cannes 2: relatos salvajes

30 Mag 2014

Relatos salvajes di Damián Szifrón con Rita Cortese, Ricardo Darín, Nancy Dupláa, Darío Grandinetti, Oscar Martínez, Osmar Núñez, María Onetto, Erica Rivas, Leonardo Sbaraglia, Julieta Zylberberg

relatos salvajes 1La vera sorpresa del Festival è stata Relatos salvajes (Wild Tales). Una sorpresa perchè non si capisce con quale logica sia stato messo in concorso (probabilmente la mano di Pedro Almodóvar nella produzione deve aver avuto il suo peso).

Il film di Szifrón è molto divertente, gli episodi che compongono il film piuttosto ben scritti, con un buon ritmo ma, relatos salvajes 2nonostante ricordi vagamente lo stile di Àlex de la Iglesia, non ne ha la follia e nemmeno i sottotesti legati alla storia del Paese – Balada triste de trompeta (2010) era chiaramente un film sul franchismo, sulla violenza che aveva contaminato qualsiasi rapporto, fino a far diventare il melodrammatico triangolo circense non solo una battaglia tra relatos salvajes 3due uomini per l’amore di una donna ma, da un certo punto in poi, un “luogo” in cui la pazzia aveva il sopravvento, gettando tutto in una mostruosa (i visi devastati dei protagonisti ne erano il segno più evidente) quanto grottesca lotta cruenta e mortale. Relatos salvajes condivide la violenza – ogni storia è, in fondo, una storia di vendetta, che prende quasi relatos salvajes 4nell’immediato la via più efferata e sanguinaria – ma non la profondità e nemmeno l’originalità della messa in scena. Ognuno dei protagonisti potrebbe utilizzare la stessa frase usata da Bill nei confronti di Beatrix Kiddo (Kill Bill, 2003-2004): “I overreacted”. Ognuno ha subito un’ingiustizia (chi è stato tradito, chi fregato, chi ha preso una multa ingiusta, chi ha ricevuto un’offesa) e decide di reagire in maniera eccessiva. Eppure manca qualsiasi caratterizzazione che renda i protagonisti qualcosa di più che relatos salvajes 5semplici cliché. Un film bello e doloroso (e purtroppo sottovalutato) come Super (2010) di James Gunn, indagava in maniera assai più sottile il desiderio di rivalsa di un uomo debole e vessato dal mondo che diventava il paladino di tutte le persone fragili come lui: c’erano la solitudine e la timidezza, la malinconia e addirittura la tenerezza. Nella pellicola di Szifrón nulla di tutto questo, poiché il film relatos salvajes 6vuole essere un semplice divertissement. Ci si chiede comunque perchè Fremaux abbia deciso di metterlo in concorso, avendo lasciato a Un Certain Regard film bellissimi e autori solidi come Amalric, Alonso, Hausner, tanto per fare qualche nome. Forse per compensare la pesantezza di alcune opere che ormai non dimostrano altro che i registi in questione, pur dotati di grande talento, continuano a ripetere se stessi fino relatos salvajes 7allo sfinimento: Ceylan, Leigh, lo stesso Sissako, che ha fatto un film tutt’altro che riuscito, a uso e consumo dell’Occidente, un’opera autosegregante (il che è gravissimo), ponendosi nella gabbia che qualsiasi occidentale, col proprio gusto per il folklore che fa tanto “impegnato”, gli ha costruito donandogli anche la chiave per chiudersi dentro, un film perfetto per il popolo de “la Repubblica” in Italia o di “Le Monde” in Francia. Allora a questo punto meglio Szifrón, che non relatos salvajes 8aggiunge nulla alle visioni della giornata, ma nemmeno toglie, manca totalmente dell’anarchia geniale e talvolta disturbante di Almodóvar, ma almeno non cerca di fare un film catartico in cui qualsiasi spettatore pseudo-intellettuale o pseudo-di sinistra, si senta appagato per aver posato gli occhi su un’opera tanto bella quanto vuota, o sui relatos-salvajes-9mali del mondo, da cui ognuno vorrebbe distogliere lo sguardo, mentre il nostro lo sguardo lo punta dritto nello schermo, dove vedrà immagini edulcorate accompagnate da una musica etnica da locale lounge, per poi tornarsene, dopo aver espresso al vicino di posto tutta la sua disapprovazione per la costante rimozione dalla memoria di zone del mondo estremamente problematiche, a farsi, come sempre, i fatti suoi.

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