cannes 8: la chambre bleue

3 luglio 2014

Questo testo è uscito su Cineforum.it.

La chambre bleue di Mathieu Amalric con Mathieu Amalric, Léa Drucker, Stéphanie Cléau, Laurent Poitrenaux, Serge Bozon, Blutch, Mona Jaffart, Véronique Alain, Paul Kramer, Alain Fraitag, Christelle Pichon, Mustapha Abourachid, Olivier Mauvezin, Alexandre Patoyt, Henri Cherel, Tonio Chanca, Jean-Yves Cresenville, Nicolas Beliard, Laetitia Lebreton, Claude Picoron

Era vero. In quel momento tutto era vero, perchè viveva ogni cosa così come veniva, senza chiedersi niente, senza cercare di capire, senza neppure sospettare che un giorno ci sarebbe stato qualcosa da capire. E non solo tutto era vero ma era anche reale: lui, la camera, Andrée ancora distesa sul letto sfatto, nuda, con le gambe divaricate e la macchia scura del sesso da cui colava un filo di sperma.
Era felice? Se glielo avessero chiesto, avrebbe risposto di sì senza esitare. Non gli passava neanche per la testa di avercela con Andrée perchè gli aveva morso il labbro. Faceva parte dell’insieme, come tutto il resto.
Georges Simenon, La chambre bleue

la chambre bleue 1La chambre bleue – sia il romanzo di Simenon, sia il film di Amalric – è tutto contenuto in queste prime righe: la sensualità, la violenza, la tragedia che incombe. Il film procede per frammenti: i dettagli dei corpi degli amanti, della luce che filtra dalle imposte socchiuse, di un barattolo di marmellata, del colore della parete della stanza, lo stesso del tribunale che vedrà i due condannati. Senza cercare di capire, perchè da capire non c’è proprio niente: come inizia una storia del genere? In maniera banale, comune a tante altre. Quando il protagonista viene interrogato non è in grado di fornire spiegazioni, solo di descrivere quello che è accaduto. Ne esce un film magnifico e crudele, brutale nella sua evidenza: nessuna psicologia, solo i sensi, e dunque il corpo ancora una volta, dal momento che, già in Tournée (2010), i corpi erano l’unica certezza nella sospensione in cui i personaggi sceglievano di esistere.

Un film antiplatonico, in cui ogni sentimento – la paura come il desiderio, la chambre bleue 2la gioia come l’angoscia – ha un sapore e una consistenza. Gli interrogatori svelano l’assoluta incapacità di catalogare quel che per sua stessa natura è incatalogabile: il tentativo di far rientrare nella scialba e ordinaria vita di tutti i giorni la passione che lega gli amanti dimostra la difficoltà stessa di incasellare i sensi come fossero dominati dalla razionalità, mentre ciò che accade è il suo esatto contrario. Quando la la chambre bleue 6donna domanda all’uomo se vorrebbe restare con lei per sempre e lui risponde sì, lei chiede se riesca a immaginare come potrebbe essere la loro vita (paragonata a quella che vivono clandestinamente in una stanza di una pensione). Lui dice che si abituerebbero a condividere il tempo e lei di nuovo ribatte che questo dovrebbe fare anche un po’ paura. E in effetti è proprio la paura il sentimento da provare: paura che quello che li lega scompaia non appena si trasformi in routine e paura dello sguardo della donna – che ha la chambre bleue 10preso per prima l’iniziativa e che anche di fronte alla morte di suo marito e della moglie del protagonista appare impassibile, priva di qualsiasi emozione – una sorta di angelo sterminatore di qualsiasi convenzione sociale in nome della passione. Non c’è ragione o torto, a meno di non voler essere ottusamente moralisti (“gli amanti sfrenati” titolano i giornali), nell’accettare che sia il corpo a ridefinire la propria identità, c’è semmai la consapevolezza che la presenza ottundente della la chambre bleue 8carne, il suo svelarsi implacabile, non può conciliarsi con la consuetudine ripulita e borghese, che permette al marito di sorridere in una foto delle vacanze, di scherzare con la moglie, di giocare con la figlia ma di avere la testa altrove, di sovrapporre il vissuto del presente col ricordo della pelle dell’amante. Per tutto il tempo il protagonista sembra di fronte a una sorta di epifania che nulla ha di metafisico, ma che è carnale e proprio per questo scandalosa. L’espressione incredula dell’uomo, che appare la chambre bleue 9costantemente travolto dagli eventi e incapace di dominare qualsiasi situazione, anche la più banale, è il segno di come il corpo, nel momento in cui si presenta in tutta la sua forza dirompente, si riveli un gigantesco rimosso: benchè costantemente esibito, di solito viene normalizzato e depotenziato, incasellandolo in modelli semplificati, per tenerne a bada la violenza intrinseca (il sangue, gli umori). Decidere di mettere in scena quel che del corpo fa problema all’interno della società la chambre bleue 11significa fare una scelta estetica ma di conseguenza anche politica.

La chambre bleue è uno sguardo secco e impietoso sulla sensualità – lontanissimo da qualsiasi stereotipo affettato – che pone il corpo come nuda cosa complessa dal quale irradiano tutte le esperienze, parte del mondo come cosa tra le cose, eppure a esso irriducibile, poiché singolare e inesorabile.

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7 Risposte to “cannes 8: la chambre bleue

  1. […] La chambre bleue di Mathieu Amalric, magnifico e crudele, brutale nella sua evidenza, film antiplatonico, in cui ogni sentimento – paura e desiderio – ha un sapore, una consistenza, una luce. […]

  2. […] i sensi, e dunque la biologia, come unica presenza in grado di mettere in scacco la realtà. Da La chambre bleue di Amalric, epifania della sensualità destinata a distruggere le convenzioni sociali, a Maps to […]

  3. […] di metterlo in concorso, avendo lasciato a Un Certain Regard film bellissimi e autori solidi come Amalric, Alonso, Hausner, tanto per fare qualche nome. Forse per compensare la pesantezza di alcune opere […]

  4. […] autori. In alcuni casi si tratta di film bellissimi – Maps to the Stars di David Cronenberg, La chambre blueu di Mathieu Amalric, Jauja di Lisandro Alonso – in altri (o meglio, in un altro, uno solo e […]

  5. vanessa said

    Grazie mia cara, le tue parole mi hanno la necessaria spinta.
    Timorata, ho fatto resistenza a vedere ancora una volta l’amato simenon al cinema. Lo dico subito: ho fatto male. molto male. Amalric è riuscito perfettamente a rendere la fusione del superficiale alternarsi delle onde, talvolta così potenti da risultare distruttive, della vita: razionalità-passione, onestà-falsità, paura-coraggio, anima-corpo, bianco-nero, in un “bleau” avvolgente come le profondità marine.

    • Ciao Vanessa,
      grazie infinite! Sì, il film è davvero notevole. Anch’io, amando moltissimo Simenon e in particolare “La chambre bleue”, ero molto curiosa di vedere la versione cinematografica. Dico curiosa e non dubbiosa perchè, avendo visto gli altri lavori di Amalric e ritenendolo un grande regista, ero sicura avrebbe fatto bene. Ma non pensavo così bene. Quando l’ho visto a Cannes sono rimasta davvero impressionata, tant’è che sono andata a rivederlo l’ultimo giorno, alle repliche. E, se devo essere sincera, lo rivedrei immediatamente!
      Sono contenta di averti convinta a vederlo (anche perchè ti ho fatto una testa così). Il tuo commento è molto bello. Grazie come sempre!
      Un abbraccio
      gloria

  6. […] parte finale, all’interno dell’albergo vuoto, c’è una luce magnifica, di sospensione; in La chambre bleue (2014) tutta la scena della spiaggia, a Les Sables-d’Olonne, è impressionante, perché il […]

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