berlinale 5: boyhood

27 febbraio 2014

Boyhood di Richard Linklater con Ellar Coltrane, Lorelei Linklater, Patricia Arquette, Ethan Hawke

Il passato non è ciò che è scomparso
ma ciò che ci appartiene.
Ciò che ci appartiene
sono i nostri ricordi insieme.
Ismaël Vuillard1

boyhood 1Cos’è il tempo? È possibile fermarlo? Forse è possibile fissarne degli istanti, che si staccano dal correre continuo degli eventi, e se ne stanno lì, sospesi, nella memoria, a fluttuare. Non sono quasi mai momenti importanti, episodi che “hanno cambiato la vita” di qualcuno. Si tratta sempre di dettagli, felici o meno, di avvenimenti per lo più insignificanti. Tra le sequenze più belle di un film straordinario come The Tree of Life di Terrence Malick ci sono quelle che riguardano i giochi del protagonista da ragazzino coi fratelli e la madre. La stagione non può che essere l’estate, quella profonda, afosa, infinita, attraversata da una corsa perpetua, inframezzata dal particolare della donna che si pulisce la caviglia sporca d’erba, dei bambini che scherzano nella vasca da bagno con una lucertola, che osservano con meraviglia le fronde di un albero.

Leggi il seguito di questo post »

Annunci

Questa recensione è uscita su Cineforum.it.

Xi You (Journey to the West) di Tsai Ming-liang con Lee Kang-sheng, Denis Lavant

journey to the west 1Che Michelangelo Antonioni fosse un nume tutelare per Tsai Ming-liang era noto fin dalle prime opere (e per stessa ammissione del regista). Forse per questo di fronte allo straordinario Xi Jou (Journey to the West) vengono in mente, senza nemmeno troppi voli pindarici, un paio di lavori del regista ferrarese.

Xi Jou si apre col volto di un uomo (Denis Lavant) che respira lentamente, mentre il suo viso irregolare e magnetico riempie lo schermo. Poco dopo l’inquadratura cambia e il profilo di Lavant si staglia davanti a una montagna, come se anche il suo viso fosse un paesaggio. A questo punto non è difficile pensare al ciclo Le montagne incantante, in cui Antonioni, dopo aver disegnato dei volti sulla carta, li strappava e faceva degli ingrandimenti fotografici dei singoli pezzi (grazie alla tecnica della latensificazione, ossia del blow up), e quei contorni frastagliati diventavano montagne, rupi, strapiombi.

Leggi il seguito di questo post »

Questa recensione è uscita su Cineforum.it

Aimer, boire et chanter di Alain Resnais con Sabine Azéma, Sandrine Kiberlain, Caroline Sihol, André Dussollier, Hippolyte Girardot, Michel Vuillermoz

aimer boire et chanter 1Serve un’enorme consapevolezza dell’essere umano e una grande pienezza del vivere per riuscire a trattare la morte con la levità di Alain Resnais. Parente stretto del precedente Vous n’avez encore rien vu, Aimer, boire et chanter ne condivide la riflessione sulla scomparsa (della vita in primis, ma anche dell’amore, della passione) e sull’esistenza come messa in scena. Anche in quest’ultimo film la pièce teatrale si sovrappone alla reale quotidianità dei protagonisti, che “giocano” (e “giocare”, “jouer”, “play”, qui funziona davvero meglio di “recitare”) ruoli che per osmosi si compenetrano e si influenzano a vicenda.

Leggi il seguito di questo post »

berlinale 2: the dog

19 febbraio 2014

Questa recensione è uscita su Cineforum.it.

The Dog di Frank Keraudren, Allison Berg con John Wojtowicz, Liz Eden

The Dog 1“Il n’y a pas d’amour, il n’y a que des preuves d’amour“. Potrebbe essere sintetizzato così ciò che ha mosso John Wojtowicz nel 1972 a rapinare una banca di Brooklyn per ottenere i soldi necessari a far operare il suo amante di allora, rendendolo una donna. Da questo episodio di cronaca nel 1975 Sidney Lumet girò il suo capolavoro Dog Day Afternoon (Quel pomeriggio di un giorno da cani).

Leggi il seguito di questo post »

La Berlinale quest’anno non ha regalato una selezione particolarmente interessante, se si escludono pochi, straordinari film: Boyhood di Richard Linklater, Chiisai Ouchi (The Little House) di Yoji Yamada, Aimer, boire et chanter di Alain Resnais, Xi You (Journey to the West) di Tsai Ming-liang, le visioni più sconvolgenti, ma anche Nymphomaniac vol. I (long version) di Lars Von Trier e The Grand Budapest Hotel di Wes Anderson; e alcune piccole/grandi sorprese: The Midnight After di Fruit Chan, Ya Gan Bi Haeng (Night Flight) di LeeSong Hee-il, Güeros di Alonso Ruizpalacios, The Dog di Frank Keraudren e Allison Berg.

Si sono visti alcuni film imbarazzanti, altri semplicemente brutti e scivoloni impensabili, come quello che è toccato, incredibilmente, a George Clooney, che in un carriera registica di tutto rispetto stavolta ha incasellato lo svarione. Peccato davvero.

Questa recensione è uscita su Cineforum.it, che mi ha gentilmente “ospitata” a Berlino.

The Monuments Men di George Clooney con Matt Damon, George Clooney, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin, Bob Balaban, Cate Blanchett

the monuments men 1C’è una scena piuttosto divertente (una delle molte, a dire il vero) in Quattro matrimoni e un funerale, in cui Gareth, uno degli amici (tutti rigorosamente inglesi) del protagonista, si diverte a prendere in giro, durante un matrimonio in cui più della metà degli invitati viene dagli Stati Uniti, gli americani e la loro ignoranza in fatto di cultura. Si spaccia per grande amico di Oscar Wilde e a una delle malcapitate promette anche di farle avere il numero di fax del grande scrittore. Ovviamente tutto il film di Mike Newell si giocava sulle differenze tra Regno Unito e Usa e buona parte delle battute e degli snodi del film vi faceva riferimento.

Leggi il seguito di questo post »

The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese con Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler, Rob Reiner, Jon Favreau, Jean Dujardin, Cristin Milioti, Jon Bernthal, Ethan Suplee, Shea Whigham, Spike Jonze, Ben Leasure, Michael Jefferson, Chris Riggi, Joanna Lumley, J.C. MacKenzie, Christine Ebersole, Matthew Rauch

A Rat Became the Unit of Currency1
Zbigniew Herbert

the wolf of wall street 1Il cortocircuito che si crea tra lo spettatore e Jordan Belford, il protagonista di The Wolf of Wall Street, é qualcosa che ha a che fare senza dubbio col piacere fisico, ma che si fonda sulla scomparsa del Reale2. Jordan è un giovane broker, ambizioso e avido di denaro, arrivato a Wall Street alla vigilia del lunedì nero del 1987. Ma soprattutto è un grande performer. Il suo lavoro è una costante messa in scena, durante la quale, come un imbonitore dotato di enorme talento, racconta vere e proprie favole ai malcapitati che decidono di affidargli i loro risparmi nella speranza di diventare ricchi. Il denaro, che i suoi clienti non vedranno mai, poichè, giunto il momento di riscuoterlo, sarà prontamente reinvestito in un nuovo affare, in una nuova situazione, in modo tale da non farlo mai diventare “reale”, servirà invece al protagonista per acquistare la scenografia della sua ulteriore messa in scena, quella della sua vita che, chiudendo il cerchio, non è altro che un’appendice del suo lavoro, in una specie di osmosi perpetua tra tempo libero e tempo lavorativo.

Leggi il seguito di questo post »