stars di David Cronenberg – parente stretto di The Canyons di Paul Schrader – in cui un piccolo mondo “familiare” è destinato all’estinzione, collasso dell’immaginario che ha contribuito a creare. Agli antipodi dello straordinario Jauja di Lisandro Alonso. […]

  3. […] confermato nell’amore per i loro autori. In alcuni casi si tratta di film bellissimi – Maps to the Stars di David Cronenberg, La chambre blueu di Mathieu Amalric, Jauja di Lisandro Alonso – in altri […]

  4. […] dell’ultimo Festival di Cannes (che a parte lo straordinario Adieu au langage di Jean-Luc Godard, Cronenberg, Bonello e poco altro, non ha lasciato grandi emozioni), è un film sulla grazia e sul cinema. […]

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