cannes 3: lost river

2 giugno 2014

Questo testo è apparso su Cineforum.it.

Lost River di Ryan Gosling con Christina Hendricks, Saoirse Ronan, Eva Mendes, Matt Smith, Iain De Caestecker, Ben Mendelsohn, Barbara Steele, Reda Kateb, Landyn Stewart, Garrett Thierry, Rob Zabrecky, Demi Kazanis, Torrey Wigfield, Cody Stauber

lost river 1Il fiume perduto del titolo è quello delle immagini che hanno accompagnato l’infanzia e l’adolescenza di Ryan Gosling. I film di Sam Raimi e Tobe Hooper – su tutti The Evil Dead (La casa, 1981), citata in maniera estremamente esplicita, e The Texas Chainsaw Massacre (Non aprite quella porta, 1974) – ma anche le pellicole che vedevano protagonista Barbara Steele, icona del cinema horror, qui nel ruolo della nonna che non parla ma continua a guardare vecchi filmati in cui lei appare magnetica e inquietante come lo era lost river 2ne La maschera del demonio (1960) di Mario Bava o in The Pit and the Pendulum (Il pozzo e il pendolo, 1961) di Roger Corman. Alle immagini estremamente evocative, che risentono, per la stilizzazione della trama – quasi nulla – e per certe atmosfere enigmatiche, dell’influenza di Nicolas Winding Refn e David Lynch, si contrappone una realtà che di evocativo non ha più nulla, ma che assiste al collasso dell’Immaginario, di cui il film si nutre, nel nudo Reale.

lost river 3Scatti di violenza improvvisa e immotivata, sfoghi e pulsioni incontrollabili, il corpo delle donne, tra cui quello della protagonista, esibiti in spettacoli raccapriccianti (benché si tratti di recite) ma anche rinchiusi in sarcofagi di plastica, che rimandano a certe pratiche sadomaso, contro cui i clienti possono scagliarsi, perpetrando veri abusi sulle loro persone. È uno strano flusso di fantasie e

lost river 4immaginazioni Lost River, estremamente ambizioso, diretto con grande cura eppure sfilacciato e quasi infantile nei suoi evidenti entusiasmi. Di certo un’opera prima molto interessante, divertente da un lato e serissima dall’altro.

lost river 5Proprio perchè non ha più senso riesumare un genere che ormai è in grado di essere rivitalizzato solo attraverso sottotesti e discorsi metacinematografici (si veda la serie degli Scream di Wes Craven), la via che cerca Gosling è il tentativo di ricreare una camera dell’infanzia, in cui un bambino ha molto giocato, e qualcosa di quel modo di baloccarsi con le proprie paure e la propria fantasia è rimasto, come certe macchie sui muri che non vanno più lost river 6via e che riemergono anche dopo l’ennesima mano di bianco. Però poi il bambino è cresciuto e si è reso conto che i fantasmi e i mostri che vivevano sotto il letto quando si spegneva la luce, sono reali, e il piacere non è più nel mettere in scena una situazione cruenta per esorcizzarla, ma utilizzare macchine sadiche in cui corpi reali provino dolore e sgorghino sangue.

lost river 7Il ribaltamento avvenuto è già stato indagato da altri autori in maniera più profonda e geniale – oltre, solo per fare qualche esempio, a The Canyons di Paul Schrader, penso al bellissimo film di David Cronenberg, Maps to the Stars, crudele riflessione sulla fine dell’Immaginario in grado di evocare qualcosa, su un mondo incestuoso e malato, che si determina proprio nella malattia e è destinato a estinguersi – eppure Lost River ha una vivacità e una lost river 8freschezza ammirevoli e, in una selezione non esattamente esaltante, in cui i grandi autori ripetono se stessi a vuoto, il film di Gosling dovrebbe essere salutato quantomeno con gioia, se non altro per il tentativo di mettersi in gioco e mettere in gioco i propri ricordi d’infanzia. Un fiume limaccioso, certo, ma anche molto vitale.

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