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La jalousie di Philippe Garrel con Louis Garrel, Anna Mouglalis, Olga Milshtein, Esther Garrel, Rebecca Convenant

Tutte le volte che ho cercato di comunicare con qualcuno,
l’amore è andato via.
La notte
, Michelangelo Antonioni

la jalousie 1“E come sa ogni romantico che si rispetti, l’anima (spiritus, ruah, pneuma) non è altro, in sostanza, che aria; dunque è del tutto naturale che le perturbazioni dell’atmosfera si raccolgano in coloro che la respirano. E così, al di sopra e al di là delle componenti pubbliche – giorni festivi, attrazioni turistiche – vi sono meandri privati legati al clima, come se questo breve incantesimo fosse uno stretto nella fuga dell’anno; tempo instabile, amori inconcludenti, impegni imprevisti: mesi che si possono facilmente trascorrere in fuga, perché più tardi in questa città i venti, le piogge, le passioni di febbraio e quelle di marzo, stranamente non si ricordano più; come se non fossero mai esistite” (Entropia, Thomas Pynchon).

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Jersey Boys di Clint Eastwood con John Lloyd Young, Erich Bergen, Vincent Piazza, Michael Lomenda, Christopher Walken, Mike Doyle, Renée Marino, Freya Tingley, Erica Piccininni, Joseph Russo

jerey boys 1Stabilito che un’azione (o un’opera) ideologica per risultare tale non deve obbligatoriamente essere consapevole – anzi, molto spesso una scelta che si vorrebbe portatrice di un certo valore o di un dato significato, rivela invece un’ideologia opposta – appare evidente come Clint Eastwood sia un conservatore che gira film progressisti. Lo si diceva anche di John Ford e del suo cinema. E è un grande abbaglio lasciarsi condizionare dalle prese di posizioni politiche o dallo stile cinematografico assai lineare e “classico”. Da sempre Eastwood “non può staccare gli occhi” dagli Stati Uniti, spesso mettendone in luce le contraddizioni e le ambiguità, concedendo però ai suoi protagonisti la possibilità di redimersi e di guardare il futuro con speranza. Con Jersey Boys, adattamento dell’omonimo musical, racconta l’adolescenza piena di slanci e entusiasmi dell’America post-bellica e la sua perdita dell’innocenza nel corso gli anni ’60.

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Welcome to New York di Abel Ferrara con Gérard Depardieu, Jacqueline Bisset, Drena De Niro, Paul Calderon, Amy Ferguson, Shanyn Leigh

welcome to new york 1A un primo sguardo superficiale Welcome to New York potrebbe sembrare parente stretto di The Wolf of Wall Street: entrambi i protagonisti, Jordan Belford (Leonardo DiCaprio) e Devereaux (Gérard Depardieu), lavorano nella finanza, sono dipendenti (il primo da droga, sesso e denaro, o meglio dal tentativo di rendere concreto quest’ultimo; il secondo dal sesso), hanno grande potere. Eppure, mentre nel film di Scorsese il corpo non è che una semplice stampella, un abito da indossare per mettere in scena una performance e che non porta alcun segno dei numerosi stravizi, in quello di Ferrara il corpo, con le sue pulsioni sfrenate, diventa il punto focale di tutta la vicenda, abbassando il protagonista al livello del suo basso ventre, trasformandolo in un animale, rendendolo un reietto (almeno in parte) della società.

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cannes 7: jauja

16 giugno 2014

Jauja di Lisandro Alonso con Viggo Mortensen, Ghita Nørby, Viilbjørk Malling Agger, Adrian Fondari, Esteban Bigliardi, Diego Roman, Mariano Arce, Misael Saavedra, Gabriel Marquez, Brian Patterson

È secondo necessità che dove gli esseri hanno origine,
ivi hanno anche la loro distruzione,
poiché pagano l’un l’altro la pena
e l’espiazione dell’ingiustizia
secondo l’ordine del tempo.

Anassimandro

jauja 1La prima sequenza di Jauja mostra un padre e una figlia parlare del desiderio di quest’ultima di possedere un cane. Sono in Patagonia. Lui è un capitano danese che combatte a fianco dell’esercito argentino durante la “Conquista del deserto”. Lei è un’adolescente in procinto di fuggire con un soldato. La camera è fissa, il formato 4:3, i colori carichi: il verde e il blu, qualche macchia di rosso. Come prima cosa viene da pensare al dagherrotipo, a ciò che viene prima del cinema (ma non prima della visione), al precinema, ai suoi albori. Ingeborg scappa col soldato e il padre inizia a inseguirla. Sul loro destino incombe il sanguinario e folle Zuluaga, che lascia dietro di sé una schiera di morti. La ricerca del capitano lo porterà a perdersi così come chi vuole raggiungere Jauja, paradiso terrestre, luogo in cui regna l’abbondanza e la prosperità. Il tempo non è più lineare, il luogo difficile da attraversare anche con una bussola.

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Rompicapo a New York di Cédric Klapisch con Romain Duris, Audrey Tautou, Cécile De France, Kelly Reilly, Sandrine Holt, Margaux Mansart, Pablo Mugnier-Jacob, Flore Bonaventura, Benoît Jacquot, Jochen Hägele, Amin Djakliou, Clara Abbasi, Li Jun Li, Sharrieff Pugh, Peter McRobbie, Jason Kravits, Byron Jennings, Peter Hermann

rompicapo a new york 1Che senso ha portare avanti uno schema, già zoppicante al primo episodio, per altre due puntate? Dopo L’appartamento spagnolo (2002) e Bambole russe (2005), che certo non brillava per ritmo e originalità, Cédric Klapisch decide di riprendere le avventure di Xavier, Isabelle, Martine e Wendy, ormai alla soglia dei quaranta, con figli a carico, relazioni fallimentari alle spalle, traslochi in altre città.

Ne esce un film noioso, inutile, vacuo e privo di guizzi. Non è semplice riprendere lo stesso personaggio/gli stessi personaggi per più film, a meno che non si tratti di film con supereroi (e anche in quel caso non sempre il risultato è all’altezza delle aspettative) oppure opere di registi particolarmente talentuosi.

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cannes 6: saint laurent

12 giugno 2014

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Saint Laurent di Bertrand Bonello con Gaspard Ulliel, Jérémie Renier, Louis Garrel, Léa Seydoux, Amira Casar, Aymeline Valade, Helmut Berger, Valeria Bruni Tedeschi, Micha Lescot, Jasmine Trinca, Valérie Donzelli, Dominique Sanda

saint laurent 1Variazione sul tema di Narciso. Ritratto di un uomo di grande talento, incredibilmente solo, che per tutta la vita non fa che ricrearsi una prigione di oggetti, persone specchio, un amore per un uomo infantile quanto lui, che però gli svela il suo lato masochista, e il legame col compagno di sempre, Pierre Bergé, che lo aiuta a costruirsi una prigione in cui soffocare (e al tempo stesso trionfare).

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Deux jours, une nuit di Jean-Pierre e Luc Dardenne con Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne, Simon Caudry, Catherine Salée, Batiste Sornin, Alain Eloy, Myriem Akeddiou, Fabienne Sciascia, Timur Magomedgadzhiev, Hicham Slaoui, Philippe Jeusette, Yohan Zimmer, Christelle Cornil, Laurent Caron, Franck Laisné, Serge Koto, Morgan Marinne, Gianni La Rocca, Ben Hamidou, Carl Jadot, Olivier Gourmet

deux jours une nuit 1Due giorni e una notte è il tempo che rimane alla protagonista per convincere i colleghi di lavoro a rinunciare al bonus, promesso dall’azienda a ognuno di loro poiché viene tagliata una figura del personale (la donna, appunto), per permetterle di essere reintegrata. Ognuno di loro ha una situazione economica difficile, vede nei mille euro in più la possibilità di tirare il respiro, anche solo per poco: una rata del mutuo da pagare, una tassa per la scuola dei figli, un elettrodomestico da cambiare. A questo punto qualcuno si dimostrerà solidale con la protagonista, altri si rifiuteranno di aiutarla. La peregrinazione di casa in casa della donna, costretta a elemosinare la compassione degli altri – numerose le volte in cui, pur disperata, preferirebbe tirarsi indietro perchè sente di forzare nella scelta i colleghi che per lei provano fondamentalmente pena, salvo poi riscoprire la solidarietà umana – la umilia e la rende ancor più fragile: una delle scuse addotte per il licenziamento era stata la sua condizione depressiva.

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cannes 4: incompresa

6 giugno 2014

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Incompresa di Asia Argento con Giulia Salerno, Charlotte Gainsbourg, Gabriel Garko, Anna Lou Castoldi, Alice Pea, Carolina Poccioni, Gianmarco Tognazzi, Olimpia Carlisi, Brian Molko, Max Gazzè

incompresa 1Cosa viene fuori quando un film è una rielaborazione molto intima e personale dell’infanzia fatta con gli occhi di un bambino? Un’opera che si fonda sull’eccesso quasi spasmodico di vita, sghemba, imperfetta, sbilanciata, eppure compatta nella sua vivacitá. Tutti i personaggi sono sopra le righe (la recitazione è volutamente antinaturalistica), per cui ogni situazione – dai litigi reiterati dei genitori, egoisti e narcisi, alle prime sigarette fumate di nascosto – è amplificata in maniera tale da risultare irreale, quasi si fosse dentro a una fiaba o a un incubo. Eppure i traumi, piccoli o grandi che siano, nella memoria di un bimbo si trasformano in ferite permanenti, tanto più dolorose quanto più immotivate e gratuite, e stanno lí a ingigantirsi e deformarsi, deformando a loro volta il vissuto.

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cannes in tre film

4 giugno 2014

adieu au languageCineforum.it ha chiesto ai suoi collaboratori di stilare una breve lista dei tre film più amati dell’ultimo Festival di Cannes. Ecco la mia.

Adieu au langage di Jean-Luc Godard, la rivoluzione della visione, l’immagine che è due, cioè dialettica, lo sguardo del cane che vede dove noi non vediamo, accecati dalla coscienza: vous n’avez encore rien vu.

la chambre bleueMaps to the Stars di David Cronenberg – parente stretto di The Canyons di Paul Schrader – in cui un piccolo mondo “familiare” è destinato all’estinzione, collasso dell’immaginario che ha contribuito a creare. Agli antipodi dello straordinario Jauja di Lisandro Alonso.

La chambre bleue di Mathieu Amalric, magnifico e crudele, brutale nella sua evidenza, film antiplatonico, in cui ogni sentimento – paura e desiderio – ha un sapore, una consistenza, una luce.

cannes 3: lost river

2 giugno 2014

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Lost River di Ryan Gosling con Christina Hendricks, Saoirse Ronan, Eva Mendes, Matt Smith, Iain De Caestecker, Ben Mendelsohn, Barbara Steele, Reda Kateb, Landyn Stewart, Garrett Thierry, Rob Zabrecky, Demi Kazanis, Torrey Wigfield, Cody Stauber

lost river 1Il fiume perduto del titolo è quello delle immagini che hanno accompagnato l’infanzia e l’adolescenza di Ryan Gosling. I film di Sam Raimi e Tobe Hooper – su tutti The Evil Dead (La casa, 1981), citata in maniera estremamente esplicita, e The Texas Chainsaw Massacre (Non aprite quella porta, 1974) – ma anche le pellicole che vedevano protagonista Barbara Steele, icona del cinema horror, qui nel ruolo della nonna che non parla ma continua a guardare vecchi filmati in cui lei appare magnetica e inquietante come lo era lost river 2ne La maschera del demonio (1960) di Mario Bava o in The Pit and the Pendulum (Il pozzo e il pendolo, 1961) di Roger Corman. Alle immagini estremamente evocative, che risentono, per la stilizzazione della trama – quasi nulla – e per certe atmosfere enigmatiche, dell’influenza di Nicolas Winding Refn e David Lynch, si contrappone una realtà che di evocativo non ha più nulla, ma che assiste al collasso dell’Immaginario, di cui il film si nutre, nel nudo Reale.

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