Relatos salvajes di Damián Szifrón con Rita Cortese, Ricardo Darín, Nancy Dupláa, Darío Grandinetti, Oscar Martínez, Osmar Núñez, María Onetto, Erica Rivas, Leonardo Sbaraglia, Julieta Zylberberg

relatos salvajes 1La vera sorpresa del Festival è stata Relatos salvajes (Wild Tales). Una sorpresa perchè non si capisce con quale logica sia stato messo in concorso (probabilmente la mano di Pedro Almodóvar nella produzione deve aver avuto il suo peso).

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Come già per la Berlinale 2014, anche per il Festival di Cannes ho collaborato, con grande piacere, per Cineforum.it. Da oggi pubblico qui i testi che ho scritto, o per la rivista o per questo blog, su film amati e detestati visti qualche giorno fa. Inizierò con quelli detestati, tanto per togliermeli subito, per poi passare a quelli che, in un modo o nell’altro, mi hanno sorpreso o confermato nell’amore per i loro autori. In alcuni casi si tratta di film bellissimi – Maps to the Stars di David Cronenberg, La chambre blueu di Mathieu Amalric, Jauja di Lisandro Alonso – in altri (o meglio, in un altro, uno solo e irripetibile) si tratta di un capolavoro e di una rivoluzione: Adieu au langage di Jean-Luc Godard. Il momento più divertente, però, è stato rivedere in sala The Texas Chainsaw Massacre di Tobe Hooper alla presenza del regista, emozionato fino alle lacrime, e di un entusiasta Nicolas Winding Refn, che ha fatto una presentazione davvero straordinaria. Un film che ha abitato i miei incubi da bambina (secondo solo a Profondo rosso di Dario Argento, altro film straordinario, da cui sono stata ossessionata per anni e chissà se ne sono davvero uscita) e che oggi (un oggi che è già da un bel po’), riconoscendone l’evidente genialità, mi riempie di tenerezza. Buona lettura.

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Questo testo è uscito su Cineforum.it.

Hermosa juventud di Jaime Rosales con Ingrid García Jonsson, Carlos Rodríguez, Inma Nieto, Fernando Barona, Juanma Calderón, Patricia Mendy, Miguel Guardiola

hermosa juventud 1Un ragazzo e una ragazza si amano, sono appassionati e lei rimane incinta. Entrambi vengono da due famiglie un po’ disastrate e con problemi economici. La giovane donna continua a fare test su test di gravidanza prima di svelare al compagno il suo stato. Vista la mancanza di soldi i due decidono di girare un porno amatoriale. La cosa si ferma lì. Purtroppo il film non è Zack and Miri Make a Porno (2008) di Kevin Smith, divertente commedia con attori appatowiani, che ha più di un momento esilarante. In Hermosa juventud, pellicola terribilmente seria, il problema si pone nel momento in cui, di fronte alla precarietà di entrambi, tutto quello che accade non “fa problema”. Com’è possibile? Che senso ha fare un film cupo e grave per poi non approfondire nulla?

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La sedia della felicità di Carlo Mazzacurati con Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese, Giuseppe Battiston, Katia Ricciarelli, Raul Cremona, Marco Marzocca, Milena Vukotic, Roberto Citran, Mirco Artuso, Roberto Abbiati, Lucia Mascino, Natalino Balasso, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Antonio Albanese, Roberta Da Soller, Maria Paiato, Giovanni Capovilla, Stefano Scandaletti, Cosimo Messeri, Silvio Comis, Nicoletta Maragno

Piccola patria di Alessandro Rossetto con Maria Roveran, Roberta Da Soller, Vladimir Doda, Diego Ribon, Mirko Artuso, Lucia Mascino, Mateo Çili, Nicoletta Maragno, Giulio Brogi

Così a ciascuno i luoghi dell’infanzia ritornano alla memoria;
in essi accaddero cose che li han fatti unici
e li trascelgono sul resto del mondo
con questo suggello mitico.

Cesare Pavese

Manca il fine; manca la risposta al «perché?»
Friedrich Nietzsche

piccola patria 1Il Veneto è un ibrido. Un (piccolo) paese mancato in un’Italia mancata. Luogo marginale per il cinema, forse a causa della sua ambiguità, sfuggente, sconto via. Più protestante, calvinista, che cristiano cattolico, esprime il sacro attraverso il lavoro, lo spirito del capitalismo. “Ma inoltre, e soprattutto, il lavoro è lo scopo stesso della vita che è prescritto da Dio. La massima paolina «Chi non lavora non deve mangiare» vale incondizionatamente e per ciascuno. L’avversione al lavoro è sintomo dell’assenza dello stato di grazia”1. Negli anni successivi la Seconda Guerra Mondiale, i luoghi devastati dal conflitto pian piano venivano bonificati e trasformati, opere come il petrolchimico di Porto Marghera era salutato come il simbolo del progresso, un’opera proiettata verso un futuro in continuo fermento.

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