can’t take my eyes off you: jersey boys

23 giugno 2014

Questo testo è uscito su Cinefoum.it.

Jersey Boys di Clint Eastwood con John Lloyd Young, Erich Bergen, Vincent Piazza, Michael Lomenda, Christopher Walken, Mike Doyle, Renée Marino, Freya Tingley, Erica Piccininni, Joseph Russo

jerey boys 1Stabilito che un’azione (o un’opera) ideologica per risultare tale non deve obbligatoriamente essere consapevole – anzi, molto spesso una scelta che si vorrebbe portatrice di un certo valore o di un dato significato, rivela invece un’ideologia opposta – appare evidente come Clint Eastwood sia un conservatore che gira film progressisti. Lo si diceva anche di John Ford e del suo cinema. E è un grande abbaglio lasciarsi condizionare dalle prese di posizioni politiche o dallo stile cinematografico assai lineare e “classico”. Da sempre Eastwood “non può staccare gli occhi” dagli Stati Uniti, spesso mettendone in luce le contraddizioni e le ambiguità, concedendo però ai suoi protagonisti la possibilità di redimersi e di guardare il futuro con speranza. Con Jersey Boys, adattamento dell’omonimo musical, racconta l’adolescenza piena di slanci e entusiasmi dell’America post-bellica e la sua perdita dell’innocenza nel corso gli anni ’60.

Come viene detto da uno dei protagonisti all’inizio del film “per dei ragazzi del Jersey le JERSEY BOYSpossibilità erano tre: o andare soldato e farsi ammazzare, o affiliarsi alla mafia e farsi uccidere, o diventare famosi: noi ne avevamo due su tre”. La guerra del Vietnam non viene mai nominata, eppure è il rimosso che corre parallelamente alla parabola dei Four Seasons. L’unica morte alla quale si assiste – per altro fuori campo – è quella di Francine, giovane figlia di Frankie Valli. Ragazza di talento, dall’estensione vocale jersey boys 9superiore a quella del padre, fragile e appassionata, muore per un’overdose. E è uno strano cortocircuito vederla interpretare da un’attrice incredibilmente somigliante alla Lindsay Lohan di qualche anno fa, quando stava per lasciare la Disney e intraprendere una carriera più “adulta”. In pochi hanno intuito l’iconicità tragica della Lohan, quale diva terminale degli anni 2000. Robert Altman, che l’ha voluta in A Prairie Home Companion (Radio America, 2006), Paul Schrader che jersey boys 7le ha assegnato il ruolo della protagonista in The Canyons (2013) e, a questo punto, Clint Eastwood, che per la parte della sfortunata figlia di Valli, ha utilizzato un’interprete che sembra una sua sosia sedicenne. Ma questo non è l’unico cortocircuito provato dallo spettatore nel corso della pellicola, a dimostrazione che per Eastwood il cinema rimane non solo il mezzo attraverso il quale raccontare il suo Paese, ma anche il luogo dove evocare immaginari.

jerey boys 3Tutto il repertorio dei Four Seasons ha una freschezza e una leggerezza quasi bambinesca, del tutto priva di sensualità – non è un caso, infatti, che alcune delle loro canzoni fossero state inserite in Dirty Dancing (1987), opera dimenticabile, ma interessante da questo punto di vista, poiché le vicende della protagonista, ingenua e virginale, che diventa adulta scoprendo l’amore, non avrebbero potuto avere colonna sonora più azzeccata. In un certo senso quel sound, così pulito JERSEY BOYSe “perbene”, non solo rappresenta la loro identità, ma funziona come una sorta di macchina del tempo, che riporta (sempre) i quattro personaggi agli inizi, immortalandoli quando, pieni di belle speranze, avevano intrapreso la loro carriera. Per Frankie Valli, infatti, il momento di maggior commozione è il ricordo di sé e degli altri, sotto un lampione, per strada, a provare e cercare la “loro musica”. Invece per lo spettatore – che, se coinvolto, partecipa comunque alla jersey boys 6commozione del momento – la scena più toccante è forse quella in cui vede delinearsi la fine dell’innocenza, ossia il momento in cui il protagonista intona Can’t Take My Eyes Off You. E non ha alcuna importanza se per lui quel preciso istante coincide con una risalita e il tentativo di superare il lutto per la perdita di Francine. Lo spettatore sa che in Jersey Boys, nel ruolo di un mafioso dai toni paterni e, in jersey boys 10fondo, di buon cuore, c’è Christopher Walken e è impossibile non sovrapporre alle immagini di Valli che canta e ritorna alla vita, la scena splendida e straziante di The Deer Hunter (Il cacciatore, 1978) di Michael Cimino, in cui Walken, De Niro, Cazale e Savage, mentre giocano a biliardo in un pub, cantano quella stessa canzone prima di partire per il Vietnam. Solo allora, attraverso quel cortocircuito, jersey boys 8diventa chiaro come Jersey Boys sia in realtà una parabola sugli Stati Uniti, sulle speranze all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, sul sogno americano e sul risveglio, brusco e drammatico (nel Vietnam).

Eppure, nonostante la dolorosa presa di coscienza, la delusione e i fallimenti che hanno contrappuntato i successi di Valli e dei suoi compagni, Eastwood non chiude il film con jersey boys 11mestizia, benché una vena di malinconia aleggi anche nel finale, ma decide di riportarli a quell’angolo della strada, sotto il lampione, dove tutto è iniziato, con uno sguardo tutt’altro che paternalistico, riponendo piena fiducia nella spinta propulsiva della giovinezza e nella sua capacità di guardare avanti.

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Una Risposta to “can’t take my eyes off you: jersey boys

  1. […] apparenza più lievi e meno dichiaratamente concentrate sulla Storia del suo Paese (basti pensare a Jersey Boys), a voler leggere tra le righe, non era poi tanto difficile trovare riferimenti agli Stati Uniti e […]

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