la dea della carneficina: la vénus à la fourrure

21 novembre 2013

Venere in pelliccia di Roman Polanski con Emmanuelle Seigner, Mathieu Amalric

Divenuti i modelli dei loro autori,
  gli attori non erano più gli stessi. 
Diventavano indimenticabili
perché ad un certo punto
un regista – o il Cinema – li aveva usati
per compiere impudentemente
un atto d’amore verso se stesso.
Serge Daney

la vénus à la fourrureE mentre te ne stai lì, lasciandoti pigramente ingannare da schermaglie di piccolo cabotaggio, sognando al riparo delle semplici e solide certezze che ti sei costruito, vieni travolto da una creatura furiosa e affascinante, che smaschera le debolezze che così minuziosamente avevi nascosto, e ti risveglia dal molle torpore in cui ti eri adagiato. La straordinaria creatura che ti invade la mente e gli occhi è La vénus à la fourrure di Roman Polanski, geniale film che sta allo spettatore come, sulla scena, Vanda sta a Thomas.

In un teatro parigino, al termine di una giornata di audizioni fallimentari, Thomas (un immenso Mathieu Amalric), “adattatore” del romanzo Venere in pelliccia (1870) di Leopold von Sacher-Masoch per una pièce teatrale di cui è anche regista, si ritrova davanti Vanda (Emmanuelle Seigner, sublime), un’attrice apparentemente volgare, ignorante e pronta a tutto per ottenere la parte, che assai rapidamente si trasforma in un seducente e spietato angelo sterminatore.

la vénus à la fourrure 1In un gioco di continue rifrazioni, dove i ruoli vengono ribaltati, la donna, con fascino e arguzia, demolisce in maniera implacabile l’universo borghese incarnato dall’uomo. “E il Signore Onnipotente lo colpì e lo mise nelle mani di una donna”(Giuditta 13,15). E il protagonista, intellettuale quarantenne, forse di talento e dalle intenzioni sincere (cosa ancor più grave), ma inconsapevolmente ipocrita e vile, viene spogliato di tutti gli orpelli – le buone maniere, la cultura enciclopedica, la raffinatezza – per mostrarsi nudo nella sua miseria d’essere umano, con tanto di fidanzata giovane e ricca la vénus à la fourrure 2(“c’è della grana in famiglia”) ma ben erudita (“sta per terminare la tesi di dottorato”), un po’ autoritaria ma rassicurante, come la sensualità che condividono tra le mura domestiche, un cane dal nome bizzarro e dotto – “Bourdieu?” “No, Derrida…” -, le serate trascorse a discutere amabilmente su una puntata di Arte o l’ultimo Prix Goncourt, ma nessun brivido, nessun momento imprevisto. I desideri e le pulsioni finiscono in un testo – le parole al posto del corpo -, in una rappresentazione recitata ma non vissuta, in modo tale si possa trovare uno sfogo ma senza compromettere gli equilibri. “Un qualsiasi altro regista a quest’ora mi sarebbe già saltato addosso…” “Ma io no!” “L’avresti fatto anche tu se la vénus à la fourrure 3avessi pensato di poterlo fare…” “No, non è vero!”. Thomas mente sapendo di mentire, aggrappandosi a cliché sempre più fragili e inconsistenti, totalmente soggiogato da Vanda. L’uomo viene messo di fronte al suo fallimento: l’artista dovrebbe distruggere i luoghi comuni, non compiacersi della sua precaria posizione di dominio, ottenuta proprio attraverso quegli stessi stereotipi che dovrebbe annientare attraverso le sue opere.

la vénus à la fourrure 4La vénus à la fourrure è un magnifico divertissement dall’incedere brioso e lieve, che grazie ai toni brillanti, al ritmo serrato del massacro verbale (tratto dall’ottimo testo di David Ives), alla macchina da presa che danza attorno ai due interpreti, mette con leggiadria alla berlina le dinamiche di potere uomo – donna, quelle regista – attori, e la stessa lotta di classe (“questa lotta di sessi è lotta di classe”), ribaltando la dicotomia servo – padrone.

la vénus à la fourrure 5Roman Polanski trasforma la moglie Emmanuelle Seigner nella vendicatrice di tutte quelle donne e quelle attrici sadizzate, anche solo psicologicamente, da uomini e registi che, come il protagonista, talvolta senza neppure rendersene conto, non riescono a evitare di cadere in fantasie e atteggiamenti sessisti. Il “babbeo”, come verrà appellato dalla donna, finirà legato a un gigantesco cactus di cartone – residuo della scenografia di un disastroso musical tratto da Stagecoach (Ombre rosse, 1939) di John Ford -, chiaro simbolo fallico, coi capelli la vénus à la fourrure 6arruffati, il rossetto sulle labbra e i tacchi a spillo: e in questo momento il gioco di rimandi non fa che moltiplicarsi poiché, grazie anche alla notevole somiglianza di Mathieu Amalric col regista, sullo schermo sembra apparire il giovane Polanski travestito da Simone Choule in Le locataire (L’inquilino del terzo piano, 1976), inquietante e misterioso film sulla perdita di identità.

la vénus à la fourrure 7Lo smascheramento della vera indole dei protagonisti avviene sul palcoscenico – luogo non per forza ingannevole a voler ben guardare, dal momento che ognuno di noi recita costantemente nel corso della propria vita pur senza metter piede in un teatro, e basterebbe a tal proposito ricordare il bellissimo Opening Night (La sera della prima, 1977) di John Cassavetes, per avere la vénus à la fourrure 8un affresco acutissimo dell’osmosi tra realtà e finzione e dell’indecidibilità su quale delle due sia vera. Thomas e Vanda, provando il testo, entrano e escono dai personaggi di Severin von Kusiemski e Wanda von Dunajew, riprendono i loro ruoli – arricchiti di dettagli meta-cinematografici -, tornano a quelli della pièce, se li scambiano, si trasformano in emblemi, diventano indimenticabili.

la vénus à la fourrure 10La vénus à la fourrure non è solo uno splendido film sul dominio e la lotta per ottenere il potere, ma è anche un’opera sulla distruzione di quello stesso potere acquisito, sull’imprevisto anarcoide e destabilizzante che improvvisamente devasta e ribalta l’ordine prestabilito. Un monito per tutti coloro che si sentono al sicuro nel conformismo della loro posizione sociale, compiacendosi dei piccoli o grandi successi che, perdio!, li rendono migliori degli altri, ma soprattutto offrono loro la possibilità di ergersi a giudici insindacabili, convinti dell’obiettività delle proprie mediocri categorie. Un monito perché un giorno, dall’altro lato della strada, potrebbe comparire una figura che inizierà a osservarli. Si prenderà tempo e poi agirà e avrà le sembianze della dea della carneficina. Strike, dear mistress, and cure his heart.

Una Risposta to “la dea della carneficina: la vénus à la fourrure

  1. […] 3) La vénus à la fourrure (Venere in pelliccia) di Roman Polanski […]

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