berlinale 3: aimer, boire et chanter

21 febbraio 2014

Questa recensione è uscita su Cineforum.it

Aimer, boire et chanter di Alain Resnais con Sabine Azéma, Sandrine Kiberlain, Caroline Sihol, André Dussollier, Hippolyte Girardot, Michel Vuillermoz

aimer boire et chanter 1Serve un’enorme consapevolezza dell’essere umano e una grande pienezza del vivere per riuscire a trattare la morte con la levità di Alain Resnais. Parente stretto del precedente Vous n’avez encore rien vu, Aimer, boire et chanter ne condivide la riflessione sulla scomparsa (della vita in primis, ma anche dell’amore, della passione) e sull’esistenza come messa in scena. Anche in quest’ultimo film la pièce teatrale si sovrappone alla reale quotidianità dei protagonisti, che “giocano” (e “giocare”, “jouer”, “play”, qui funziona davvero meglio di “recitare”) ruoli che per osmosi si compenetrano e si influenzano a vicenda.

George Riley, l’invisibile personaggio attorno al quale ruota l’intera vicenda, è un signore di mezza età, condannato a pochi mesi di vita a causa di un male incurabile. Non c’è sequenza in cui la sua presenza non aleggi, quasi fantasmatica, nonostante George sia sempre fuori scena (ob-scena, così come fuori scena rimane la morte, che essendo appunto oscena non dovrebbe essere filmata, o meglio non dovrebbe essere filmata nel tentativo di raggiungere il più assoluto realismo, poiché sarebbe aimer boire et chanter 5immorale – mutuando il noto testo di Rivette, De l’abjection, dove Rivette faceva riferimento alla modalità in cui venivano rappresentati al cinema i campi di concentramento, e i due film in antitesi erano Kapò di Gillo Pontecorvo e Nuit et brouillard di Alain Resnais, ça va sans dire, ma il discorso potrebbe essere allargato più in generale alla rappresentazione del decesso).

Volendo fare un’ultima vacanza aimer boire et chanter 3prima di morire, Riley decide di invitare le tre donne della sua vita, tutte e tre ormai accasate con altri uomini, eppure tutte e tre mosse dal rimpianto, in fondo, per una persona così energica e vitale, soprattutto se messa a paragone con i nuovi compagni. Tutte accettano l’invito, ognuna inconsapevole che la profferta è stata indirizzata anche alle altre. Scoperta l’ambigua situazione, le tre rinunciano, con grande sollievo dei mariti. Colei che accompagnerà nell’ultimo viaggio George sarà invece Tilly, ragazzina sedicenne, figlia di una aimer boire et chanter 4delle coppie, l’unica forse in grado, vista la giovane età, di contrastare con la sua freschezza il decadimento e la fine.

Girato con grandissima ironia, quasi fosse un divertissement, Aimer, boire et chanter è soprattutto un inno alla vita e alle astuzie che vengono allestite come si dovesse andare in scena davanti a spettatori che partecipano alla medesima ronde di desideri, amori e seduzioni, consumati nell’adolescenza così come nell’età adulta, forse gli unici sentimenti che facciano sentire l’essere umano davvero “vivo”. “Innamorarsi, ancora una volta”…

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Una Risposta to “berlinale 3: aimer, boire et chanter

  1. […] straordinari film: Boyhood di Richard Linklater, Chiisai Ouchi (The Little House) di Yoji Yamada, Aimer, boire et chanter di Alain Resnais, Xi You (Journey to the West) di Tsai Ming-liang, le visioni più sconvolgenti, ma […]

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