redemption

19 dicembre 2013

Redemption di Miguel Gomes con le voci di Jaime Pereira, Donatello Brida, Jean-Pierre Rehm, Maren Ade

È ora di smetterla di fare film
che parlano di politica.
È ora di fare film
in modo politico.

Jean-Luc Godard

Redemption-1Con un ritardo di qualche mese dalla première veneziana, sono riuscita, la settimana scorsa, a recuperare Redemption, il magnifico, davvero magnifico, cortometraggio di Miguel Gomes, nelle sale francesi in questi giorni, mandato in onda in Italia da Fuori orario (non si finirà mai di ringraziare Enrico Ghezzi e tutti coloro che lavorano a queste maratone cinematografiche notturne) venerdì 6 dicembre, attorno alle 2.00 di notte.

Pasolini diceva che “non c’é nulla che non sia politica”: Redemption é probabilmente tra i film più fortemente politici e coerenti degli ultimi tempi (non è secondario, tra l’altro, che il regista utilizzi in buona parte materiali d’archivio proprio nel momento in cui il Governo portoghese, attraverso modelli antiquati di finanziamento, abbia costretto alla chiusura la Cineteca Portoghese e l’Archivio Nazionale delle Immagini in Movimento), e é, a ogni buon conto, una sorta di corollario di ciò che Hanna Arendt, con i dovuti distinguo, ha lucidamente sostenuto ne La banalità del male.

Redemption-2Mentre scorrono le immagini di un bimbo che in una stalla osserva la meraviglia della nascita, uomini che arano la terra, una donna che allatta, le strade umide di un paese, un bambino portoghese scrive una lettera ai genitori in Africa. Racconta la sua malinconia per essere lontano da loro e dalla loro casa in Angola, si domanda se gli autoctoni che lavoravano per loro, ora che soffiano venti di rivoluzione, avranno ancora la stessa tenerezza per lui, parla della febbre che lo costringe a non andare a scuola, dei compagni di classe che lo prendono in giro, di com’é triste il Portogallo.

Redemption-3Le immagini di Mussolini e della Petacci a Piazzale Loreto lasciano il campo a quelle di uffici e di vita familiare nell’Italia del dopoguerra, fino alla sequenza finale di Miracolo a Milano di Vittorio De Sica. Al bambino portoghese si sostituisce un anziano signore italiano che si rivolge al suo primo amore, Alessandra, la compagna di banco, che lasciò Milano coi genitori, padroni di un’azienda contro cui, chi narra, aveva lanciato tre sassi, gridando “Fuori i fascisti!”, e che ora ripensa a quella bravata in maniera infantile, come fosse stata davvero la causa dell’allontanamento della bambina e dei suoi parenti Redemption-4dalla città. Chissà se qualcuno avrà fischiettato ancora una canzone per lei, chissà dove sarà adesso quella bambina diventata ormai una signora.

La tenerezza del primo batticuore e di un ricordo lontano si chiude col far capolino di una voce francese, quella di un uomo che si rivolge alla figlia, a poche ore dalla sua sconfitta politica. E mentre una bimba gioca con un gatto e un bambino entra in una capanna colorata, la voce prosegue la sua mesta Redemption-5ammissione, quella di non essere e non essere stato un padre presente, troppo preso, con ogni probabilità, dalla carriera o da altri interessi mondani. Non chiede nemmeno perdono, ammette semplicemente un fallimento umano che in quelle stesse ore si accompagna a quello politico, poiché dai sondaggi viene dato in svantaggio.

Redemption-6Le immagini cambiano nuovamente registro – un ragazzo e una ragazza si baciano, una giovane donna è accompagnata all’altare, si festeggia un matrimonio – e subentra una voce femminile, tedesca. Chi racconta é in imbarazzo dal momento che, proprio nel giorno in cui sposa l’uomo che ama, non riesce a togliersi dalla testa l’aria del Parsifal di Wagner, ascoltato un pomeriggio a teatro: un bel momento ma di certo meno significativo rispetto a quello che sta vivendo. Inspiegabile, a suo dire, questa distrazione costante, la musica che le invade i pensieri. Si domanda quando riuscirà a essere veramente felice se anche adesso é assente.

Redemption-821 gennaio del 1975, Vila Real, Portogallo: Pedro Passos Coelho. 13 luglio del 2011, Milano, Italia: Silvio Berlusconi.  6 maggio del 2012, Parigi, Francia: Nicolas Sarkozy. 3 settembre del 1977, Lipsia, Germania: Angela Merkel.

Per la prima volta, quattro persone il cui lato pubblico è noto a chiunque – e in alcuni casi anche le miserie private – vengono mostrate nella loro (ordinaria) umanità – inventata dall’autore, dal momento che i quattro episodi sono frutto dell’immaginazione di Miguel Gomes. Eppure, questa minima redenzione Redemption-9dovuta al fatto di scoprirne-immaginarne le debolezze, i piccoli fallimenti quotidiani, non li mette davvero in salvo, ma ne scoperchia la pochezza nascosta dalle cariche e dalle scelte strategiche – spesso zoppicanti. Al contrario dei detrattori che in questi anni si sono battuti per portare a galla le malefatte dei quattro, neanche troppo nascoste per la verità, Gomes non si accanisce ingigantendone i difetti e le bassezze, ma ridimensionando le loro figure alla misura dell’uomo comune. “Ma lei lo sa cos’è un uomo medio? E’ un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, colonialista, razzista, schiavista, qualunquista” (Pier Paolo Pasolini, La ricotta, Ro.Go.Pa.G., 1962). Per questo Redemption-7Redemption sembra una specie di appendice a La banalità del male della Arendt. Ognuno di noi è stato innamorato della compagna di banco, ha avuto nostalgia della mamma e del papà o di certe situazioni che durante l’infanzia sembravano “felici”. Ognuno di noi si è sentito assente, lontano dagli affetti, colpevole di trascurare i propri cari, oppure, in occasioni importanti, distratto da sciocchezze. Se la redenzione, solo immaginata da Gomes, fosse effettiva e da un pensiero, una riflessione, un sogno (come accadeva in Accattone di Pasolini) si potesse essere mondati e salvati, allora forse questi quattro tristi individui, che si sono aggirati per l’Europa purtroppo non come fantasmi ma come malriuscite realtà, troverebbero una grandezza o una profondità di cui invece appaiono totalmente mancanti. Ma privati della redenzione, esclusivamente ipotizzata, Pedro Passos Coehlo, Silvio Berlusconi, Nicolas Sarkozy, Angela Merkel, benché umanizzati, anzi proprio per questo, risultano imprigionati nella loro sciagurata banalità senza nemmeno la grandezza tragica, benché negativa, di una genialità malvagia o di una mostruosità ferina, ma solo la mediocrità irredimibile di un inetto.

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2 Risposte to “redemption

  1. […] Ai (‘Til Madness Do Us Part) di Wang Bing; História de la meva mort di Albert Serra; Redemption di Miguel […]

  2. […] omogeneità grazie alla portata politica del suo progetto – come già avveniva in Tabu (2012) e Redemption (2013), per […]

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