benvenuti nel deserto del reale: the wolf of wall street

8 febbraio 2014

The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese con Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler, Rob Reiner, Jon Favreau, Jean Dujardin, Cristin Milioti, Jon Bernthal, Ethan Suplee, Shea Whigham, Spike Jonze, Ben Leasure, Michael Jefferson, Chris Riggi, Joanna Lumley, J.C. MacKenzie, Christine Ebersole, Matthew Rauch

A Rat Became the Unit of Currency1
Zbigniew Herbert

the wolf of wall street 1Il cortocircuito che si crea tra lo spettatore e Jordan Belford, il protagonista di The Wolf of Wall Street, é qualcosa che ha a che fare senza dubbio col piacere fisico, ma che si fonda sulla scomparsa del Reale2. Jordan è un giovane broker, ambizioso e avido di denaro, arrivato a Wall Street alla vigilia del lunedì nero del 1987. Ma soprattutto è un grande performer. Il suo lavoro è una costante messa in scena, durante la quale, come un imbonitore dotato di enorme talento, racconta vere e proprie favole ai malcapitati che decidono di affidargli i loro risparmi nella speranza di diventare ricchi. Il denaro, che i suoi clienti non vedranno mai, poichè, giunto il momento di riscuoterlo, sarà prontamente reinvestito in un nuovo affare, in una nuova situazione, in modo tale da non farlo mai diventare “reale”, servirà invece al protagonista per acquistare la scenografia della sua ulteriore messa in scena, quella della sua vita che, chiudendo il cerchio, non è altro che un’appendice del suo lavoro, in una specie di osmosi perpetua tra tempo libero e tempo lavorativo.

La moglie bellissima, le ville di lusso, la Ferrari bianca (come quella di Don Johnson in Miami Vice), i vestiti firmati, i gioielli, lo yacht, le The-Wolf-of-Wall-Street-4prostitute, la droga, sono tutte variazioni su un unico tema: il tentativo di rendere concreto il denaro, che non solo continua a essere una presenza fantasmatica e virtuale per tutto il film (il successo economico di Belford si fonda, appunto, su questo), ma che svela la sua totale assenza di valore intrinseco, sia perchè viene accumulato con la finalità di essere sprecato, sia perchè, in sè, altro non è che carta a cui arbitrariamente viene attribuito un valore.

the wolf of wall street 2“Il venir meno del grande Altro presenta dunque due conseguenze interconnesse, sebbene opposte: da un lato, questo fallimento della finzione simbolica induce il soggetto ad affidarsi sempre di più a simulacri immaginari, agli spettacoli sensuali che oggi ci bombardano da tutte le parti; dall’altro, scatena un bisogno di violenza nel Reale del corpo stesso”3.

La Stratton Oakmont più che un luogo di lavoro sembra un perenne carnevale, “un manicomio” come lo definisce Belford, in cui si consumano droghe e orge (ovviamente in maniera the wolf of wall street 9compulsiva) con la stessa frequenza con cui si fanno affari. Eppure il sesso e le sostanze stupefacenti sono gli unici appigli che i protagonisti del film hanno con il Reale, ossia col loro corpo, benchè, entrambi abbiano anche la funzione di stordirlo. Da questo punto di vista è emblematica una frase che Mark Hanna dice a Jordan al ristorante. Dopo avergli chiesto se si masturba e con quale regolarità, Mark spiega al protagonista che lui lo fa almeno due volte al giorno, come se prendesse una medicina, poichè i fluidi devono scorrere in tutto il corpo, altrimenti la tensione si accumula. Questo, e l’uso costate di cocaina, gli permettono di ottenere risultati eccellenti sul lavoro: “e vedrai che alla fine ti masturberai pensando ai soldi”.

Quando in ufficio non ci si sfoga attraverso il sesso compulsivo e l’assunzione ripetuta di cocaina, i modi di sfogare un’aggressività tutt’altro che nascosta, sfociano in atti violenti: urla, gesti inconsulti, spintoni, scenate, mazze da baseball rotte per terra.

The-Wolf-of-Wall-Street-6D’altra parte anche i colleghi di Jordan – per lo piú spacciatori di erba senza alcun titolo di studio in economia – sembrano non aver percezione del proprio corpo, totalmente proiettati nella buona esecuzione della performance preparata quasi come una recita scolastica: Jordan fornisce loro un copione, insegna le pause, i sorrisi, le frasi a effetto da dire agli acquirenti, come si farebbe per uno spettacolo da mettere in scena. Il pubblico, ossia i clienti, a loro volta condividono con i protagonisti i medesimi desideri, per cui non solo sono prede facilissime ma non muovono nemmeno compassione, dal momento che, se solo avessero un briciolo in piú di talento o di faccia tosta, si comporterebbero THE WOLF OF WALL STREETnello stesso identico modo dei broker. Inoltre, anche i clienti vivono al di fuori del Reale: innanzi tutto non hanno un corpo, solo una voce udita al telefono, ma soprattutto il loro orizzonte di desiderio (ma sarebbe meglio chiamarlo godimento, vista la ripetitivitá traumatica con cui continuano a reinvestire soldi che non si concretizzeranno mai) non ha mai una meta tangibile (come già detto, infatti, il gioco funziona da entrambe le parti proprio per questo).

The-Wolf-of-Wall-Street-8Se dunque The Wolf of Wall Street è un film sulla fuga dal Reale e sulla gigantesca truffa virtuale del capitalismo (che ha ovviamente ripercussioni reali ma che, come per gli spettacoli di illusionismo, funziona solo grazie alla sospensione dell’incredulitá, e quindi grazie alla totale immersione nell’Immaginario, in cui il Reale stesso è collassato), forse la sequenza piú esemplare da questo punto di vista è quella in cui Jordan e Donnie, dopo aver preso troppe pastiglie di quaaludes, si ritrovano a litigare quasi paralizzati, senza alcun controllo sul loro corpo e i loro gesti, salvati in extremis dalla cocaina – che Jordan assume per potersi rimettere in sesto (e salvare Donnie dal soffocamento), ispirato dal cartone animato di Popeye (Braccio di ferro) che a sua volta usava gli spinaci per aumentare la sua forza. Eppure ancora una volta, nonostante gli stravizi e gli abusi di sostanze di vario the wolf of wall street 11tipo, il corpo non porta segno, come se veramente fosse una stampella, un semplice fantoccio che permette ai personaggi di muoversi e gesticolare, il costume da indossare per l’ennesimo spettacolo, l’ennesima truffa, ma senza peso alcuno. E nemmeno lo spirito porta segno di ció che accade ai protagonisti nel corso di quasi dieci anni. Nessuna redenzione, nessun cambiamento, nessuna consapevolezza o rimorso. Niente di niente, dal momento che il Simbolico è venuto meno. Dopo il carcere Jordan è pronto a ricominciare, a intrattenere folle di creduloni che vorrebbero in fondo The-Wolf-of-Wall-Street-5essere come lui, che si augurano di imparare una tecnica o semplicemente un modo facile per poter far soldi e fregare gli altri. Anche l’agente dell’FBI in fondo sta cercando il suo momento di gloria, in una vita che non deve avergli regalato molte soddisfazioni. E il suo sguardo in metropolitana, mentre osserva gli altri passeggeri, è indecidibile e ambiguo: cosa prova per le persone che sono attorno a lui? Pena, perché potrebbero essere vittime di Belford o dei tanti Belford che abitano i loro sogni disgraziati? Empatia, poiché nonostante la povertá e la mancanza di fortuna, sono comunque persone dignitose? O in fondo si rende conto che lui, come tutti quei poveracci che si lasciano bellamente abbindolare, non cerca altro che il benessere che puó essere sprecato, il successo che poi si declina sempre nello stesso identico modo, dal momento che l’Immaginario condiviso, alla fin fine, è il medesimo per tutti?

the wolf of wall street 12Il film di Scorsese è un film epocale per la maniera in cui rende evidente la deriva del capitalismo (e non è nemmeno troppo difficile vederci un riferimento alla Hollywood creatrice di immaginari e ingannatrice al tempo stesso) e è dotato di una straordinaria coerenza stilistica poichè, chiudendo il cerchio, pone lo spettatore in una condizione simile a quella del protagonista (uno stato di perenne eccitazione) e soprattutto a quella delle vittime del protagonista, portando il pubblico a una doppia immedesimazione. Lo the wolf of wall street 3spettatore rimane letteralmente investito da un film che è un treno in corsa, gode della frenesia che percepisce, rimane sovraeccitato per tutte le tre ore di durata della pellicola e forse anche successivamente, uscendo dal cinema e tornando a casa, e si lascia sedurre da Jordan, rimanendone in balia, si scorda di essere seduto in una sala tra altri come lui. Ma alla fine, semmai non se ne fosse ancora accorto, nonostante tutti gli sguardi in macchina di Belford-DiCaprio, si ritrova nella posizione e con l’espressione inebetita di coloro che occupano la platea, accorsi, nell’ultima scena, a vedere l’ennesima performance del loro beniamino, l’ennesima impostura, a godere dell’ennesima messa in scena. E dunque di quel carnevale orgiastico e folle che è il capitalismo si sia i protagonisti o gli spettatori, si è comunque complici, condividendo il medesimo, degradante, spettacolo.

***

1 Il topo diventó l’unitá monetaria, verso di Zbigniew Herbert tratto da Relazione della cittá assediata, citato da Don DeLillo in Cosmopolis.

2 Riprendendo la triade postulata da Jacques Lacan e cercando di spiegarne, pur semplificando, i termini:
Immaginario: luogo delle identificazioni soggettive, del narcisismo, della specularità. Funzione costituente dell’immagine. (Stadio dello specchio e costituzione dell’io)
Simbolico: luogo dell’Altro, del linguaggio, del significante, della cultura
Reale: luogo irriducibile al Simbolico e all’Immaginario, irrappresentabile, registro della pulsione

3 S. Žižek, Il soggetto scabroso, Raffaello Cortina, Milano, 2003

Annunci

8 Risposte to “benvenuti nel deserto del reale: the wolf of wall street

  1. vanessa forte said

    un grande film, un poderoso schiaffo alla società occidentale degli ultimi 30 anni. il sogno americano ridotto a misero e compulsivo arrivismo, dove quello che conta è ciò che si ha e quanto se ne ha, da buttare in faccia a tutti a colpi di stereotipi e status symbol , sicuri di farla sempre franca, camminando sulle macerie di tutto ciò che, magari, può avere veramente un valore. il canto di una sirena a cui è difficile resistere. lo sa bene, ad esempio, l’agente dell’fbi che, dopo aver respinto un polposo tentativo di corruzione ed essersi prodigato a catturare belford, si trova in metro, con il suo vestito a basso costo, un pò maleodorante, in mezzo ad altri “perdenti” e si chiede , forse, chi gliela fa fare e che forse la prossima volta girerà lo sguardo da un’altra parte tanto, ormai, il mondo gira così.

  2. Cara Vanessa,
    sono totalmente d’accordo con te. Si tratta di un film eccezionale e soprattutto senza speranza (non si salva davvero nessuno). E tutta l’ambiguità che si prova nel godimento dell’essere spettatori, rincara la dose all’attacco davvero magistrale fatto al capitalismo.
    Un grande abbraccio
    gloria

  3. vanessa forte said

    una cosa si: il salvataggio all’italiana tozziano! :))))

  4. Eh, ma qui, cara mia, tocchi un nervo scoperto!

  5. Michele said

    Il film è girato con un senso del ritmo e della narrazione che l’80% dei registi americani di oggi, compresi quelli ben più giovani di Scorsese, se lo scordano. Film eccessivo e sull’eccesso. Detto questo, personalmente trovo che non raggiunga le vette di altre sue opere: le prime due ore raccontano gli eccessi di Jordan e del suo gruppo, ma mi sono sembrate più uno stupendo divertissement senza una profonda analisi dei personaggi. Non ho trovato la tragica profondità di altri cattivi di Scorsese, forse perché quelli di “The Wolf…” non sono nemmeno tanto cattivi. Secondo me l’unico vero lampo di genio tipicamente scorsesiano è racchiuso in quei due, tre momenti in cui quello che lo spettatore vede sullo schermo non corrisponde a quanto successo “realmente”, ma piuttosto a quanto raccontato falsamente da Jordan tramite la voce off. Capita per esempio nella scena della Lamborghini che Jordan sfascia completamente. Riflessione profonda sul rapporto realtà e finzione e di come, in certi contesti, al cinema come in borsa, ciò che conta è ciò che si vede, non ciò che è. In conclusione: per me è un gran film, recitato alla grande da tutti gli attori (secondo me l’attrice che recita nel ruolo della moglie di Di Caprio è molto meglio della Lawrence di American Hustle, ma nettamente) a cui manca qualcosa nel complesso per inserirlo tra i top di Scorsese. Ma il tuo articolo è scritto così bene che potrei anche cambiare idea. 😉

    • Caro Michele,
      grazie mille per il tuo bel commento! Mah, io non so se in fondo non siano molto cattivi Jordan e i suoi, è vero che non sono sicari, non uccidono nessuno, ma è anche vero che sono dei truffatori che non hanno nessuna pietà per le persone che gettano sul lastrico (che a dire il vero non meritano forse nemmeno troppa pena dal momento che non sono poi tanto diversi da Jordan, hanno solo meno talento per la truffa e sono più creduloni). Inoltre hai ragione a dire che manca la tragica profondità di altri personaggi di Scorsese (su tutti ovviamente viene da pensare subito a Jack La Motta) proprio perchè questo film non è tragico. E non lo è perchè il Simbolico è stato ormai fatto fuori (ossia tutto ciò che concerne un orizzonte condiviso di valori, anche etici e morali, che Belford e i suoi non riconosco assolutamente, e non si pongono nemmeno il problema di riconoscere: quando il padre di Jordan, che comunque accetta senza problemi le truffe, ma trova “vagamente eccessiva” la girandola di orge e droga, gli dice: “è osceno”, Jordan dentro di sè risponde “sì è osceno per la gente comune, ma chi vuole la vita della gente comune?”). Io ho trovato grandioso il film proprio perchè mostra come il capitalismo in generale e quello virtuale in particolare, sia ormai ormai privo di tragicità, portando semplicemente le persone a ripetere un medesimo comportamento che tra l’altro si basa su una scala di valori francamente inaccettabile e soprattutto “magica”, in cui l’appiglio, appunto, al dato reale e concreto è sempre sfuggente.
      Un grande abbraccio e grazie ancora per il tuo commento e per essere passato di qui
      gloria

  6. […] benché in maniera diversa, lo stesso soggetto, ossia la fuga dal Reale. Uno è Her, l’altro The Wolf of Wall Street. Nel film di Scorsese la presenza fantasmatica del denaro, l’assenza delle vittime-clienti (di […]

  7. […] un primo sguardo superficiale Welcome to New York potrebbe sembrare parente stretto di The Wolf of Wall Street: entrambi i protagonisti, Jordan Belford (Leonardo DiCaprio) e Devereaux (Gérard Depardieu), […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: