wes e l’amico immaginario: the grand budapest hotel

22 aprile 2014

The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson con Ralph Fiennes, Tony Revolori, Saoirse Ronan, F. Murray Abraham, Jude Law, Adrien Brody, Willem Dafoe, Jeff Goldblum, Mathieu Amalric, Edward Norton, Harvey Keitel, Tilda Swinton, Tom Wilkinson, Bill Murray, Jason Schwartzman, Owen Wilson, Léa Seydoux, Bob Balaban

In superficie era un mondo di bambole,
con le stelle di carta colorata e le candeline.
La montagnola dell’anteparadiso era in fondo al cortile
e c’era sopra un’acacia (…).
Lì in quei rami sgocciolanti,
figurandoseli carichi di candeline e mezzipanetti di pan d’oro,
si vedeva in controluce com’era fatto il paradiso.

Luigi Meneghello, Libera nos a Malo

the grand budapest hotel 1Quando si guarda un film non ci si dovrebbe mai chiedere quanto di biografico c’è nell’opera, poiché si rischia sempre di scivolare in sciocche forme di psicoanalisi spiccia, che non rendono giustizia né al regista, né tanto meno alla pellicola. Eppure, in alcuni casi, la storia personale, intima, dell’autore, non fa che incrociarsi con quello che viene messo in scena, e senza di essa si capirebbe ben poco di quel che si sta guardano, o comunque se ne perderebbero le sfumature più dolorose e sincere.

Della biografia di Wes Anderson non so un granché. Mi limito a aver visto i suoi film, realizzati da una persona che, durante l’infanzia, sembra aver passato molto tempo per conto suo, o dotata di una sensibilità così spiccata da capire cosa voglia dire per un bambino giocare spesso da solo.

I colori sgargianti, totalmente irreali, che ricordano quelli della glassa dei biscotti e di certi giocattoli dipinti con tonalità vivaci e allegre; la macchina da presa che si muove ritmicamente come the-grand-budapest-hotel-2danzasse, in maniera cadenzata, quasi seguisse una marcetta gioiosa, o fosse la base di una filastrocca; i personaggi interpretati sempre dallo stesso gruppo di attori, che se non hanno un ruolo di primo piano, vengono comunque chiamati per piccoli camei; le colonne sonore briose e lievi, che sembrano arrangiate al fine di mettere di buon umore: tutto quel che serve a esorcizzare la mancanza, la perdita, la morte, che vengono sempre affrontate ma mai mostrate nella loro dimensione realmente tragica.

the grand budapest hotel 3Il Grand Budapest Hotel, in fondo, altro non è se non la riedizione dell’isola felice che accoglie la fuga dei due ragazzini innamorati di Moonrise Kingdom (2012), il treno a bordo del quale i tre fratelli, attraversando l’India, riescono finalmente a riappacificarsi in The Darjeeling Limited (2007), la tenda dove Margot e Richie confessano di amarsi in The Royal Tenenbaums (2001): un luogo che sembra creato dalla fantasia di un bambino in cui ogni cosa dovrebbe avere un lieto fine, dove nonThe Grand Budapest Hotel - 64th Berlin Film Festival bisognerebbe mai soffrire la solitudine e anche il dolore avrebbe la sua cura. Qualsiasi adulto sa che la vita è assai più amara, e lo sa anche Anderson che, fondamentalmente, mette sempre in scena degli infelici a cui, però, concede la salvezza attraverso un atto di immaginazione.

Zero Moustafa, il lobby boy di The Grand Budapest Hotel, non è esattamente una persona spensierata e toccata dalla buona sorte: orfano, senza niente, the grand budapest hotel 9è fuggito dal suo Paese nel pieno di una guerra civile dove ha subito torture. Il Grand Budapest diventa una specie di paradiso terreste per lui: viene accolto da Mr. Gustave H., il maître d’hotel esemplare, e ne diviene il figlio putativo; incontra Agatha, l’amore della sua vita; affronta un’avventura rocambolesca e indimenticabile; diventa ricco. Quando lo incontriamo all’inizio del film, mentre racconta la sua the grand budapest hotel 13storia a uno scrittore, che poi ne farà un libro (quattro sono i piani temporali), Mr. Moustafa è il proprietario del Grand Budapest, leggendario albergo che ha avuto il suo momento di maggior sfarzo molto tempo prima, all’inizio degli anni ’30, e che ormai è diventato un rudere in cui anche il servizio, da sempre punto di eccellenza, lascia a desiderare. Eppure Mr. Moustafa continua a abitarvi, perché “un tempo qui sono stato felice”, compensando coi ricordi la solitudine che lo the grand budapest hotel 7accompagna: Agatha è morta in gioventù, assieme al loro bambino, a causa di una grave malattia, mentre Mr. Gustave H. è stato fucilato da una milizia in tutto e per tutto simile a quella nazista – ma essendo in un Paese inventato, Zubrowka, i riferimenti storici sono solo suggeriti. E proprio Mr. Gustave H., con la sua grazia, la sua eleganza, il suo garbo ironico e arguto, è il vero emblema di quel luogo incantato, un uomo al di fuori e al di là del tempo materiale, così volgare e meschino, che solo in una fantasia leggiadra e delicata può trovare casa.

the grand budapest hotel 10Per certi aspetti il cinema di Wes Anderson ricorda quello di Sofia Coppola, che risulta però più esplicitamente malinconico, affrontando direttamente il trauma – che solitamente si compie nell’adolescenza – e trovando la panacea in fugaci sprazzi di bellezza: basti pensare a quel gioiello che è Lost in Translation (2003), in cui il breve incontro tra Bob Harris e Charlotte (che forse non avrà mai seguito) rimarrà per entrambi il ricordo di un istante di felicità inattesa a cui tornare nei momenti tristi. Nei film di the grand budapest hotel 8Anderson, invece, il mondo fantastico e fanciullesco prende forma non solo nella memoria, ma tornando in vita nelle circostanze opportune, in modo tale da confortare i protagonisti, creando per loro una fuga e un rifugio dove riparare.

La critica che più spesso viene rivolta a Anderson è di essere eccessivamente estetizzante, lasciando che i film girino a vuoto, perdendosi in un puro esercizio di stile, senza mai arrivare al “cuore del discorso”, come se, insomma, volendo colpire un bersaglio, si sbagli mira di continuo.

GRAND BUDAPEST HOTEL_c371.JPGEppure lo stile così riconoscibile, i tic e i dettagli che immediatamente vengono associati al suo cinema, le situazioni irreali e eccessivamente strabilianti che sembrano non portare da nessuna parte, sono il “cuore del discorso”: sono delle specie di amuleti che tengono lontani tristezza e solitudine, morte e dolore. L’intera sua opera è proiettata nella costruzione di un’oasi felice, al riparo da tutti i mali. Come quando da piccoli ci si ritrova a giocare con l’amico immaginario, che è the grand budapest hotel 11il compagno perfetto perché non ci tradirà e non ci lascerà mai soli. È la scelta lucida e consapevole di abbandonare il buon senso ottenuto dalla maturità e permeato da logica e inflessibile scetticismo per seguire un’immaginazione impalpabile e ingenua, ma a suo modo poetica, che probabilmente non porta da nessuna parte, ma almeno dona un po’ di dolcezza alla vita.

È in fondo quello che succede al maestro delle scuole elementari quando chiede agli alunni di the grand budapest hotel 12disegnare un gatto, poiché sta insegnando la progressione numerica – un gatto, due cani, tre uccellini, e così via – e si trova di fronte un bambino che, invece di disegnare un unico gatto, ne disegna tre per non farlo stare isolato nel foglio bianco. Alle proteste del maestro, il bambino gira pagina del quaderno, disegna un solo gatto, lo fa correggere all’insegnante, torna al posto e di nascosto disegna accanto al gatto che rappresenta l’uno altri due gatti, per assicurarsi che non sia solo e che, almeno nel suo quaderno, regni una sorta di felice armonia.

Annunci

Una Risposta to “wes e l’amico immaginario: the grand budapest hotel

  1. […] le visioni più sconvolgenti, ma anche Nymphomaniac vol. I (long version) di Lars Von Trier e The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson; e alcune piccole/grandi sorprese: The Midnight After di Fruit Chan, Ya Gan Bi Haeng […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: